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Cose Nostre
Di Maio, Salvini e l’eiaculatio precox autodistruttiva

Che spettacolo penoso questa lite quotidiana tra Cinquestelle e Lega. Che delusione per i tanti italiani che avevano creduto in loro e nella loro alleanza per archiviare il Vecchio sistema di potere costruito intorno a Forza Italia e Pd e per far nascere il grande Cambiamento dal basso, la riscossa del popolo contro le élite della Casta e della Piovra.

Tutti i giorni una ditata negli occhi, con inevitabile controditata. Un’escalation di insulti che prima restava ai piani bassi dei rispettivi eserciti e trovava nei due leader Luigi Di Maio e Matteo Salvini due fattori di concordia e moderazione delle rispettive basi identitarie e incazzose.

Ma è saltato anche quel tavolo. Anzi ora sono proprio i due leader a colpirsi direttamente con fendenti sempre più devastanti...

Peccato, avevano in mano l’Italia, Di Maio e Salvini, con le loro facce nuove e pulite.

E una congiuntura politica favorevole aveva consegnato loro, col sorprendente voto del 4 marzo di un anno fa, le chiavi del Palazzo e del Paese.

La loro intelligente joint-venture, cementata da un contratto, aveva creato entusiasmi e speranze, la maggioranza degli italiani si era riconciliata con la politica e tifava per la svolta.

E invece...E invece al posto di uno sforzo collaborativo, indispensabile per forze politiche eterogenee tra di loro, che irrobustisse e cementasse l’unione, invece di una comune e condivisa visione strategica di lungo periodo, hanno prevalso gli egoismi partitici e i divaricanti interessi elettorali, al posto delle sinergie son subentrate le contrapposizioni. E un possibile e proficuo matrimonio si è trasformato così in una separazione in casa e ora nel preannuncio di un inevitabile divorzio.

Con un teatrino quotidiano imbarazzante, fatto di scavalcamenti e smarcamenti, rimbrotti e siluri quotidiani, calibrati nella loro intensità e pervasività in base ai sondaggi d’opinione di giornata.

La svolta avrebbe bisogno di tempo e senso di responsabilità, rispetto reciproco e lealtà. Tutto finito, in meno di un anno, nonostante i tentativi di mediazione di un premier, Giuseppe Conte, che in questo quadro non può che risultare sempre stonato, fuori posto e fuori tempo nelle sue poco credibili uscite da pompiere.

I due leader, colti da una sorta di eiaculatio precox, hanno bruciato i tempi e peccando di machismo e narcisismo, non hanno avuto l’umiltà di capire che dovevano reggersi a vicenda, l’uno avendo bisogno dell’altro per consolidare la svolta e portare a casa i risultati.

E ora si trovano in mezzo al guado, con risultati politici davvero modesti, un governo paralizzato e indecisionista capace di produrre solo rinvii e con un Paese fermo e in recessione.

Matteo Salvini cresciuto tanto (ma nei sondaggi...) ma non abbastanza da poter fare a meno dell’odiato Berlusconi e del vecchio Centrodestra, secondo il suo programma, resterà in una situazione di stallo. E Luigi Di Maio, finito nel cul di sac di una decrescita di consensi che cessa nella misura in cui attacca l’alleato in un gioco solo apparentemente vincente che alla fine diventa politicamente contraddittorio e gravemente autolesionistico, finirà né carne né pesce, né di lotta né di governo, tra coloro che avevano vinto al Totocalcio ma avevano perso la schedina.

Come dire che entrambi, tra nuove fidanzate, vecchi selfie e gare di celodurismo sui social e nei talk show, hanno finito, tra frastuoni e tamurriate, col segare il ramo su cui erano precariamente appollaiati insieme, in un destino comune che appare segnato.

Spero di sbagliarmi nel mio pessimismo. Mi auguro che in un soprassalto di intelligenza i due politici che tante speranze avevano creato tra gli italiani si ravvedano e recuperino il senno, la pacatezza, l’equilibrio e la responsabilità. Anche perché molte cose restano a metà strada, non esiste un’alternativa e il Paese finisce nel caos.

Ma mi sembra che la spirale autodistruttiva che hanno messo in piedi i due giovani leader vada ormai raggiungendo il punto di non ritorno.

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