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24 luglio 1908: nasce Memmo Carotenuto, il burbero dal cuore buono

24 luglio 1908: nasce Memmo Carotenuto, il burbero dal cuore buono

Guglielmo “Memmo” Carotenuto è stato uno dei caratteristi più autentici del cinema italiano. Con la voce ruvida, lo sguardo diffidente e un’umanità popolare, seppe trasformare anche pochi minuti sullo schermo in un ritratto indimenticabile.

Una faccia che raccontava Roma

Non servivano lunghe battute a Memmo. Gli bastavano una sigaretta stretta tra le labbra, una smorfia e quella voce arrochita che sembrava arrivare direttamente da un’osteria di Trastevere. Nato a Roma il 24 luglio 1908, figlio dell’attore dialettale Nello Carotenuto e fratello maggiore di Mario, fu uno dei volti più riconoscibili della grande stagione della commedia all’italiana.

Possedeva il talento raro dei caratteristi: entrare in scena da comprimario e uscire lasciando l’impressione di aver raccontato un’intera vita. Interpretò spesso popolani, ladruncoli, padri esasperati, uomini apparentemente bruschi ma capaci di improvvise aperture sentimentali. Il suo personaggio tipico era il duro solo in superficie, il romano sanguigno che al momento decisivo lasciava intravedere dignità, fragilità e generosità.

Da De Sica a Monicelli

Dopo gli inizi nel teatro dialettale e un periodo dietro le quinte del cinema come truccatore, Carotenuto trovò la propria dimensione negli anni Cinquanta. Vittorio De Sica gli affidò una piccola ma intensa parte in Umberto D.; arrivarono poi Pane, amore e fantasia, La banda degli onesti, Poveri ma belli e numerose pellicole accanto a Totò, Alberto Sordi, Peppino De Filippo e Vittorio Gassman.

Nel 1956 vinse il Nastro d’argento come migliore attore non protagonista per Il bigamo di Luciano Emmer. Ma il ruolo più celebre resta probabilmente quello di Cosimo ne I soliti ignoti: il ladruncolo che, beffato in carcere, consegna a Peppe er Pantera il piano del colpo al Monte di Pietà. In quel film di Mario Monicelli, considerato uno degli atti di nascita della commedia all’italiana, anche i caratteristi come Carotenuto risultano decisivi.

Grande testimone di una Roma ormai scomparsa: sospettosa e generosa, spaccona e malinconica, pronta a ringhiare ma anche a commuoversi. Un attore che non aveva bisogno di sembrare romano. Gli bastava apparire.