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Il buono, il brutto e il cattivo
Il crepuscolo della destra italiana. Matteo, Giorgia e un’area senza identità

Certo dopo anni di successi, e di trionfali performance elettorali sembrava quasi impossibile eppure dal raggruppamento, termine ambiguo e flessibile, del cdx arrivano segnali di grande difficoltà, che assomiglia a qualcosa di irreversibile.

Certo la dissoluzione del partitone del caimano ha fatto la sua parte, ma l’involuzione del Capitano è stata più veloce di quanto aspettavamo e non è solo il nervosismo che si dimostra in casa dei tre comprimari, ma anche la difficoltà di trovare strade diverse alla rissa, allo scontro feroce, all’invettiva, che hanno gioco facile tra i tifosi ma che convincono sempre meno.

Il Covid ha bloccato i percorsi comunicativi principali legati al Migrante invasore, allo stato padrone e agli inciuci presunti degli Altri. Il Governo Conte Bis ha fatto il resto relegando “l’armata brancaleone” ad una marginalità vittima di errori, valutazioni errate, incapacità di produrre visioni e  prospettive alternative, staticamente ferma al: va tutto male madama la marchesa. Anche se i voti ci sono, e forse qualche regione sarà conquistata o riconquistata, il problema è strutturale, programmatico di medio termine, Giorgia e Co, non si sono accordati su quasi nulla e insistono su veti incrociati interni ed esterni, sempre sbavando un’improbabile uscita da qualsiasi cosa non sembri prodotta dai loro modesti pensatoi. No a tutto, Euro, Europa, MES, e con un imbalsamato e esule Silvio nella parte dell’improbabile e stanchissimo pompiere, tutto si risolve in una riduzione di minutaggio davanti allo schermo dove Salvini, vittima sacrificale freudiana, afferma che i “porti chiusi producono morti, e quelli aperti salvezza”, ma gli ultras applaudono lo stesso. Dunque si va avanti da quelle parti con i soliti slogan, con le consuete contrapposizioni “noi poveri e vessati, loro ricchi e parassiti” ma senza incidere mai nel difficile dibattito contemporaneo, con Conte che invita, liscia il pelo, stuzzica ma ottiene solo continui piccati dinieghi. Neppure per le emergenze siamo riusciti a creare unità, ma gli italiani hanno capito la fragilità delle tesi dell’ex-squadrone che ambiva a diventare un grande partito conservatore e invece si ritrova ad essere un’accozzaglia di solitari incazzati.

Non si vede all’orizzonte nessuno che possa creare le condizioni per un rinnovamento moderato, a destra, ne un capo qualsiasi in grado di unire le troppe frattaglie determinate dall’auto-isolamento berlusconiano, Zaia? Taiani?Meloni? Si elidono a vicenda e si cannibalizzano invece di creare valori numerici aggiunti, e i cadetti che avevano tentato sortite autonome (Toti, Carfagna per me pari son)ritornano “quatti quatti” all’ovile, senza dare troppo nell’occhio. E’ difficile stabilire che succederà anche perché la manifestazione di inadeguatezza dimostrata dai leaderini Matteo, Giorgia e Silvio, nello stato d’emergenza è lampante anche se non convincerà vecchie e nuove tifoserie che votano a prescindere e anche dopo una brutta partita, e i giornalini e giornaloni vicini o nemici alla corazzata destrorsa non sanno che pesci pigliare per analizzare questo lento ma inesorabile declino.

Ripeto le regionali imminenti daranno comunque un premio alla compagine ma questo non cambia la sostanza, e dimostra che in Italia un vero polo conservatore moderno, austero e propositivo non potrà mai nascere dall’incontro pericoloso di ex-fascisti, ex-mediaset ed ex-xenofobi.

 Sulle ceneri di questa angosciante deriva, lo sforzo di Matteo Salvini rischia di essere vano, soprattutto se si capisce che le origini politiche e culturali sono difficili da nascondere e ancor più da combiare. Ma questo non lo intuiscono neppure loro.

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