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27 agosto 1962 – Nasce Lillo, dalla matita a Posaman

Il 27 agosto 1962 nasce a Roma Pasquale Petrolo, per tutti Lillo. Fumettista prima ancora che comico, musicista, autore, attore, uomo di radio e di teatro: uno dei romani che hanno trasformato l’assurdo in una forma d’arte.

27 agosto 1962 – Nasce Lillo, dalla matita a Posaman

Prima di Lillo c’era Pasquale Petrolo, fumettista romano, in seguito per il pubblico diventerà semplicemente Lillo. E già questo passaggio dal nome di battesimo a quello d’arte sembra anticipare una carriera costruita sul gusto di cambiare continuamente pelle. Prima della televisione, del cinema e dei palcoscenici, infatti, ci sono le matite. Petrolo lavora come autore di fumetti comici per la casa editrice romana ACME, occupandosi anche di Zio Tibia. È proprio lì che incontra Claudio Gregori, futuro Greg, anche lui disegnatore e autore.

Quando nel 1991 la casa editrice chiude, invece di arrendersi i due trasformano la disoccupazione in spettacolo. Nascono i Latte & i Suoi Derivati, formazione rock demenziale destinata a diventare un piccolo culto soprattutto nella Capitale.

Lillo e Greg, un pezzo dell’umorismo romano

Da quel momento Lillo e Greg costruiscono un linguaggio tutto loro: surreale, nonsense, apparentemente svagato ma sorretto da una scrittura precisissima. Arrivano Le Iene, il teatro, la televisione e soprattutto la radio. Dal 2003 conducono su Rai Radio2 610 – Sei Uno Zero, programma diventato uno dei territori più riconoscibili della loro comicità.

Lillo, però, non rimane mai confinato nella coppia. Recita al cinema e in televisione, scrive, dirige, doppia, canta. Negli anni più recenti conquista anche un pubblico nuovo grazie a LOL – Chi ride è fuori, dove il personaggio di Posaman diventa immediatamente popolare, fino ad arrivare alla serie Sono Lillo.

Quella comicità romana che non ha bisogno di urlare

C’è qualcosa di profondamente romano nella comicità di Lillo: non tanto nell’accento, quanto nel modo di guardare il mondo leggermente di traverso. Prendere sul serio l’assurdo e trattare con assoluta normalità il ridicolo. È una tradizione che Roma conosce bene, da Petrolini in poi: mostrare la realtà deformandola appena, perché spesso è proprio così che la si vede meglio.