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Uscire dall’Ue? Londra ci ripensa. “Un disastro per occupazione e Pil”

Uscire dall’Ue? Londra ci ripensa. “Un disastro per occupazione e Pil”
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Cameron minaccia la Merkel di appoggiare il referendum sull’uscita di Londra dall’Ue se dovesse essere eletto Juncker alla Commissione. Ma uno studio del ministero del Tesoro svela: Se l’Inghilterra uscisse dall’Europa perderebbe tre milioni di posti di lavoro. L’analisi

Di Tommaso Cinquemani
europa@affaritaliani.it

E’ rimasto solo il premier britannico David Cameron a contrastare la nomina di Jean Claude Juncker alla guida della Commissione europea. Angela Merkel ha dato pieno appoggio al candidato Ppe e anche Matteo Renzi e Francois Hollande hanno accettato di sostenere l’ex premier del Lussemburgo in cambio di una maggiore apertura da parte degli Stati nordici sul tema del rigore economico. Cameron però proprio non ne vuole sapere di sostenere un uomo che considera troppo federalista per guidare l’Unione e contro di lui ha scatenato la stampa, dai tabloid al Financial Times.

Come ultima arma il premier britannico ha minacciato di sostenere il referendum che si terrà entro il 2017 sull’uscita della Gran Bretagna dall’Europa. Quella di Cameron appare però come un’arma spuntata, specialmente dopo che il sottosegretario al Tesoro inglese, Danny Alexander, ha resa nota una ricerca che svela il bluff inglese. Secondo lo studio infatti se Londra dovesse uscire dall’Europa perderebbe circa tre milioni di posti di lavoro, con un conseguente calo dell’occupazione del 10 per cento. Una batosta per l’economia inglese che vedrebbe raddoppiata la disoccupazione. Questo perché l’Inghilterra, pur non facendo parte dell’eurozona, beneficia di una serie di accordi commerciali e di libero scambio con il Vecchio continente.

Dati allarmanti alla vigilia del vertice che dovrebbe incoronare Juncker. Dati che fanno riflettere tutti gli euroscettici, come Nigel Farage, che dell’Europa salverebbe solo il mercato comune. Della questione ne sa qualcosa la Svizzera, i cui abitanti hanno votato un referendum per chiedere una limitazione all’ingresso di lavoratori stranieri. Un referendum che avrà come conseguenza quella di far saltare gli accordi con l’Unione, costando caro all’isola felice elvetica.