In Germania la cancelliera Angela Merkel vuole limitare gli incentivi economici per i rifugiati di guerra che raggiungono il Paese, visto il continuo aumento di arrivi. La Germania è infatti la destinazione che va per la maggiore tra rifugiati e profughi anche grazie al fatto che la sua è la migliore economia del continente e per le sue leggi piuttosto liberali sul tema dell’accoglienza.
Il primo ministro servo Aleksandar Vucic ha invitato la Germania a ridurre la sua dotazione finanziaria per i migranti provenienti dai Balcani occidentali, vedendolo come un modo per risolvere in fretta il problema dei rifugiati. La Serbia ha visto un’ondata senza precedenti di immigrati che cercano solo di attraversare il paese ed entrare in Germania attraverso Ungheria e Austria. In Germania infatti trovano ad attenderli 143 euro al mese per ogni adulto per bisogni personali, nonché altri benefici economici, soprattutto i siriani.
Ora la Germania sta pensando di chiudere un po’ i cordoni della borsa, ma il medesimo sentimento serpeggia un po’ per tutta Europa. Nei Paesi Bassi stanno preparando nuove regole che vedrebbero i richiedenti asilo tagliati fuori dal cibo e dal riparo dopo “un paio di settimane” se la loro domanda è respinta. A partire da novembre, ogni migrante che si vede rifiutato lo status di rifugiato o la protezione umanitaria avrà meno di un mese prima di essere deportato se non saprà dimostrare di poter badare a se stesso. Nel quadro delle misure, il governo vuole anche chiudere 30 centri di accoglienza dove i richiedenti asilo possono trovare riparo, indipendentemente dallo stato della loro richiesta.
La scorsa settimana, i legislatori danesi hanno approvato il taglio delle prestazioni sociali per i nuovi richiedenti asilo nel tentativo di limitare gli arrivi. I tagli – efficaci dal 1 settembre – comporteranno il taglio dell’indennità di cassa mensile ricevuto da un singolo richiedente asilo senza figli quasi dimezzato a circa 6000 corone (€ 800) al lordo delle imposte. Anche se ridotte, tali somme sono difficilmente paragonabili con le indennità concesse ai richiedenti asilo nei paesi più poveri dell’UE.
Secondo la legge rumena in materia di asilo, i richiedenti ricevono un importo di 3 lei al giorno (0,67 centesimi di euro) per i prodotti alimentari, 1,8 lei al giorno per alloggio ( 40 centesimi di euro ) e 0,6 lei al giorno (€ 1,35) per altre spese. Essi beneficiano anche di assistenza gratuita di base medica e cure ospedaliere di emergenza, così come il trattamento gratuito in caso di malattie acute o croniche. In Bulgaria e in Romania, le autorità assicurano che tutti i migranti vengono registrati come richiedenti asilo, anche se i due paesi vengono evitati dagli immigrati che preferiscono altre mete.
I paesi del Nord Europa si lamentano che l’Italia e la Grecia non riescono a identificare i nuovi arrivati, permettendo a molti di continuare a viaggiare per chiedere asilo altrove. La direttiva UE sulle condizioni di accoglienza, che stabilisce le norme per l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, impone ai paesi dell’UE di fornire un livello di vita dignitoso e condizioni di vita analoghe in tutti gli Stati membri”. Cosa che però non accade.
Così quasi tutti i paesi si attrezzano per tagliare e per diventare meno attrattivi agli occhi degli immigrati. Il tutto mentre il Sud dell’Europa chiede a gran voce una redistribuzione dei profughi, la Spagna chiede di stabilire le quote seguendo gli indici di disoccupazione e c’è chi, come la Slovacchia, che dichiara ormai “crollati” i principi di Schengen. Un gran caos nel quale a rimetterci sono tutti quanti.
