Politica e banche: Renzi difende la Boschi su Etruria e punta il dito su Visco

"Nella commissione di inchiesta parlamentare nessuno sembrava interessato ad accertare la verità storica dei fatti, ma si dava addosso a Boschi senior"

Matteo Renzi e Maria Elena Boschi (IPA)
Politica
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"Proposi di non rinnovare Visco, ma l'estabilishment preferì accusare il Pd renziano"

Nelle pagine del suo ultimo libro, “Il mostro”, Matteo Renzi non lesina giudizi molto duri nei confronti di politici, magistrati e giornalisti. La tesi di fondo è che ai suoi danni si stia verificando quella che gli americani chiamano “character assassination”, ovvero la distruzione della reputazione di un personaggio, in un'era nella quale – come sottolinea l'ex Premier – sono i like sui social a determinare il grado di popolarità.

Tra i numerosi sassolini che Renzi si toglie dalle scarpe ovviamente non manca il caso Banca Etruria, nel quale è stata tirata in ballo Maria Elena Boschi, da sempre vicinissima al leader di Italia Viva. E la sua ricostruzione dei fatti è davvero inquietante: “Quando siamo arrivati alla commissione di inchiesta parlamentare del 2017 nessuno sembrava interessato ad accertare la verità storica dei fatti sugli scandali reali, a cominciare da quelli di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca che hanno visto la distruzione della fiducia di larga parte del mondo della piccola e media impresa più capace d’Italia e forse d’Europa. Tutti, media inclusi, erano concentrati solo su Arezzo dove si doveva provare la responsabilità di un uomo che era stato per dieci mesi vicepresidente di Banca Etruria, senza deleghe e in una cornice in cui i giochi economici erano già stati fatti, ma che aveva il grave problema di essere il padre di Maria Elena Boschi”.

“A distanza di cinque anni, la sfilza di archiviazioni per Boschi senior fa quasi più impressione del silenzio mediatico che l’accompagna. Ma non è questo il punto. Il nodo è che io avevo messo al centro della mia critica politica una dura contestazione al sistema della vigilanza, sia in Banca d’Italia che in Consob, convinto come ero – e come sono – che sia populismo dare sempre e comunque la colpa alla politica, o al politico di turno, individuando facili alibi per non risolvere i problemi”, aggiunge Renzi.

Forse ispirato dal motto “la miglior difesa è l'attacco”, Renzi rifila autentiche stilettante a personaggi molto noti nella politica e nell'economia: “La responsabilità della mancata vigilanza sulle Popolari – dissi allora – tocca il mandato del capo di Banca d’Italia, Visco, e del capo di Consob, Vegas. E proposi di non rinnovare Visco, cosa che invece fu fatta a furor di popolo, o più correttamente a furor di establishment, con l’entusiasmo o la fattiva collaborazione anche dei partiti di opposizione, ben contenti di poter attribuire le responsabilità del mancato controllo non alla Banca d’Italia ma – inspiegabilmente – al Pd renziano”. 

Il senatore toscano spiega di essersi lasciato alle spalle quella fase difficile: “Oggi quella pagina è ormai per me il passato, addirittura il passato remoto. Non covo più la frustrazione che avvertivo in quelle ore, quando non riuscivo ad affermare la verità dei fatti e mi trovavo come in uno di quegli incubi in cui ti viene da urlare, vorresti farlo, provi a farlo, ma la voce non esce. La vita e il tempo hanno sanato quella piccola cicatrice e non nascondo che mi fa piacere sentire – praticamente ovunque – che gli esperti del settore e i cultori della materia ormai la pensano tutti allo stesso modo, riconoscendo l’assoluta strumentalizzazione della vicenda. Ci avviciniamo al momento del rinnovo della Banca d’Italia dove spero finalmente si operi una scelta in nome della qualità e non del quieto vivere”.

 

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