Il 9 settembre viene assassinato Francesco Cenci. Sua figlia Beatrice finirà sul patibolo un anno dopo, ma per i romani non diventerà mai soltanto un’assassina: sarà la vittima di un padre tiranno e di una giustizia incapace di salvarla. Una storia di sangue che, dopo più di quattro secoli, continua a infestare la memoria della città.
Roma le sue leggende non le inventa: spesso le prende dalla cronaca e poi lascia fare al tempo. Quella di Beatrice Cenci nasce da un fatto di sangue avvenuto il 9 settembre 1598, nella rocca di Petrella Salto, dove Francesco Cenci viene ucciso mentre dorme. Tra i responsabili ci sono la figlia Beatrice, la matrigna Lucrezia, il fratello Giacomo e alcuni complici. Il cadavere viene fatto precipitare per simulare un incidente. Il trucco, però, dura poco.
Un padre padrone e una figlia prigioniera
Francesco Cenci era un ricco aristocratico romano dalla fama tutt’altro che rassicurante, violento e più volte nei guai con la giustizia. Beatrice era stata rinchiusa insieme alla matrigna nella fortezza abruzzese, praticamente trasformata in una prigione. Le testimonianze storiche raccontano maltrattamenti e segregazione; sulle violenze sessuali attribuite al padre, entrate poi potentemente nella leggenda, le prove dell’epoca sono invece assai meno solide e furono utilizzate dalla difesa nel processo.
La fuga impossibile diventa così un complotto. E il 9 settembre Francesco muore sotto i colpi dei sicari. Beatrice ha poco più di vent’anni e da quel momento la sua storia corre veloce verso Roma, Tor di Nona, gli interrogatori, la tortura e una condanna che nessuna pietà riuscirà a fermare.
Roma condanna Beatrice. E subito dopo la assolve
L’11 settembre 1599, davanti a Ponte Sant’Angelo, Beatrice viene decapitata insieme alla matrigna Lucrezia; il fratello Giacomo subisce una morte ancora più atroce. La folla è enorme e una parte della città parteggia apertamente per lei. Da quel momento accade qualcosa che nessuna sentenza può controllare: la colpevole dei tribunali diventa innocente nell’immaginario popolare. Roma la ribattezza quasi una martire, la “vergine romana”. Stendhal, Dumas, Shelley, Moravia e molti altri continueranno a raccontarla. E la leggenda farà il resto: persino il celebre ritratto tradizionalmente associato a Beatrice contribuirà a fissare per sempre quel volto giovane avvolto nel bianco.


