“Il mio non è un discorso musicalmente colto: la mia è una certezza del tutto emozionale, ma io credo che un cantante debba poter cantare tutto ciò che ama davvero.”
Gabriella Ferri aveva questo dono raro: trasformare ogni canzone in una faccenda personale. Non le interessavano troppo i confini, i generi, le regole o le etichette. Le bastava sentire che dentro quelle parole, in quella melodia, ci fosse qualcosa capace di toccarla davvero. E allora la faceva sua.
Quando a scegliere le canzoni era l’interiorità
In questa sua frase ritroviamo Gabriella in tutta la sua essenza: istintiva, generosa, poco incline alle costruzioni teoriche e completamente affidata all’emozione. Per lei cantare non significava dimostrare qualcosa, ma riconoscersi in ciò che si stava cantando. E forse è proprio per questo che riusciva a passare da una canzone romana a un brano popolare, da una melodia struggente a qualcosa di più leggero, senza mai sembrare fuori posto.
Perché la sua vera cifra non era il repertorio: era il sentimento. Prima ancora della voce arrivava il cuore. E quando il cuore c’è davvero, tutto il resto diventa quasi secondario.


