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Crédit Agricole “molla” Mps. E ora è di fronte a un bivio

L’istituto francese può lanciare un’Opa totalitaria su BancoBpm, oppure pensare a cedere progressivamente le quote. A chi? Ecco il nome

Crédit Agricole “molla” Mps. E ora è di fronte a un bivio
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Crédit Agricole “molla” Mps. E ora è di fronte a un bivio

Il no di Crédit Agricole all’offerta di scambio di Mps su Banco Bpm ha il peso di un veto: quello del 29,3% del capitale. “Nulla può essere fatto senza di noi. Nulla può essere fatto contro di noi”, aveva avvertito a fine settembre la vicedirettrice generale Clotilde L’Angevin. E con il no arrivato stamattina anche da Francesco Gaetano Caltagirone, il piano di Luigi Lovaglio per sottrarre il Monte a Intesa Sanpaolo è appeso a un filo.

Il tramonto dell’Ops sposta però la pressione su Parigi, che si ritrova con una quota da circa 6,6 miliardi: abbastanza per bloccare chiunque, ma non per comandare. Le strade, dunque, sono due. Lanciare a sua volta un’Opa sul Banco, contando su un ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che non ha mai sollevato obiezioni politiche a un matrimonio con Crédit Agricole Italia. Oppure alleggerire la quota a poco a poco, ma cedendola a chi?

Riavvolgendo il nastro, ad agosto Mps aveva lanciato un’Ops da 25,3 miliardi su Banco Bpm, senza premio, per sfuggire all’Opas di Intesa. Ma Ca’ de Sass ha rilanciato e Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio che possiede il 17,6% del Monte e i Benetton (1,45% con la holding Edizione) hanno aderito al piano di Carlo Messina e stamattina Caltagirone (con la sua Fgc, che possiede invece il 13,5%) ha bocciato il piano di Lovaglio. Il fronte del no, facendo i conti, supera così il 32%.

Tornando a noi, l’Agricole è a un passo dal 30%, la soglia dell’Opa obbligatoria. Superarla significa comprare il 70,7% che non possiede: circa 16 miliardi di euro ai prezzi di ieri, mercoledì 7 ottobre, premio escluso. Per questo, come scrive Bloomberg, gli advisor del ceo Olivier Gavalda studiano un’integrazione con il Banco. E la formula ipotizzata da Milano Finanza è il conferimento di Crédit Agricole Italia in cambio di nuove azioni, con il voto dei soci indipendenti a evitare l’Opa.

Il nodo però è anche politico. Giorgetti, che secondo quanto risulta ad Affaritaliani ha ottimi rapporti con il vice ad dell’Agricole Jérôme Grivet, ha escluso obiezioni a un’integrazione con Crédit Agricole Italia, ricordando però che sul golden power “c’è una legge e vale per tutti”.

Lo stesso strumento, nel 2025, aveva spinto UniCredit a ritirare la sua Ops sul Banco, costando all’Italia una procedura d’infrazione da parte della Ue. Concedere ai francesi ciò che è stato reso impraticabile all’ad Andrea Orcel, con le politiche all’orizzonte, non sarebbe indolore. Non a caso, sempre secondo MF, l’Agricole aspetterà il 29 ottobre prima di muoversi.

Così, se la scalata fosse troppo cara o politicamente esposta, resterebbe comunque un’altra strada: ridurre gradualmente un 29,3% che vale un veto ma non il controllo. In Italia l’acquirente più ovvio, per taglia e per storia, potrebbe essere UniCredit, che sul Banco aveva lanciato un’Ops nel novembre 2024, poi ritirata.

Ma Orcel, il “Cr7 dei banchieri”, oggi è concentrato sulla tedesca Commerzbank, di cui ha il 47,59%, e ha definito “infondate” le voci di un asse con i francesi. Ma secondo indiscrezioni, UniCredit avrebbe segnalato a Intesa e all’Agricole il proprio interesse per filiali e asset che il risiko potrebbe costringere a cedere. Se in questo schema possano rientrare anche pacchetti del Banco è tutto da vedere: oltre il 10%, peraltro, servirebbe il via libera della Bce.

Per l’Agricole, comunque, la quota nel Banco non è solo un investimento finanziario. Serve anche a blindare gli accordi che portano agli sportelli di Piazza Meda polizze danni e credito al consumo targati Parigi. In caso di cessione, quindi, un buon prezzo per le azioni potrebbe non bastare: servirebbe anche una contropartita industriale, cioè un nuovo canale per vendere i propri prodotti in Italia.

E qui il calendario di UniCredit offre qualche spunto. Nel 2027 scade l’accordo con cui Allianz distribuisce polizze danni sugli sportelli italiani di UniCredit. Il ramo vita, invece, la banca lo ha già riportato in casa rilevando nel 2025 le quote dei partner Cnp e Allianz. Da non trascurare, inoltre, che Crédit Agricole Assurances è diventata il terzo bancassicuratore danni del Paese proprio con l’accordo ventennale sul Banco: in teoria, un mandato analogo sui circa duemila sportelli UniCredit potrebbe valere come ristoro.

C’è poi il risparmio gestito. L’accordo tra UniCredit e Amundi, controllata dall’Agricole, scade a metà 2027 e Orcel lo sta già svuotando. Non è escluso, dunque, che una rinegoziazione possa entrare in un eventuale scambio. Va detto che nessuno conferma un negoziato e che, per ora, si resta nel campo delle ipotesi.