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Diciamocelo: prospettive Pop
Pace fiscale, un atto civile e di welfare nazionale. Ecco perché

Leggo questa settimana vari commenti e articoli, molto contrastanti, sulle manovre del DEF (Documento di Economia e Finanza) in corso di definizione.

A parte i soliti due temi (Flat Tax e Reddito di Cittadinanza), ciò che mi sembra attrarre l’attenzione degli italiani è il tema delle pensioni, la cosiddetta quota 100 e la pace fiscale.

Leggendo la stampa e ascoltando i commenti degli esperti, mi sembra ci sia una grandissima confusione.

Ho deciso così di fare un sondaggio nei miei social per capirne di più. Il sondaggio proposto chiede:  “dell’attuale manovra in corso di discussione a cosa è più interessato?” Fino ad ora (il sondaggio è ancora in corso nel momento in cui scrivo) leggo che il 75% del campione intervistato è interessato alle pensioni a quota 100, mentre il 25% alla pace fiscale. Mi viene così la curiosità di vedere chi sono i votanti del 75% per comprenderne la profilatura se è quella di persone in attesa del pensionamento. Con grande sorpresa mi trovo invece soggetti trentenni e in molti casi anche lavoratori autonomi. Mi pare poi evidente che il tema della pace fiscale non è assolutamente compreso in quanto dall’altra parte (il 25% è formato solo da professionisti).

Giusto per dare dei dati numerici sulla quota 100: questa riguarda circa 660 mila i potenziali beneficiari, con una spesa che potrebbe costare circa 13 miliardi di euro per il 2019, per poi arrivare a 20 miliardi di euro per gli anni avvenire. In sintesi la proposta avanzata dal ministro dell'Interno Matteo Salvini: uscita anticipata a partire dai 62 anni di età anagrafica accompagnati dai 38 anni di versamenti contributivi. Accanto a tale proposta, però, c'è anche la possibilità di lasciare in anticipo l'attività lavorativa dopo il raggiungimento di 41 anni e 6 mesi di anzianità contributiva indipendentemente dall'età anagrafica e senza alcun tipo di penalizzazione, ovvero, con la cosiddetta Quota 41,5.

Dall’altra parte troviamo la pace fiscale; secondo le stime del ministero dell’Economia, la differenza tra il potenziale gettito fiscale italiano, se tutti dichiarassero il vero, e quello effettivamente raccolto dai maggiori enti tributari nazionali, denominato tax gap, è in media del 23,5%. Considerando esclusivamente il lavoro autonomo e l’impresa (Irpef, Ires, Iva e Irap), la propensione media al gap è sensibilmente più elevata e pari al 34,3%. In particolare, per la sola Irpef versata da lavoro autonomo e imprese, il tax gap vola al 66,6%. Vuol dire che manca all’appello più della metà di quanto dovuto. Faccio questa premessa in quanto ritengo è quanto crea confusione nella mente di molti.

Nello spirito di chi propone la pace fiscale questa è una misura che prevede, per tutti coloro che si trovano in condizioni economiche difficili, di poter riuscire a sanare la propria situazione con il fisco italiano, pagando solo una piccola percentuale di debito ma la novità è che si potrà pagare una percentuale in base al proprio reddito. Quindi non una rottamazione, né un condono e neppure altre formule di regalie date a chiunque abbia evaso ed eluso il fisco per avere vantaggi ed arricchimento personale.

Pertanto i destinatari, in base a quanto ci è stato reso noto, dovrebbero essere i piccoli contribuenti come:

- famiglie
- imprese
- professionisti
- società

che non hanno pagato tasse per un massimo di 100mila euro, ivi comprese sanzioni, interessi e more.

I piccoli contribuenti potranno pagare a seconda delle proprie disponibilità economiche da un minimo del 6% ad un massimo del 25% del debito con un’aliquota intermedia del 10% consentendo quindi al cittadino che ha cartelle di pagamento non pagate, di poter stralciare l'intero debito, pagandone solo una piccola percentuale.

Tutto ciò appare così necessario, visto che i soggetti destinatari comunque non pagherebbero in alcun modo le somme richieste non avendo la disponibilità finanziaria sufficiente.

Purtroppo sul tema pace fiscale una delle aree pesantemente in ombra è l’aspetto legato a quei soggetti in contenzioso tributario (ovvero chi è in lite con il fisco) percorso scelto per ritardare il pagamento e cercare un saldo e stralcio di quanto dovuto, dove in origine lo scopo è stato un risparmio di tasse ed non una necessità.

Attenzione non bisogna confondersi invece con chi è arrivato al contenzioso per vessazione del fisco tramite gli studi di settore e accertamenti induttivi fatti con il sistema del budget minimo annuale agli uffici di controllo dell’Agenzia delle Entrate (più gratifica al funzionario) che hanno creato non pochi danni. 

A mio giudizio la pace fiscale per queste persone è un atto civile e di welfare nazionale per mettere in protezione e tutela quei soggetti che per effetto di banche e crisi hanno perso oltre al loro denaro, la casa, la dignità personale e non dimentichiamoci pure la vita (suicidi per debiti).

Un aspetto che non mi convince affatto nasce dal fatto che la pace fiscale, consentirà allo Stato italiano, di incassare circa dai 35 ai 60 miliardi pertanto sarà una misura una tantum necessaria a finanziare la flat tax, il reddito di cittadinanza e tantissime altre operazioni. Diciamo incassare dai poveri per dare ai poveri... Bisognerà riscrivere Robin Hood .....

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    pace fiscaletassealberto de franceschi
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