Alle Olimpiadi di Roma, Livio Berruti conquistava l’oro nei 200 metri e uguagliava per due volte nello stesso pomeriggio il record mondiale. A meno di un mese dalla sua scomparsa, lo Stadio Olimpico torna idealmente a quell’attimo irripetibile.
Aveva ventun anni, studiava chimica e correva con un paio di occhiali scuri che gli davano più l’aria del protagonista di un film della Nouvelle Vague che quella del velocista destinato a cambiare la storia dell’atletica italiana. Il 3 settembre 1960 Livio Berruti diventò immortale a Roma.
Lo ha fatto due volte nello stesso giorno. Prima nella semifinale dei 200 metri, fermando il cronometro a 20”5 e uguagliando il record mondiale. Poi, poche ore dopo, nella finale. Ancora 20”5, questa volta davanti a tutti. Un’impresa che consegnò all’Italia il primo oro olimpico nella velocità e fece di Berruti il primo atleta non nordamericano a vincere i 200 metri ai Giochi.
Roma 1960, quando lo sport sembrava cinema
Quella di Berruti è una delle immagini che raccontano meglio le Olimpiadi romane: lo Stadio Olimpico pieno, un’Italia che corre verso il boom economico e quel ragazzo elegante, leggerissimo, che sfida gli americani sul loro terreno e li batte.
Non era nemmeno nato velocista. Da ragazzo sognava il tennis, poi arrivò l’atletica e, quasi per caso, la scoperta di possedere qualcosa che non si insegna: una facilità naturale nel correre più forte degli altri. A Roma trasformò quel talento in leggenda. Nella staffetta 4×100 sfiorò anche una seconda medaglia, con l’Italia quarta.
Un anniversario che oggi pesa di più
Il ricordo quest’anno ha un sapore particolare. Livio Berruti è morto il 9 agosto 2026 a Torino, a 87 anni, appena venticinque giorni prima dell’anniversario della sua gara più famosa.
Torinese di nascita, Berruti appartiene però anche alla memoria di Roma. Perché esistono luoghi capaci di adottare un uomo per un solo istante e non lasciarlo più andare. Per lui bastarono venti secondi e cinque decimi.


