Ricky Memphis nasce a Roma nel quartiere di Monte Mario. Il suo vero nome è Riccardo Fortunati, ma quando decide di affacciarsi al mondo dello spettacolo sceglie uno pseudonimo che tradisce una delle sue passioni: Elvis Presley e la città simbolo del cantante americano. Prima di diventare attore fa anche il manovale. Poi, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, arriva il palcoscenico che cambierà tutto: quello del Maurizio Costanzo Show. Memphis si presenta come “poeta metropolitano”, legge versi con inflessione romanesca, atteggiamento apparentemente svagato e quella faccia da ragazzo di borgata che sembra uscita direttamente da un bar della periferia romana.
Il personaggio funziona perché, in fondo, personaggio non è del tutto. Roma è già lì: nella voce, nelle pause, nell’ironia e in quella capacità tutta capitolina di prendersi poco sul serio anche quando si sta facendo sul serio.
Dal Costanzo Show a “Ultrà”
A notarlo è Ricky Tognazzi, che nel 1991 lo porta sul grande schermo in Ultrà, accanto a Claudio Amendola e Gianmarco Tognazzi. Il film gli regala subito un riconoscimento importante, l’European Film Award come attore non protagonista, e apre definitivamente la porta del cinema. Da quel momento Memphis accumula ruoli molto diversi: La scorta, Palermo-Milano solo andata, Il branco, Paz!, fino alle commedie di grande successo come Immaturi e L’ultima ruota del carro.
Ma il grande pubblico televisivo lo identifica soprattutto con Mauro Belli, l’ispettore di Distretto di Polizia. Un personaggio popolare, diretto, istintivo, interpretato per sei stagioni e diventato uno dei volti simbolo della fortunata fiction italiana dei primi anni Duemila.
Quella romanità che non ha mai dovuto recitare
Ricky Memphis appartiene a una generazione di attori romani che non ha avuto bisogno di costruirsi un’identità artificiale. Roma se la porta addosso. Non quella da cartolina, ma quella quotidiana: il quartiere, il bar, la battuta lasciata a metà, il disincanto e una certa naturale diffidenza verso chi prende tutto troppo sul serio. È forse questa la ragione per cui, anche quando interpreta poliziotti, padri di famiglia, amici irrisolti o uomini qualunque, dentro i suoi personaggi rimane sempre qualcosa di immediatamente riconoscibile.
Il ragazzo che recitava poesie davanti a Maurizio Costanzo è diventato uno degli attori più familiari del cinema e della televisione italiana senza perdere la sua caratteristica principale: sembrare uno che potresti incontrare domani mattina sotto casa. E per un attore romano, forse, non esiste complimento migliore.


