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Il quadro
curaItalia ……. la liquidita’ alle micro/pmi

curaItalia ……. la liquidita’ alle micro/pmi

Angelo2
 

Oramai da diverse settimane l’argomento che monopolizza l’attenzione dell’intera umanità è “il coronavirus”.

Le misure di protezione hanno bloccato lo svolgimento di moltissime attività e, come la maggior parte degli operatori, anche io ho chiuso lo studio e continuo a lavorare da casa (per quello che è possibile).

Questo articolo è stato elaborato dal mio domicilio domestico.

Per quello che mi riguarda, pur accusando qualche disagio per il forzato isolamento, sto “gustando” la continua presenza dei familiari con me conviventi e la cosa non mi dispiace, anzi, “me gusta mucho”.

A dirla tutta, non viviamo un isolamento in senso assoluto, in quanto i mezzi di comunicazione moderni permettono di fare cose che in altri tempi erano solo pura immaginazione.

Facebook, WhatsApp, Messenger, skype o altre applicazioni permettono contatti con familiari, amici, clienti ecc. sia sul territorio italiano che “fuori terra”.

Si sono diffusi metodi di formazione e informazione via web e lo stesso DL nr. 18 del 17/03/20 (denominato curaItalia) suggerisce l’utilizzo della comunicazione a distanza per lo svolgimento delle assemblee societarie; difatti, con l’art. 106 comma 2° dispone:

“Con l’avviso di convocazione delle assemblee ordinarie o straordinarie le società per azioni, le società in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, e le società cooperative e le mutue assicuratrici possono prevedere, anche in deroga alle diverse disposizioni statutarie, l’espressione del voto in via elettronica o per corrispondenza e l'intervento all'assemblea mediante mezzi di telecomunicazione; le predette società possono altresì prevedere che l’assemblea si svolga, anche esclusivamente, mediante mezzi di telecomunicazione che garantiscano l’identificazione dei partecipanti, la loro partecipazione e l’esercizio del diritto di voto, ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 2370, quarto comma, 2479-bis, quarto comma, e 2538, sesto comma, codice civile senza in ogni caso la necessità che si trovino nel medesimo luogo, ove previsti, il presidente, il segretario o il notaio.”

Nel corso delle diverse conversazioni con le aziende (clienti del mio portafoglio e gentili lettori) una domanda è stata la più ricorrente: “cosa dobbiamo fare per contenere I danni di questa chiusura forzata?”.

La risposta non illustra una soluzione, in quanto in questo particolare momento storico non sono in condizione di fare previsioni, essendo la situazione fuori da ogni classificazione e mancando totalmente di punti di riferimento.

E’ come avere una bussola smagnetizzata e NON riuscire ad individuare la giusta direzione.

Ciò che ritengo debbano fare tutti gli operatori economici è in primis prendere conoscenza e soprattutto coscienza della propria situazione aziendale.

Ho avuto modo di constatare nel corso della mia quarantennale esperienza lavorativa che molte spesso gli amministratori non conoscono a fondo le condizioni della propria azienda a causa sia dei molteplici impegni lavorativi e, molto spesso, anche per un carente assetto organizzativo, amministrativo e contabile.

Attraverso un preciso monitoraggio bisogna misurare la propria forza e la capacità di resistenza in base alle risorse possedute, a partire dalla liquidità.

E’ notorio che il tessuto produttivo italiano delle micro/PMI è intrinsecamente debole e che abbastanza diffusa la sottocapitalizzazione con scarse risorse di liquidità.

Sono consapevole che in questa situazione è difficile assai fare previsioni ed essendo la situazione fuori da qualunque schema, non ci sono parametri che possano dare un minimo di informazione da utilizzare alla base delle decisioni da prendere.

E' probabile che anche i nostri governanti si trovino nella stessa situazione e non riescano a trovare le soluzioni idonee alla gravità del momento.

L’ultimo decreto ne è la prova.

Ciò demoralizza gli operatori che di tutto hanno bisogno tranne che di “CONFUSIONE E INCERTEZZA”.

Anche noi commercialisti siamo disorientati e soprattutto amareggiati per la poca considerazione che l’attuale governo riserva a noi e alle aziende più in generale.

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine cui appartengo ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio Conte che inizia così:

“Ill.mo Presidente, Ill.mo Sig. Ministro,

unitamente alle associazioni sindacali di categoria, siamo con la presente a rappresentarVi che qualsiasi decisione concernente la chiusura per decreto degli studi professionali dei Commercialisti passa necessariamente per la decisione a monte di una sospensione più prolungata di tutte le scadenze concernenti adempimenti e versamenti fiscali, in materia di lavoro e, in generale, connessi alle attività di competenza della nostra professione.

Ad oggi queste sospensioni sono state soltanto parziale e di brevissima durata……”

(il testo completo sul sito del CNDCEC).

Non si può viaggiare “a vista”.

Tra tanto incertezza, però, alcuni elementi sono certi:

  • Solo al momento della riapertura si potrà conoscere cosa è rimasto del tessuto economico di riferimento;
  • i ricavi non conseguiti, per molte attività non saranno recuperabili ed i costi fissi produrranno inesorabilmente delle perdite (i bar, i ristoranti, i complessi turistici ….. perfino gli impresari di onoranze funebri che sono stati impossibilitati ad organizzare i funerali secondo le tradizioni delle diverse aree italiane subiranno delle perdite).

Queste perdite creeranno insolvenze, che a loro volta produrranno perdite.

E sono le conseguenze di questa situazione che interesseranno il codice della crisi e dell’insolvenza.

So perfettamente che il titolare di un’azienda farebbe carte false, pur di salvare “la propria creatura”, e appunto  per questo che bisogna fare molta attenzione.

Alcune aziende (non riesco a prevederne la quantità) non saranno in condizione di superare la crisi e soccomberanno, però, se non avranno posto in essere operazioni “censurabili” potranno “esdebitarsi” e ripartire, in caso contrario potrebbero compromettere la “meritevolezza” o altro.

Se è stato necessario elevare i parametri per la nomina del revisore nelle srl (per memoria: furono raddoppiati) la motivazione era che molte micro/piccole società avrebbero “tirato le cuoia”.

Per questo le micro e piccole aziende devono, in primis, fare un monitoraggio.

Occorre verificare:

  • le riserve di liquidità (se la liquidità è scarsa, sarebbe opportuno fare un elenco delle priorità e pagare l’indispensabile, garantendo per se e per i propri dipendenti la sola sopravvivenza - non ci sarà nessun supermercato o benzinaio o altro esercente che venderà a credito).

Fino a quando non ci saranno le prossime entrate, bisognerà far fronte alle esigenze di sopravvivenze della propria famiglia e a quella dei dipendenti con le sole riserve attuali.

Il decreto curaItalia, per quanto si sia "sforzato", non soddisfa minimamente la necessità di liquidità (speriamo che in sede di conversione del decreto si ponga rimedio!!!!!);

vignetta.23marzo ANDRIULO

 

  • è assai probabile che i tempi di incasso si prolungheranno e la liquidità sarà schiacciata insieme ad una riduzione dei fatturati;
  • anche le linee di credito e il limite del loro utilizzo saranno influenzate, nonostante le disposizioni previste dall’art. 56 del citato DL curaItalia;
  • rinegoziare con i fornitori gli ordini già inoltrati, nonchè verificare la capacità degli stessi di continuare con regolarità le forniture (i fornitori potrebbero avere problemi di approvvigionamenti di materie prime e/o sussidiarie);
  • la solvibilità dei propri clienti e quelli che potrebbero essere maggiormente a rischio insolvenza, applicando criteri prudenziali alle previsioni di vendita.

Concludo questo articolo esternando una personale preoccupazione.

Il decreto "curaItalia",  pubblicato nei giorni scorsi, è una toppa (per usare una esclamazione folcloristica del mio paese “è acqua santa alli muerti” rispetto alla complessa e difficile situazione, e, secondo il mio personale pensiero – e non solo mio - non garantisce la sopravvivenza di quelle aziende che vivono alla giornata e, se consideriamo il fatto che qualunque provvidenza statale è usufruibile solo dopo aver proceduto ad una istruttoria con conseguente valutazione (burocrazia!!!!!) prima di avere il risultato il decesso potrebbe anticipare il risultato.

Ogni volta che si concede un "credito d'imposta" vuol significare che prima bisogna pagare ..... sempre se si ha liquidità!!!!!!

Per questo, poichè la situazione delle aziende italiane e ben conosciuta ai vari Ministeri e chi ha il potere/dovere di decidere deve, e ripeto deve, elaborare un programma strategico che già era necessario per il rilancio dei consumi, ma oggi è più che mai necessario per la sopravvivenza di tanti micro/piccoli operatori e l’espressione tanto utilizzata e divulgata attraverso I vari mezzi di comunicazione “nessuno perderà il lavoro” è solo propaganda se non si interviene per tutelare la sopravvivenza delle micro/PMI aziende.

Dietro ogni partita IVA ci sono persone con i loro bisogni!!!!!!!

Se le mancate entrate (o se preferite le perdite) sono da attribuire a cause estranee alla volontà degli imprenditori, non è giusto che le conseguenze ricadano sui medesimi.

Le aziende fanno parte del sistema Italia e se necessita una cura per l’Italia, è intrinseco che anche le aziende devono essere curate e seguite fino alla guarigione.

Cari amici e gentili lettori, FATE SENTIRE LA VOSTRA VOCE INVIANDO ALL’INDIRIZZO DELLA REDAZIONE O AL MIO LE VOSTRE OPINIONI!!!!!!!!!!

angelo@andriuloweb.it

 

 

 

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