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Ing. Carmine Biello. La generazione elettrica e la transizione

Carmine Biello è un Executive Manager che opera nel campo dell’energia e che ha vissuto da diverse angolazioni il ciclo di liberalizzazioni nazionali del settore, ricoprendo sempre ruoli di responsabilità nell’ambito dello sviluppo di realtà private italiane. Negli ultimi anni si è dedicato al comparto delle energie rinnovabili e, in generale, a quello della Transizione Energetica. Gli anni fino al 2030 saranno decisivi rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione completa per il 2050: non sono ammessi errori. L’Ing. Carmine Biello ci parla di una sua riflessione condivisa con Massimo Degli Esposti (www.vaielettrico.it), dal titolo "Il ruolo del gas: l’importanza di un gregario".

Intervista all'ing. Carmine Biello

Ing. Biello, come nasce la metafora del “gregario”?

Carmine Biello 2Carmine Biello

Nasce soprattutto dal fatto che quella del “traghetto”, ormai dominante, mi sembra un po' ingenerosa, non solo rispetto al ruolo attivo e portante che il gas naturale ha avuto e sta avendo nello scenario della nostra generazione elettrica, ma anche rispetto agli sforzi molto importanti, a loro modo coraggiosi, che abbiamo compiuto per modernizzare il nostro sistema elettrico e renderci indipendenti dalle importazioni.

Nel campo dell’energia i cicli sono sempre lunghi e oggi abbiamo uno dei parchi di generazione elettrica tra i più efficienti e ambientalmente virtuosi al mondo grazie ad un grande ciclo di investimenti iniziato alla fine del secolo scorso, quando l’Italia scelse di puntare (più o meno consapevolmente e ordinatamente) sulla fonte più pregiata e poco inquinante che ci fosse (anche se costosa).

Questo ci ha consentito tra l’altro di muoverci quasi da “first mover” sul percorso della decarbonizzazione, in particolare dell’abbandono dell’olio combustibile e del carbone e del parallelo sviluppo delle fonti rinnovabili.

Veniamo al ruolo del gas rispetto alla transizione energetica.

Ci aspetta un nuovo ciclo di investimenti, ancora più imponente, complesso e accelerato del precedente, ma questa volta possiamo affrontarlo con meno rischi e criticità, potendo contare su un complesso invidiabile di infrastrutture energetiche (centrali, reti elettriche, reti gas) e su una fonte di base tuttora con molte più qualità che difetti, ancora con “tanto fiato” per i prossimi anni.

D’altra parte fino a poco tempo fa avevamo l’aspirazione di diventare un “hub europeo del gas” e va riconosciuto che siamo riusciti a conquistare una posizione di leadership nello scacchiere del settore gas in Europa, con eccellenze indiscusse a livello di infrastrutture, cosi come a livello di filiera industriale.

Quindi per quanto ancora dovremo fare affidamento sul gas naturale?

Ci aspettano adesso le prove più dure, quelle che dovranno portarci alla decarbonizzazione totale di metà secolo. Dobbiamo far crescere in maniera massiccia:

  • Le fonti rinnovabili (i.e. solare ed eolico), con priorità assoluta
  • Le batterie
  • L’efficienza energetica e la flessibilità della domanda
  • La consistenza e la flessibilità delle reti (gas ed elettricità)

Tutto ciò dovendo assecondare una sempre maggiore elettrificazione dei consumi e completando appena possibile l’abbandono delle fonti fossili più inquinanti.

Insomma, bisogna portare alla meta una serie di talenti che devono essere “protetti” e controllati durante la loro crescita, per evitare che perdano il passo o che, al contrario, si brucino in anticipo: si tratta di lavorare duro, a lungo, con affidabilità, senza risparmiarsi, adattandosi a tutto, per poi farsi da parte, al momento giusto. Questo è quello che fa un bravo gregario nel ciclismo.

Ma non basta lo sviluppo delle rinnovabili?

Nel futuro scenario della nostra generazione elettrica, dominato sicuramente dalle fonti rinnovabili, ci sarà bisogno di bilanciare la variabilità della produzione: questo sarà il compito appunto delle batterie, dell’efficienza energetica e della flessibilità della domanda, così come delle altre fonti di energia; bisognerà cioè essere sempre pronti a coprire con capacità “a fermo” i momenti (imprevedibili) di calo delle risorse naturali: che sia per minuti, ore, giorni o settimane. Quindi i ruoli tradizionali dei sistemi di generazione elettrica potranno cambiare o anche sparire, incluso quello del gregario Fino ad allora però il nostro sistema gas sarà vitale per sostenere il sistema elettrico nel delicatissimo passaggio che ci aspetta (con il cosiddetto “sector coupling”).

In altre parole il nostro gregario non può mollare, almeno finchè non arriverà qualcuno a dargli il cambio oppure finchè non cambierà il “gioco di squadra”.

Quindi fino a quando?

Questo sarà il tema della seconda parte della mia riflessione. Ne parliamo in un prossimo incontro.

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