Sono passati diversi giorni da quando a Rebibbia le linee telefoniche sono saltate, probabilmente per via del violento nubifragio che ha colpito la Capitale lo scorso 10 settembre. Un disservizio che ad oggi non risulterebbe ancora completamente risolto e in merito al quale i detenuti hanno preso una posizione ben precisa. Nello specifico, coloro che si trovano nel Nuovo Complesso maschile della struttura hanno indetto uno sciopero della fame, nella speranza che i contatti, in particolare quelli con i propri familiari e legali, possano essere al più presto ripristinati.
Tra guasti e proteste, a Rebibbia le alternative restano poche

Il problema riguarderebbe una parte consistente della rete dell’istituto. Pertanto, non interesserebbe solamente il servizio utilizzato dai detenuti per le chiamate verso l’esterno, ma anche il centralino e le comunicazioni interne tra gli uffici del carcere. Secondo quanto riferito da Rita Bernardini, presidente di Nessuno Tocchi Caino, il danno sarebbe imputabile al maltempo e interesserebbe una centralina esterna sulla quale dovrebbero intervenire Fastweb e Telecom, benché le società non avrebbero fornito pubblicamente ulteriori dettagli tecnici. La situazione è stata segnalata anche alla garante delle persone private della libertà personale di Roma Capitale, Valentina Calderone, dopo che diversi familiari hanno manifestato la propria preoccupazione. La Garante ha confermato l’estensione del guasto e ha fatto sapere che era previsto un intervento per ovviare alla situazione. Vista la durata del malfunzionamento, inoltre, sarebbe stata presa in considerazione anche la possibilità di una soluzione temporanea che permetta almeno di riattivare le telefonate dei detenuti verso i familiari mentre si lavora al ripristino completo del servizio.
Nel frattempo, però, i giorni sono passati e la situazione ha cominciato a produrre conseguenze anche all’interno dell’istituto, dove diverse persone avrebbero cominciato a protestare attraverso il digiuno. Del resto, se fuori la questione può essere tranquillamente risolta con un cambio di dispositivo, una diversa connessione o un altro canale per raggiungere una persona, a Rebibbia la questione è ben più complessa dato che, almeno per il momento, non sembrano esserci delle alternative e gli unici strumenti a disposizione sono quelli non funzionanti. Insomma, il protrarsi dell’interruzione finisce per incidere pesantemente sulla vita quotidiana fra le mura carcerarie, aumentando ancor di più l’isolamento che tale condizione comporta, poiché in gioco non c’è solo una linea saltata, ma la possibilità di tornare a “farsi sentire”.


