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Raid nei luoghi di culto e provocazioni: la comunità islamica chiede il Daspo per l’influencer Simone Carabella

Un dossier dettagliato inviato alle forze dell’ordine per fermare l’attività dell’influencer dopo i recenti scontri e il provvedimento già scattato al Nord

Raid nei luoghi di culto e provocazioni: la comunità islamica chiede il Daspo per l’influencer Simone Carabella

Dopo il provvedimento già emesso dal questore di Venezia, la Comunità islamica di Roma – realtà che raggruppa 24 associazioni del territorio – ha presentato una formale istanza al questore Roberto Massucci per chiedere l’adozione del Daspo o di altre misure restrittive nei confronti dell’influencer Simone Carabella.

Come chiarito dal presidente Ahmed Vall Ould Dah, l’iniziativa non nasce da dispute ideologiche o dalle opinioni espresse dall’uomo sull’Islam, bensì da una dettagliata documentazione di fatti e comportamenti reiterati nel tempo. Le istituzioni sono state sollecitate a intervenire per valutare la sussistenza dei presupposti legali utili a bloccare azioni che ledono la serenità dei fedeli nei luoghi di preghiera.

Il precedente a Venezia e la mappa dei blitz nella Capitale

Il blitz al parco Piraghetto di Venezia della scorsa settimana rappresenta l’ultimo episodio di una lunga serie: l’attivista, in passato vicino a Pd, Lega e Fratelli d’Italia, si era presentato durante la preghiera della comunità bengalese sventolando un panino alla mortadella, calpestando i tappeti sacri e arrivando a utilizzare lo spray al peperoncino dopo essere stato accerchiato.

Nella Capitale, secondo il dossier presentato, simili azioni si sarebbero verificate in molteplici quartieri, tra cui Viale Marconi, Montesacro, Esquilino-Porta Maggiore, Colli Albani, Montagnola, Torre Gaia, Centocelle e persino Albano Laziale, oltre a intrusioni registrate durante manifestazioni pubbliche come la festa dell’Eid al-Adha a Villa Gordiani o presso la piscina di Tor Tre Teste.

Le accuse di ronde abusive e il richiamo alla legge

Nel documento inviato alle autorità si evidenzia come le condotte dell’influencer non costituiscano più fatti isolati, trasformandosi in vere e proprie verifiche fisiche, riprese non autorizzate dei presenti e ispezioni sul campo del tutto prive di mandato pubblico. La rappresentanza religiosa ha ribadito che la critica d’opinione resta un diritto garantito, ma che nessun privato cittadino può arrogarsi poteri di vigilanza o di polizia che spettano in via esclusiva allo Stato. L’auspicio formalizzato nell’istanza è che la Questura intervenga tempestivamente per applicare le norme vigenti ed evitare che tali provocazioni possano ripetersi o degenerare ulteriormente.