Per due giorni a Riga i capi di Stato e di governo europei si incontreranno per discutere del Partenariato orientale, quel gruppo di paesi che guarda all’Europa non solo come partner commerciale, ma anche come organizzazione a cui aderire.
Ne fanno parte l’Armenia, l’Azerbaijan, la Moldavia, la Georgia, l’Ucraina e la Bielorussia. Tutti, chi più chi meno, sperano che dal vertice di Riga arrivi una apertura chiara al loro futuro ingresso nell’Unione. Aspettativa che però potrebbe essere disillusa. Ucraina, Georgia e Moldavia si sono dichiarate insoddisfatte per la bozza delle conclusioni del vertice: vorrebbero che capi di stato e di governo dell’Unione riconoscessero la loro richiesta di adesione all’Unione europea.
Intanto sul vertice incombe l’ombra di Mosca. L’Ucraina ha perso parte del suo territorio e nelle regioni separatiste si combatte una guerra a bassa intensità con la minoranza russofona , appoggiata da Mosca. Putin sembra aver inaugurato una fase di distensione, ma guarda con attenzione all’evolversi della situazione nelle ‘sue’ ex Repubbliche sovietiche. Bruxelles, dal canto suo, non vuole gettare benzina sul fuoco.
In secondo luogo l’Unione europea attraversa un momento di crisi economica, ma anche politica. Il presidente della Commissione Juncker ha già fatto sapere, al momento del suo insediamento, che l’Unione non si allargherà ulteriormente, almeno per i prossimi cinque anni. L’Ue è troppo debole per espandersi ancora, ma Bruxelles non vuole neppure allontanare il Partenariato Orientale, rischiando di gettarlo tra le braccia di altri soggetti.
In quest’ottica l’Italia deve giocare un ruolo di mediatore visto che il Partenariato rappresenta un importante sbocco per il nostro export. Nel 2014 abbiamo esportato 2,8 miliari di euro di merci, pari all’8% delle esportazioni europee.
Mentre l’Ucraina, la Georgia e la Moldavia hanno firmato un accordo di associazione con l’Unione Europea, Armenia, Azerbaigian e Bielorussia sono ancora in fase di lento avvicinamento. La Moldavia è il Paese che ha maggiori chance, anche se le ultime proteste di piazza hanno rivelato la fragilità della sua democrazia. La Georgia, come l’Ucraina, ha perso parte del suo territorio per mano dei russi. Mentre a Minsk siede un premier, Aleksander Lukacenko, considerato l’ultimo dittatore d’Europa.

