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Dietro la politica
Coronavirus, i silenzi rumorosi di Conte: bambini, test sierologici e tamponi

Certo che sì. Sono tutti bravi a fare le recensioni sulla ricetta scelta dal Governo per la ripartenza nelle prime settimane e nei primi mesi di convivenza attiva con il virus. E sono tutti altrettanto bravi a commentare lo stile sempre più leaderistico del Presidente del Consiglio. Ma, diciamocelo, nessuno può oggettivamente permettersi di poter dire "io avrei fatto così" o "io avrei parlato così" perché anche un esperto di gestione delle crisi non è mai stato preparato a gestirne una come questa e tutti gli altri esseri umani vivono costantemente tra normalità e crisi e si arrangiano da soli o con qualche aiuto a gestirle.

Quindi con un minimo di consapevolezza bisognerebbe fare un po’ di pulizia rispetto alla tentazione che si legge sui giornali e sui SOCIAL di commentare le scelte del Presidente del Consiglio del 26 aprile 2020 con lo stesso piglio e la stessa presunta competenza dei 60 milioni di commissari tecnici che sanno sempre dove avrebbero messo l'attaccante inserito nel secondo tempo per vincere la partita decisiva della Nazionale di calcio. Ma più che sulle cose dette e sul come sono state dette ci permettiamo con molta moderazione di poter annotare almeno due rumorosissimi vuoti nella comunicazione del Presidente Conte sulle scelte per la fase 2.

Perché il vuoto non è un'opinione ma un fatto e perché in un qualche modo indica una scelta e una strategia. Il primo vuoto clamoroso riguarda i bambini e i ragazzi. Se non ci fosse stata la domanda di un collega il Presidente del Consiglio non aveva previsto neanche di parlarne nella sua lunga e densa comunicazione sulla ripartenza in sicurezza. E quando lo ha fatto ha confinato l'argomento alla tematica sanitaria delle scuole chiuse e a quella organizzativa della compatibilità tra figli a casa e genitori che potrebbero ritornare al lavoro.

La sensazione che si ha (e non solo dalle scelte di silenzio e da quelle di contenuti del Presidente Conte, ma nondimeno da quelle della ministra Azzolina prima di lui) è che non si riesca a vedere quanto nei bambini e nei ragazzi questa vicenda pesi nella crescita personale e psicologica e quanto lo Stato dovrebbe pensare e aver pensato a come trovare un modo sicuro di restituire loro anche solo per poche ore e in totale sicurezza una parvenza di socialità che non siano le video lezioni di italiano e matematica e quelle di basket in pantofole.

Una urgenza forte quanto quella di far ricominciare a lavorare, perché fino a settembre aver bloccato la socialità e la crescita vera di bambini e ragazzi significa lasciare un danno incalcolabile nella formazione della loro personalità e nella loro memoria. Invece le non parole e le parole del governo su questo punto sembrano quelle su un danno collaterale della crisi pandemica. 

Il secondo enorme vuoto è su uno dei punti chiave della ripartenza in sicurezza in una crisi pandemica. Il Presidente Conte ha del tutto ignorato la questione dei test immunologici e dei tamponi. Un tema non da niente se davvero si vuole ripartire in sicurezza senza far ripartire la curva del contagio in modo irreversibile e se si vuole dimostrare di cominciare a voler debellare il virus dopo averlo combattuto in trincea per due mesi.

Di test e tamponi parlano le regioni e ne parlano anche le aziende ogni giorno da settimane e ovviamente i media e i social rimbalzano notizie tra leggende metropolitane e dati reali e proprio nel momento chiave, nella sfida all'ok corral del Presidente Conte per presentare la riaccensione prudente del Paese si evita scientemente di dire anche solo una mezza parola che possa fare chiarezza e che metta ordine nel sottile confine tra azione e propaganda che sia sui tamponi che sui test fanno alcune Regioni.

Il silenzio su questo tema rischia di lasciare impazzare le mitologie popolari e le fake news e lascia libertà e autonomia alle Regioni e anche ai privati di autoorganizzarsi proprio in un ambito in cui ci vorrebbe più pugno di ferro e determinazione scientifica da parte di un Governo così deciso da aver bloccato un intero Paese per due mesi in casa. E l'assenza di parole e decisioni certe e forti in materia da parte del Presidente Conte alimenterà anche la diffusa sensazione che la pianificazione di una campagna di test e tamponi di massa o a campione non avvenga per non dover far emergere i numeri reali del contagio che sarebbero forse esponenzialmente superiori a quelli che emergono dai dati della protezione civile e delle Regioni.

Numeri che peraltro potrebbero però consentire di studiare meglio il virus e il contagio e avere certezze anche sulla reale letalita' e sulle strade per combatterla e non solo per difendersi. Speriamo che qualcuno a Palazzo Chigi lo senta il rumore del silenzio su questi due temi vitali per il nostro futuro immediato e nel lungo periodo e faccia e dica qualcosa di chiaro e serio nei prossimi giorni. Altrimenti ci toccherebbe ammettere che la scelta che è stata fatta è quella di una "riapertura" che non ha molto a che vedere con una "ripartenza"! Che sarebbe una scelta per gestire al minimo il presente e non per costruire davvero il futuro! 

 

 

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