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Imprese e Professioni
Facciamo il punto sull’economia con Pier Paolo Baretta e Alessia Potecchi

Pier Paolo Baretta, sindacalista e politico italiano, è Sottosegretario Ministero Economia e Finanze. 
Alessia Potecchi è Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza del Pd Metropolitano di Milano

Rivolgiamo le prime domande a Pier Paolo Baretta

Parliamo di economia italiana con Pier Paolo Baretta

Come vede lei la situazione di crisi innescata dal COVID19?

“Una crisi inedita, dalle connotazioni sconosciute, incerta nella durata, devastante nelle conseguenze economiche. Questa è la emergenza che stiamo affrontando. E tutti siamo in emergenza. Prima di tutti il personale sanitario che sta combattendo eroicamente contro un nemico sconosciuto. Spesso “a mani nude” ma ponendo chiaramente il tema che la “migliore sanità del mondo” deve ritrovare il suo baricentro pubblico ed un più efficace coordinamento generale. 

Subito dopo lo sono i tanti che si trovano, d’improvviso, senza reddito e senza ammortizzatori o altre forme di adeguato sostegno pubblico. Si tratta di un popolo variegato: i precari (come ad esempio, gli stagionali del turismo o dell’agricoltura, che, terminata la disoccupazione, attendevano di tornare al lavoro);i piccoli commercianti costretti a chiudere per decreto (l’abbigliamento, la ristorazione o i bar, le librerie...); i titolari di attività individuali (la lunga filiera della salute e del tempo libero). E così via.

Dopo l’emergenza sanitaria, si sta profilando un problema sociale

“Sì, quelli che citavo adesso sono i soggetti della nuova “questione sociale” che è esplosa attorno a noi e che ci accompagnerà per lungo tempo. Assisteremo, infatti, se non agiremo subito e in modo diffuso, ad un impoverimento generale della popolazione ed alcune fasce la subiranno più di altri. Ci attendono nuove disuguaglianze e nuove povertà, alle quali reagire con un nuovo welfare, nel quale la solidarietà e la sussidiarietà siano fortemente intrecciate con lo Stato in una visione davvero solidaristica. 

La “questione sociale” riguarda gli imprenditori, a partire dai più piccoli, ma non solo, e i lavoratori. Se non ci saranno massicci interventi finanziari e uno straordinario concorso di idee innovative e condivise su una nuova strategia Paese e una nuova organizzazione del lavoro, vivranno una ristrutturazione ed una trasformazione produttiva senza precedenti per le nostre generazioni e come raramente si è vista.”

Quale altra emergenza pensa di dover affrontare?

“Sono in emergenza anche le Istituzioni, stressate dalla morsa sanitaria e dalla troppa frantumazione delle competenze. Lo sono le parti sociali, oggettivamente in bilico tra responsabilità generale e interessi specifici. Lo è anche il Governo, che deve prendere decisioni che hanno una origine che la Politica non governa, ma i cui effetti sono immediatamente e pienamente politici e sociali.” 

Le polemiche

Si sono innescate ormai molte polemiche

“Le polemiche che si sentono in questi giorni sulla gestione sanitaria del Governo, delle Regioni o della Protezione civile, sulle posizioni sindacali o industriali in ordine alle chiusure o riaperture, sulle scelte economiche del Governo, sono ovviamente legittime. Ma, non lo è la sicumera, che spesso le accompagna, di chi a posteriori sa esattamente quello che andava fatto prima. Senza mai confrontarsi col grande tema della “fatica” positiva della democrazia! 

La discussione, ad esempio, se era meglio un provvedimento economico organico e onnicomprensivo, o se sia comunque accettabile una linea di aggiustamento continuo all’evolversi della situazione, è oziosa. La dimensione della crisi evolve e modifica le priorità di continuo. In un mese siamo passati dal rischio che milioni di lavoratori perdessero il posto e, dunque, andavano tutelati... alla sussistenza, alle necessità primarie (il cibo!) per una parte rilevante di società”. 

Quali sono state le risposte del Governo?

“A questo scenario mutevole abbiamo dato un prima risposta col decreto “Marzo”. Risposta parziale, ma che ha, pur sempre, impegnato 25 miliardi e a distanza di poche settimane stiamo decidendo di spenderne ben di più. Aumentando il nostro debito, come ha suggerito Draghi, ma in aperta discussione con l’Europa che troppo lentamente sta prendendo coscienza del destino comune. 

Gli assi del nuovo provvedimento, anche alla luce dell’analisi suddetta, saranno, in sintesi, tre. Il primo: Reiterare ed ampliare quanto deciso nel decreto marzo in ordine alla CIG, che è aumentata e va allungata; sospendere i pagamenti fiscali e ampliare il bonus affitti; portare a 800 euro il sostegno alle partite iva e ai professionisti.”

Il secondo intervento riguarda proprio quei soggetti esclusi da altri interventi, attraverso un reddito di emergenza. Già nei giorni scorsi abbiamo dato ai Comuni 400 milioni da distribuire in buoni spesa.

Infine, bisogna assicurare una imponente iniezione di liquidità rapida, a tasso zero e con un rientro protratto nel tempo, garantita dallo Stato. Così metteremo le famiglie in condizioni di transitare questa fase e le Imprese di arrivare vive all’appuntamento della ripartenza.” 

Vuole sbilanciarsi sui tempi?

“La ripartenza sarà lenta e graduale, ma dovrà, soprattutto, essere in grado di affrontare le contraddizioni di ieri e di oggi, per pensare ad un nuovo modo di vivere e di produrre. Non vogliamo tornare come prima, ma meglio di prima. Per tutti!

Alessia Potecchi. La situazione europea

Parliamo ora con Alessia Potecchi Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza del PD Metropolitano

Con il sottosegretario Pier Paolo Baretta abbiamo parlato di Italia. A te, Alessia, vorrei chiedere qualcosa invece sull’Europa.

“Esistono tutte le condizioni perché la riunione dell’Eurogruppo del prossimo 7 aprile possa trovare un ragionevole ed equilibrato compromesso. In queste due settimane è stato fatto un lavoro positivo, hanno funzionato i contatti diplomatici pur tra mille difficoltà. Gli Sherpa hanno fatto una buona azione, si è diradato il polverone della precedente riunione e prevale il realismo, poche bagarre in questi giorni, molte iniziative autorevoli a sostegno dell’accordo, pochi pugni sul tavolo, anche coraggiose rettifiche ed autocritiche. Insomma è prevalsa la logica di placare le tensioni per cogliere l’occasione di costruire una posizione comune sulla ricostruzione economica e sociale dell’Europa”.

I risultati

Ma c’è già stato qualche risultato positivo?

“Sì, vediamo i risultati che sono stati ottenuti fino ad ora. Il primo è rappresentato dalla decisione che è stata presa di accantonare il Patto di Stabilità, che vedeva dei vincoli in base ai quali i Paesi dell’Unione non potevano avere un deficit pubblico superiore al 3% del PIL e un debito pubblico al di sopra del 60%, sempre del PIL.  La cancellazione di questi vincoli ha permesso e sta permettendo all’Italia di utilizzare il debito pubblico nazionale come strumento di raccolta disponibile per garantire posti di lavoro, per evitare la bancarotta di aziende micro, piccole, medie e grandi, per sostenere la sanità, per far fronte all’emergenza sociale. Il 3 aprile la BEI, in una riunione straordinaria, ha potenziato gli investimenti di 25 miliardi per sbloccare 200 miliardi di nuovi investimenti in tempi rapidissimi, queste decisioni e queste flessibilità non sono sufficienti perché il debito pubblico dei Paesi europei è differenziato e giustamente l’Italia, la Spagna, la Francia e il Portogallo fanno osservare che c’è una diseguaglianza, i paesi con minore debito pubblico hanno più spazio e più risorse per finanziarsi in deficit. Del resto, aggiungono i Paesi maggiormente indebitati per giustificare le proprie richieste, che la pandemia non è colpa dei singoli stati ma è un evento eccezionale che va contrastato con una vera e propria solidarietà e azione comune”.

Altri risultati?

“In secondo luogo c’è stata una svolta nell’atteggiamento della Banca Centrale Europea. La presidente Christine Lagarde dopo l’imprudente, incauta, frettolosa dichiarazione sullo spread, ha deciso di acquistare i Titoli di Stato dei singoli Paesi in maniera più corposa consentendo così ai Paesi più indebitati come l’Italia il Portogallo, il Belgio, la Francia e la Spagna di andare in deficit, e non poco, senza che schizzi in alto lo spread”.

“Ecco perché occorre evitare che la forbice si allarghi e bisogna trovare un sistema per incrementare le risorse e realizzare la solidarietà. Nelle ultime ore si stanno confrontando le diverse ipotesi, si ragiona sull’utilizzo di ulteriori linee di credito “light” con condizioni minime e uguali per tutti, queste linee di credito si sommano a quelle già preannunciate e decise dalla BEI e dalla Commissione Europea con il fondo Sure”.

Sure e Coronabond

Mi puoi chiarire in che cosa consiste questo Sure?

“E’ un fondo europeo contro la disoccupazione (acronimo di Support to mitigate Unemployment  Risks in Emergency) che attraverso 25 miliardi di garanzie volontarie degli Stati permetterà di finanziare le "casse integrazioni" nazionali o schemi simili di protezione dei posti di lavoro. E' il primo passaggio simbolico, forse storico, verso la messa in comune dell'impegno attuale e futuro dei diversi Paesi dell'Unione. Inoltre sarà reso flessibile l'uso dei fondi non impegnati nella coesione sociale (fondo di sviluppo regionale, fondo sociale e fondo di coesione) per mobilitare le risorse per fronteggiare gli effetti della crisi sanitaria.”

Si parla tanto anche di Coronabond

“Sì, è in corso il dibattito sui Coronabond, Eurobond e sui prestiti del MES per trovare una soluzione compatibile che permetta di far riprendere all’Europa il cammino verso il suo completamento sociale ed economico. La partita è complessa e deve essere accompagnata, per quanto riguarda l’Italia, da una grande capacità di realizzazione, ci vuole una svolta, mi convince la proposta di Zingaretti che pone l’esigenza di una cabina di regia. I provvedimenti di tenuta sociale ed economica devono essere immediatamente attuati, non possiamo trovarci smentiti dalle difficoltà che si sono nelle ultime ore succedute nell’erogazione della cassa integrazione guadagni, nel ritardo che si sta susseguendo nel garantire alle imprese la liquidità necessaria, nella gestione della sanità, (non è possibile assistere quotidianamente a questa contrapposizione tra la Protezione Civile, le regioni e i singoli comuni) la cabina di regia deve coinvolgere non solo l’opposizione ma anche le forze intermedie, occorre rimuovere gli ostacoli burocratici che ritardano la fruibilità degli interventi che vengono decisi, bisogna soprattutto che cessi questa babele di proposte che non permette di individuare le soluzioni più celeri.”

Il dopo-emergenza

Tornando all’Italia, come affronteremo il dopo-emergenza?

“Occorre che si cominci a pensare seriamente al dopo perché usciremo dall’emergenza tutti cambiati e noi ci troviamo di fronte a nuove soluzioni da trovare rispetto al vecchio modello capitalistico del 900, c’è l’economia circolare, c’è l’intelligenza artificiale e non dobbiamo limitarci a rappresentare delle esigenze ma completarle con l’esame di proposte da realizzare. La pandemia sta determinando un cambio radicale, non ci sono soluzioni salvifiche, non ci sono monologhi, ci deve essere la capacità di far crescere nuove energie e dare nuove prospettive per indicare proposte concrete a chi il posto di lavoro lo ha, a chi lo sta per perdere, a chi non lo ha mai avuto”.

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