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Imprese e Professioni
Il libro di Carlo Calenda all’Associazione per il Progresso Economico

Beniamino Piccone, introducendo il tema della conferenza, pur nella lussuosa cornice di Palazzo Visconti a Milano, non ha potuto esimersi dal sottolineare i tempi bui in cui l’Italia si trova da qualche tempo.  Del resto è di pochi giorni fa l’uscita in edicola, con Il Sole 24 Ore, del volume “L’Italia: molti capitali, pochi capitalisti”, scritto da Beniamino Piccone per ricostruire i problemi del capitalismo italiano, partendo da lontano.

CARLO CALENDA

“La storia non è un’immensa scaffalatura, ma un mare in tempesta” esordisce Carlo Calenda, citando una nota definizione di Carlo Rovelli. E aggiunge: “Leggere l’Italia non è facile, nemmeno per un italiano”. La tesi del suo libro è che parlando di crisi dell’Occidente bisogna rendersi conto che siamo reduci da una disfatta storica. Dopo la caduta del Muro di Berlino e del comunismo, ci si attendeva l’avvento di un mondo “piatto”, livellato sulle liberal-democrazie occidentali, sia da un punto di vista sociale, sia da un punto di vista economico: sembrava che tutto il mondo sarebbe diventato “Occidente”.

calenda
Carlo Calenda

Grazie alle forze del mercato dell’innovazione tecnologica sembrava che tutti fossero d’accordo, che si potesse distribuire il benessere a tutti, invece si trattava di utopia. “Dalla fisica newtoniana siamo passati alla fisica quantistica”. L’industria manifatturiera generava benessere e alimentava la società dei consumi. Che cosa è andato storto?

  • Si sono spostati 350 milioni di posti di lavoro dal settore manifatturiero a quello dei servizi
  • La facoltà di esportare. Però non tutti i Paesi si sono aperti realmente e anzi Paesi come Cina o Brasile hanno protetto i loro settori
  • Un approccio sempre più ideologico. L’industria sparisce in Occidente e produce solo servizi.

LE OPPORTUNITA’

La promessa per i lavoratori era di levare alcune garanzie, ma si sarebbero date più opportunità. Il problema è che le opportunità si ottengono attraverso le competenze, non con l’analfabetismo funzionale. Oggi addirittura la maggior parte dei “millennials” considera la parola “progresso” negativamente. Del resto l’innovazione è molto veloce, più della capacità della società di starle dietro. Fermare la globalizzazione è impossibile, ma la si può gestire. Emanuele Severino dice che “l’innovazione è destinata a schiacciare il capitalismo”.

LA RAPPRESENTANZA

Carlo Calenda conclude il suo intervento con una raccomandazione di carattere politico: “Riconquistare la rappresentanza, non tanto la superiorità culturale.” Franklin Delano Roosevelt diceva “L’unica cosa di cui avere paura è la paura stessa”. Anche Luigi Di Maio lo ha affermato, ma si è dimenticato di completare la frase: Roosevelt parlava di una potenza straniera che stava per invadere gli Stati Uniti. Questa potenza straniera era la povertà.

Le trasformazioni vanno gestite dallo Stato, non più nazionalizzando. Ma ad esempio con la cultura, con il tempo pieno nelle scuole, con il recupero del ruolo degli insegnanti e del valore della gerarchia. Ma anche con la partecipazione dei genitori.

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