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IPSE DIXIT – Parola di romano… firmato Sergio Leone

IPSE DIXIT – Parola di romano… firmato Sergio Leone

“Mi sembra che oggi il cinema rischi una vera e propria regressione, trasformandosi in un intrattenimento puramente infantile.”

Quel gran regista di Sergio Leone non aveva previsto soltanto il futuro del cinema. Aveva previsto il parco giochi. Perché il punto non è che oggi si facciano film per ragazzi: sarebbe persino dignitoso. Il problema è che troppo cinema sembra costruito per adulti considerati incapaci di sopportare un silenzio, un dubbio, un finale aperto o, peggio ancora, un personaggio che non indossi una tutina e non debba salvare l’universo entro due ore e venti.

La regressione di cui parlava Leone ha assunto la forma rassicurante del franchise: sequel del sequel, prequel del sequel, remake del prequel e, quando proprio manca l’ultima idea, “reboot”. Il rischio artistico viene sterilizzato, l’imprevisto eliminato, la complessità considerata un difetto di sceneggiatura.

Dal cinema al reparto giocattoli

Un tempo il cinema popolare poteva essere feroce, ambiguo, politico, persino sgradevole. Leone stesso faceva spettacolo senza prendere lo spettatore per scemo. Oggi, invece, spesso prima ancora della sceneggiatura sembra arrivare il piano marketing: personaggi intercambiabili, universi espandibili, merchandising, piattaforme, spin-off.

Gli effetti speciali sono diventati prodigiosi. Le storie, talvolta, sembrano scritte durante l’intervallo. E così il cinema che dovrebbe allargare lo sguardo finisce per restringerlo. Non accompagna più lo spettatore verso l’età adulta: gli vende l’illusione che possa restare bambino per sempre.

Naturalmente pagando il biglietto intero.