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Destinazione Sud
Il caso Xylella: salvati gli ulivi (?), epurato Silletti

Comandante rampante, ex commissario dimezzato e indagato eccellente (e forse inesistente). La vita, certe volte, è davvero un romanzo fantastico, come nella trilogia araldica di Italo Calvino.

Prendete Giuseppe Silletti, ad esempio. Per una vita ha fatto il tutore delle foreste tutto d’un pezzo, segugio di razza alle calcagna dei profanatori dell'ambiente;  poi, un bel giorno, si ritrova indagato per distruzione di bellezze naturali e altri reati collegati, ma è proprio quello a restargli più attaccato addosso, come un marchio a fuoco. Perché per uno che, prima di diventare super commissario per l'emergenza Xylella, ha fatto esperienza a Taranto, dove l'ambiente è un buco nero, poi è arrivato a guidare i forestali di Puglia da comandante regionale, dev'essere stato un colpo durissimo sapere d'essere indagato proprio da quegli stessi uomini in divisa che, fino a pochi giorni prima, hanno eseguito i suoi ordini, elevato multe e fatto tagliare ulivi. In nome e per conto dello Stato che, con orgoglio, i forestali portano persino nel nome. Ed è quello stesso Stato che ora, sotto un'altra veste e come in un contrappasso dantesco, lo inchioda ai suoi doveri, quasi reo d'averli ottemperati ciecamente. Particolari, certo. E stranezze.

silletti forestali
 

Come ne è zeppa tutta questa intricata storia della Xylella e del suo epilogo giudiziario - ma siamo solo all'inizio. Un concentrato di ossimori e di logiche manichee che piacciono tanto a noi italiani, che siamo un po' pacifisti, un po' guerrafondai e spesso badogliani. Ed è così che in questi due anni abbiamo assistito a un Grand Guignol alquanto singolare. In cui vanno in scena scienziati untori, dirigenti regionali imbroglioni e le agromafie; il popolo degli ulivi si mobilita e, democraticamente, vuol decidere il suo destino; il batterio viene introdotto in Puglia colposamente durante quel pasticciaccio brutto dello Iam di Valenzano ma, in fondo, è già in giro da qualche anno, dunque di emergenza non si può parlare e, allora, meglio andar per funghi killer; e poi c’è il complotto della multinazionale Monsanto per usare prodotti fitosanitari vietati e introdurre ulivi ogm (che però non esistono); e ancora il batterio "fastidioso", sempre lui, che però non è il colpevole ma la vittima sacrificale perché non è ancora provato che sia patogeno anche se, per l’Ue, basta e avanza la sua temibile presenza; infine, il Piano che non salva gli ulivi sacrificandone una piccola parte ma, al contrario, serve a  distruggerli completamente e l'Europa che, si sostiene, avrebbe ordinato di eradicare il batterio non certo di sradicare gli ulivi, perché - diamine - se uno ha il raffreddore mica lo si abbatte.

ulivi xylella2
 

Insomma, una specie di Spectre avrebbe messo in piedi un intrigo internazionale promuovendo un “innocuo batterio” a specchietto per allodole capace di mimetizzare le colpevoli incapacità della Regione, del Cnr e di tutto il codazzo di scienziati che, un po’ pazzi, lo sono per definizione. Ma a quale fine poi? Quello classico, si suppone da più parti: segui il denaro e troverai il colpevole. I soldi dell'emergenza da gestire, la colata di cemento al posto degli ulivi e persino il gasdotto Tap. Materia suggestiva e tendente al “giallo” su cui arzigogolare ce n’è in abbondanza e, naturalmente, in molti si sono esercitati: scienziati, artisti, giornalisti, ambientalisti e difensori d’ulivi tout court. Siamo l’Italia: dal cazzare la randa e dal bompresso in poi siamo esperti di tutto. E, soprattutto, ci viene la fregola a dividere i buoni dai cattivi, gli onesti dai disonesti e, ça va sans dire, crediamo di star sempre dalla parte giusta e siamo disposti a difenderla sino alla morte… altrui.

Oggettivamente, però, a prendere per buone le risultanze dell'inchiesta della Procura di Lecce, davvero si rischia d’avere le vertigini. Per cui qualche domanda è lecito porsela. Il Ministero delle Politiche agricole e la Protezione civile sono complici oppure vittime del supposto raggiro? E davvero la soluzione sta semplicemente in ciò che i contadini hanno fatto per secoli (ma ultimamente un po' meno), vale a dire le buone pratiche agricole, di fatto demolendo “l’approccio integrato” dell’Ue comprendente anche eradicazione, contenimento e sorveglianza? E il decreto attuativo delle misure europee, comprensivo dei risarcimenti agli agricoltori, che fine farà? Di più: i pareri dell’Efsa, l’Authority indipendente europea nata a seguito del morbo della “mucca pazza” e che sovrintende alla sicurezza alimentare, valgono davvero quanto l’oracolo della Sibilla cumana, ibis redibis non morieris in bello (andra tornerai non morirai in guerra), per cui basta spostare una virgola per ottenerne almeno due opposti significati e applicarne quello più comodo?  Ancora: quali scienziati dovranno e potranno riprendere la ricerca sulla Xylella sapendo che il metodo sperimentale di Bacone e Galilei è finito sotto tutela e riscritto in forma di perizia, peraltro dotata di una forza speciale e autovalidante, ossia l’inchiesta giudiziaria?

Al momento, i fatti nuovi sono un paio. La commissione Ue, dopo aver messo in mora l’Italia per i ritardi nel bloccare e contenere la Xylella, ha già fatto sapere che “bisogna andare avanti” perchè “il rischio di danni economici è elevatissimo”, per cui – fino a prova contraria - non si rimangerà i suoi provvedimenti con forza di diritto comunitario, quindi super-nazionali.

Il generale Silletti, da uomo dello Stato, ha tratto le conseguenze dell’inchiesta giudiziaria che lo ha azzoppato, dimettendosi da commissario all’emergenza: ci ha messo la faccia e rimesso anche qualcosa di più. Del resto, sarebbe stato umanamente oltre che giuridicamente impossibile applicare tal quale il Piano di eradicazione, come dice la Commissione e contemporaneamente bloccarlo in parte o del tutto, come, invece, hanno deciso Tar e inquirenti. Lo stridore, in tutto ciò, pare evidente.

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Come si vede poche certezze e tanti dubbi, che l'inchiesta giudiziaria dovrà chiarire (molto) più avanti. Sapendo, però, che un provvedimento di sequestro può temporaneamente salvare (ma sarà poi vero?) gli ulivi malati e pure quelli sani dal taglio a raso e, tuttavia, non sembra poter fermare la diffusione del batterio, così come una sentenza del Tar non può curare il cancro più del metodo Stamina. E che, soprattutto, nel procedimento ascendente (le informazioni "taroccate" in ipotesi giudiziaria) e discendente della legislazione europea (l'applicazione in Italia e in tutte le sue parti delle decisioni vincolanti dell’Ue) Silletti è "l'utilizzatore finale", il braccio gallonato che ha eseguito un ordine carico di responsabilità e che si ipotizza errato e dannoso. Presumendone la buona fede, sembra dunque il perfetto capro espiatorio di un intrigo sprovvisto di mandanti: il "puro" comandante ha scoperto, suo malgrado, che esiste sempre qualcuno più puro che ti epura. E il generale coerentemente si è adeguato: obbedisco!

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