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Imprese e Professioni
Il dopo-covid. Banche e mondo del lavoro. Intervista ad Alessia Potecchi (PD)

Intervistiamo Alessia Potecchi, in questa fase particolarmente delicata della ripresa e alla luce delle prime avvisaglie di riforme che seguiranno gli Stati Generali di questi giorni.

Cara Alessia, sembra che a più riprese il Governo stia aggiustando il tiro e si prepari a delle riforme consistenti. Che cosa ne pensi?

"E‘ importante la fase due. Non bisogna perdere tempo. Gli Stati Generali non possono essere degli stati generici. Devono individuare le scelte prioritarie che mettono il Paese nella condizione di riprendere lo sviluppo, di realizzare la crescita del Pil. La ripartenza deve essere effettiva e definitiva. Il crollo del Pil è un problema per le banche. Occorre adeguare i piani industriali fatti prima della pandemia. Il sistema bancario sta monitorando i Non Performing Loans e gli incagli. E’ più problematica invece la gestione degli UTP (gli incagli) precovid. Occorre una politica intelligente e tempestiva da parte del governo nei confronti di molte aziende con attività vive che sono ancora senza aiuti affidabili. Preoccupa la lentezza con la quale si sta procedendo all’attuazione della fase due. Gli Stati Generali in corso in questi giorni, ripeto, non devono diventare Stati generici. Occorre scendere nei dettagli. Ci vogliono risposte concrete. Vanno indicate le priorità".

Giusto, ma per essere più precisi, quali sono le priorità secondo te?

"Si tratta di problemi strutturali e in quanto tali all’ordine del giorno. Ma con quali priorità li si affronta? Con quali risorse? Con quale idea di società? Per essere ancora più precisi: non basta dire “faremo la riforma fiscale”. Bisogna anche dire come, quando e in che termini. E poi: come superano i partiti di maggioranza le differenti posizioni sulla riforma della giustizia, sulla sburocratizzazione, sulla riconversione ecologica? Se non si sciolgono prima questi nodi gli Stati generali dell’economia rischiano di non essere efficaci e dare delle risposte parziali a dispetto del pur encomiabile attivismo di Conte.

Non si può essere vaghi. Non si può parlare come se fosse una giaculatoria ripetendo inclusione, Green New Deal, digitalizzazione, eccetera. E‘ ora di fare, di agire, occorre fare sintesi, definire un metodo di confronto che apra, come avvenne all’epoca del governo Ciampi, ad un coinvolgimento delle parti sociali, delle autonomie locali, dei corpi intermedi".

Il tuo ruolo nell'ambito del PD metropolitano di MIlano ti mette costantemente a contatto con il mondo della finanza. Che sensazione hai?

"L’ABI, le banche in genere, le banche milanesi in particolare hanno affrontato la crisi molto meglio rispetto a quella  drammatica del 2008 che le coinvolse con il rischio di travolgerle. Oggi le banche sono più capitalizzate e sono vaccinate: la politica del governo è stata più accorta. Non c’è stata la improvvisazione che nel passato fece sottovalutare il bail-In, fece una affrettata cancellazione delle banche popolari e costituì una commissione di inchiesta sulle banche che alla fine della passata legislatura creò più danni che soluzioni.
Oggi abbiamo anche uno scenario europeo non ostile. Mario Draghi ha favorito la svolta della Commissione Europea. Oggi il nostro sistema bancario è in grado di affrontare meglio i rischi di deterioramento del credito. Draghi ha messo però in guardia tutti: occorre aumentare il debito per favorire la domanda ed investire ma ha aggiunto ed ha sottolineato le disponibilità individuate dall’Europa (i bazooka) devono avere attuazione immediata. Le risorse, una volta esaurita la emergenza devono essere indirizzate allo sviluppo. Ecco perché gli Stati Generali in Italia devono decidere le cose da fare e anche indicare le cose da non fare."

Il tema del lavoro, comunque, sta diventando ancor più complesso

"Va approfondito con le organizzazioni sindacali il problema della presenza sui territori delle banche. Il calo degli sportelli è stato tra il 2015 e il 2019 pari al 20%. La chiusura non ha alterato la suddivisione delle filiali in Italia. Il 57,2% degli sportelli si concentra nel Nord Italia, il sud ha il 21,9% degli sportelli complessivi. È necessario coordinare la tendenza inarrestabile alla diminuzione delle filiali in tutta Europa e in Italia legandola alle scelte strutturali e ai piani di sviluppo che verranno definiti per il rilancio della economia. Insomma occorrerebbe un approfondimento su come il sistema bancario possa dare un contributo specializzato nello specifico alle svolte e alle innovazioni che caratterizzeranno la nostra economia. È interessante al riguardo un articolo di Angelo Di Mattia su Milano Finanza del 6 giugno. Si tratta di una riflessione sulla storia degli istituti di credito speciale per il finanziamento delle imprese, della edilizia, delle opere pubbliche, dell’agricoltura nonché di una serie di altri compiti dal turistico-alberghiero e alla cinematografia. Questi istituti superati con la introduzione della banca “universale” possono essere oggi attuali, sia pure in forme nuove mentre avanza la digitalizzazione e l’impiego dell’intelligenza artificiale. È una riflessione da approfondire. Non dimentichiamo che in passato questi istituti speciali dettero un grande apporto alla ricostruzione postbellica e al miracolo economico del nostro Paese." 

Scusa se torno sull'argomento "questione lavoro". Che cosa possiamo aspettarci?

"Sì, ancora bisogna affrontare seriamente la questione lavoro. Si pensi solo all’incredibile vicenda ArcelorMittal che sta rischiando di farci uscire dal settore dell’acciaio dopo che a Taranto abbiamo messo in piedi la più grande acciaieria d’Europa. Dinanzi a questa vertenza, a centinaia di altre e alla crisi occupazionale innescata dalla pandemia si deve passare a una fase propositiva. Ciò significa fare in modo che il problema del lavoro sia affrontato per davvero. Così come per davvero vanno affrontati i problemi ad esso collegati: mi riferisco alla scuola e all’innovazione tecnologica. Settori in cui occorre investire con forza e subito. Il coronavirus ha causato un aumento della disoccupazione, ma da qui ai prossimi mesi e ai prossimi anni ci troveremo ad affrontare il medesimo problema a causa degli sviluppi dell’alta tecnologia. All’epidemia eravamo impreparati, ma di disoccupazione tecnologica si parla da anni. Non possiamo limitarci a fare convegni. Occorre agire, proporre, confrontarsi con i sindacati, sollecitare l’opinione pubblica, tessere rapporti positivi con le imprese e i corpi intermedi. Vorrei aggiungere che la pandemia sta colpendo in particolare il lavoro femminile, che come è noto è maggiormente legato all’economia dei servizi. È un problema che va affrontato oggi, non domani."

Comunque anche l'Europa sembra finalmente muoversi bene 

"Guardiamo alla Germania. Angela Merkel presiederà l’Europa nel secondo semestre del 2020. È stata protagonista con altre due donne (Ursula Von Der Leyen e Christine Lagarde) della svolta dell’Europa. La Merkel ha definito in Germania la sua politica con un rapporto costruttivo con i Lander e con il Parlamento. Presiede da molti anni un governo di coalizione collaudato (democristiani e socialdemocratici). Ha un programma condiviso.  In Germania vige il modello renano che vede il mondo del lavoro partecipe nella gestione, nella direzione e nel controllo della produzione nazionale ossia come in un vero condominio. Ha già adottato le misure che attuano in quel paese la fase due aumentando la domanda con una serie di misure tra le quali giganteggiano la diminuzione temporanea dell’Iva e i cospicui investimenti alle imprese per favorire la ripresa. Penso che non dobbiamo imitare pedissequamente la Germania, ma imitarla come auspicava Filippo Turati “con genialità latina, imitarne l’originalità, imitarne, starei per dire la non imitazione applicando i suoi metodi ma adottando i processi al nostro suolo, al nostro clima, alla nostra psicologia tutta diversa.”  

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