Il 7 settembre 1940 nasce nella Capitale Dario Argento, maestro indiscusso del thriller e dell’horror italiano. Da L’uccello dalle piume di cristallo a Profondo rosso e Suspiria, il regista romano ha trasformato incubi, sangue e ossessioni in un linguaggio cinematografico riconoscibile in tutto il mondo.
Roma, 7 settembre 1940. In una città che ancora non immagina quante volte sarebbe finita sul grande schermo tra ombre, coltelli e corridoi semibui, nasce Dario Argento. Figlio del produttore cinematografico Salvatore Argento e della fotografa Elda Luxardo, sembra quasi destinato a vivere dentro le immagini. Solo che, invece di rassicurare il pubblico, sceglierà di inquietarlo.
Dario Argento e l’invenzione della paura italiana
Prima critico cinematografico, poi sceneggiatore, Argento firma anche, insieme a Bernardo Bertolucci, il soggetto di C’era una volta il West di Sergio Leone. Ma il salto decisivo arriva nel 1970 con L’uccello dalle piume di cristallo, esordio alla regia che ridefinisce i canoni del thriller italiano.
Da quel momento nasce un universo personale fatto di assassini misteriosi, guanti neri, dettagli apparentemente insignificanti, architetture minacciose e musiche che diventano parte integrante della paura, grazie ai Goblin del bravissimo Claudio Simonetti.
Il successo esplode definitivamente con Profondo rosso nel 1975, film diventato una sorta di rito collettivo per generazioni di spettatori. Due anni dopo arriva Suspiria, delirio cromatico e visionario che consacra Argento a livello internazionale.
Roma, città perfetta per gli incubi
Anche quando i suoi film viaggiano altrove, Roma rimane parte essenziale del suo immaginario. È la città dove nasce, lavora e costruisce buona parte della propria carriera; una capitale che, vista attraverso il suo cinema, perde improvvisamente ogni innocenza.
Le strade, i palazzi, gli appartamenti borghesi, i teatri e le piazze possono trasformarsi in luoghi perturbanti. È forse questo uno dei segreti di Argento: prendere ambienti familiari e renderli improvvisamente ostili. Nel suo cinema il terrore non arriva da un castello lontano. Spesso è già dietro la porta di casa.
Il maestro che ha fatto scuola
Quentin Tarantino, Guillermo del Toro e numerosi registi internazionali hanno riconosciuto il debito verso il cinema argentiano. La sua influenza ha superato i confini dell’horror, entrando nella cultura pop, nella moda, nella musica e nell’estetica contemporanea.
Argento ha trasformato il giallo italiano in qualcosa di completamente personale: meno interessato alla logica dell’indagine e molto più affascinato dal meccanismo dell’incubo. E forse è proprio questo il regalo più duraturo del regista nato a Roma il 7 settembre 1940: aver dimostrato che anche la paura può possedere una sua bellezza. Rimaniamo tutti in attesa del suo nuovo film…


