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Affari Europei
Ue-Israele, scontro sull'etichetta dei prodotti delle colonie

I consumatori dell'Ue d'ora in avanti sapranno dall'etichetta se un prodotto israeliano è stato realizzato in una colonia. La Commissione Europea ha reso noto di aver "adottato questa mattina la nota interpretativa sulla indicazione di origine dei prodotti dai territori occupati da Israele dal giugno 1967". In una prima fase, il provvedimento riguardera' il settore alimentari e altre industrie. L'adozione di linee guida in questo settore era gia' stata fortemente criticata da Israele che, attraverso fonti diplomatiche, ha avvertito che incoraggerà "l'atmosfera di boicottaggio" verso lo Stato ebraico e danneggiato il processo di pace. L'etichettatura era stata sollecitata con una lettera all'Alto Rappresentate Ue per la Politica Estera, Federica Mogherini, dai ministri degli Esteri di 16 Paesi dell'Unione, fra cui l'Italia. Essa dovrebbe consentire ai consumatori europei di distinguere i prodotti delle colonie israeliane e, quindi, scegliere consapevolmente se acquistarli o meno.

Già martedì l'ambasciatore Ue in Israele, Faaborg-Andersen, aveva precisato che la nuova etichettatura è soltanto "un'indicazione di origine e non un'etichetta di avvertimento". Va detto, inoltre, che alcuni Paesi europei, come la Gran Bretagna, il Belgio e la Danimarca già contrassegnano i prodotti israeliani, differenziando quelli che provengono dallo Stato ebraico da quelli - in particolare frutta e vegetali - che hanno origine dalla fertile Valle del Giordano, striscia di terra dal lago Tiberiade al Mar Morto, lungo le rive dell'omonimo fiume, sotto il controllo israeliano. Dal punto di vista dell'impatto economico, il ministero dell'Economia israeliano stima che la nuova etichettatura potrebbe 'costare' circa 50 milioni di dollari all'anno, colpendo soprattutto prodotti freschi come vino, miele, olio e pollame. Si tratta di circa un quinto del valore totale della produzione delle colonie, stimata intorno ai 200-300 milioni di dollari all'anno; in ogni caso un goccia nell'oceano rispetto ai circa 30 miliardi annuali di esportazioni di beni e servizi da Israele verso l'Unione Europea.

La reazione di Gerusalemme non si è fatta attendere. Israele ha condannato la decisione Ue di adottare un'etichettatura dei prodotti provenienti dalle colonie ebraiche e ha convocato per protesta l'ambasciatore Ue, Lars Faaborg-Andersen. "Ci rammarichiamo che l'Ue abbia scelto, per ragioni politiche, di compiere un passo così discriminatorio ed eccezionale, ispirato dai movimenti di boicottaggio, specialmente in un momento in cui Israele sta affrontando un'ondata di terrorismo contro i suoi cittadini", ha messo nero su bianco il ministero degli Esteri israeliano.

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