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Medicina
Vaiolo scimmie, Pregliasco: "Avremo migliaia di casi in Italia"
Fabrizio Pregliasco

Vaiolo scimmie, il virologo Fabrizio Pregliasco ad Affaritaliani.it


"Questo virus lo conosciamo da tempo e una parte della popolazione, i nati fino al 1971, è parzialmente coperta dal vaccino per il vaiolo umano". Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell'ospedale Galeazzi di Milano, spiega ad Affaritaliani.it i rischi del vaiolo delle scimmie, che è arrivato anche in Italia. "Il punto chiave da capire è se il virus ha cambiato caratteristiche. Quello che sappiamo finora è che non si trasmette con buona efficacia da uomo a uomo e solitamente è da animale a uomo e si ferma ai familiari. Anche se in qualche cluster è stata evidenziata una maggiore contagiosità. Va poi sottolineato che impropriamente viene chiamato vaiolo delle scimmie perché i vettori principali sono i topi, i cani e gli scoiattoli, oltre alla stessa scimmia".

"Non solo, la malattia è già endemica in diverse zone del continente africano. L'importante è parlarne, senza allarmismo ma proprio per evitare una eccessiva diffusione di casi. Il Covid ci ha insegnato, come abbiamo visto anche con l'epatite nei bimbi piccoli, che le informazioni vengono rapidamente condivise in tutto il mondo. Prima del coronavirus, ogni Paese teneva un po' per sé notizie su casi simili a questo. La comunicazione è importante e in caso di sintomi recarsi subito dal medico".

Pregliasco aggiunge: "Il Covid è stato uno tsunami e il guaio è stato quello degli asintomatici, ovviamente in termini di contagiosità e di diffusione della malattia. Nel caso di questa tipologia del vaiolo occorre avere vescicole, bolle, e serve un contatto diretto. La trasmissione avviene soprattutto, e non solo, con l'atto sessuale, non solo tra gay ma in generale, e quindi bisogna prestare particolare attenzione. La trasmissione della malattia avviene attraverso le bolle ed è quindi molto diversa da quella del Covid. In Italia si potrebbero avere qualche migliaio di casi, ma nulla paragonabile al Covid. Non avremo lockdown e zone rosse, insomma". E infine: "Normalmente la malattia non è mortale, anche perché l'uomo non è l'ospite principale. Sicuramente la mortalità è inferiore al 3% circa del Covid, prima dei vaccini. Importante è l'igiene personale, attenzione ai rapporti sessuali e magari non avere troppi partner", conclude Pregliasco.

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