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Sergio Leone, in Senato l’omaggio al regista che ha rivoluzionato il cinema mondiale

Roma celebra Sergio Leone ripercorrendo il suo contributo al mondo del cinema e il suo rapporto speciale con la Capitale

Sergio Leone, in Senato l’omaggio al regista che ha rivoluzionato il cinema mondiale

Una giornata di studi dedicata all’autore di “C’era una volta in America” per riflettere sul lascito di uno dei più grandi registi del Novecento e sul legame profondo con la città eterna, che ne formò l’immaginario e il percorso artistico

Non capita spesso, in particolar modo oggigiorno, che un regista sia oggetto di studio, dibattito e riletture ad oltre trent’anni dalla sua scomparsa. Sergio Leone, invece, è uno di quei pochi i cui film vengono ancora analizzati all’interno delle aule universitarie, citati dai grandi cineasti contemporanei e riscoperti dalle nuove generazioni di spettatori. Una prova diretta dell’interesse che la sua eredità culturale continua a suscitare e dalla quale prende forma il convegno “Sergio Leone come narratore. Narrazione, tempo e mito” in programma oggi pomeriggio al Senato, un appuntamento volto ad esplorare l’attualità delle sue opere e il suo legame con Roma, realtà che ne accompagnò la formazione artistica e ne plasmò, almeno in parte, lo sguardo sul mondo.

L’iniziativa, promossa in collaborazione con il Premio Sergio Leone, la Sapienza e altre realtà culturali, riunisce studiosi, registi, attori e critici per discutere dell’influenza di uno dei più grandi maestri del Novecento sull’immaginario contemporaneo, un uomo che ha saputo trasformare il linguaggio cinematografico e dar voce ad una visione sorprendentemente all’avanguardia.

Roma e la costruzione di una poetica cinematografica

Nato nella Capitale il 3 gennaio 1929, figlio del regista Vincenzo Leone, conosciuto con lo pseudonimo di Roberto Roberti, e dell’attrice Bice Waleran, “il padre dello spaghetti western”, è così che viene comunemente definito, cresce dunque in un ambiente in costante contatto con il grande schermo. La Roma della sua giovinezza è quella che, tra il dopoguerra e il boom economico, si afferma come uno dei principali centri produttivi del cinema europeo. Non a caso, è la stagione di Cinecittà, delle grandi produzioni internazionali, di una città che diventa punto di incontro tra Hollywood e l’Italia.

Ciò nonostante, il suo rapporto con la città eterna non si esaurisce alla sua vita personale o alla sua formazione. Al contrario, la realtà capitolina lascia tracce evidenti anche e soprattutto nei suoi lavori più celebri. Dietro le vaste pianure del West e le polverose frontiere americane che fanno da sfondo ai suoi lungometraggi, ad esempio, si può percepire una sensibilità profondamente romana: l’ironia disincantata, il gusto per i personaggi ambigui, la diffidenza verso gli eroi senza ombre e le narrazioni troppo lineari. I suoi western non cercano infatti di imitare il modello americano, ma lo reinterpretano creando un universo narrativo completamente nuovo.

Oltre il western: la costruzione di un nuovo linguaggio

Quando nel 1964 arriva nelle sale “Per un pugno di dollari“, il western classico americano sembra aver esaurito gran parte della propria spinta innovativa. Leone ne intuisce i limiti e decide di ribaltarne le convenzioni. I protagonisti dal lui presentati non sono eroi impeccabili ma figure ambigue, di solito mosse da interessi personali più che da ideali. I confini tra bene e male diventano inoltre sfumati, mentre la violenza assume una centralità narrativa inedita. La vera rivoluzione, però, riguarda la maniera in cui tutto questo viene raccontato. Dilatazioni temporali e momenti di attesa che generano tensione, realizzati mediante il ricorso a lunghi silenzi, sequenze costruite su sguardi e l’attenzione ai dettagli espressivi, diventano sequenze centrali, sfidando all’apparenza le regole tradizionali del montaggio. A tale ricerca stilistica si affianca poi il celebre sodalizio con Ennio Morricone, una delle collaborazioni più iconiche della storia del cinema. Le colonne sonore del compositore romano non accompagnano semplicemente le immagini, ma diventano parte integrante della narrazione, contribuendo a costruire quell’atmosfera che tuttora rende immediatamente riconoscibili le opere di Leone.

Non sorprende, dunque, che la sua figura sia rimasta al centro di studi, approfondimenti e iniziative culturali per così tanto tempo. Del resto la stessa Roma ha in più di un’occasione rivestito un ruolo fondamentale nella crescita di artisti destinati a lasciare un segno indelebile ben oltre i confini nazionali. Basti pensare ad altri nomi del calibro di Alberto Sordi e Federico Fellini, ennesime dimostrazioni di come la Capitale sia stata negli anni un crocevia di esperienze, linguaggi e sensibilità che hanno contribuito a scrivere alcune delle pagine più importanti della cultura italiana.