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La riforma del fisco non significa prendere un modello confezionato altrove

La riforma fiscale, oggetto di doppia delega, pare sia uno dei più importanti Ddl previsti dalla manovra di bilancio 2020-2022 discussa dal Consiglio di ministri. Non si parlerà solo di aliquote e imponibili, ma anche di giustizia tributaria. "Nella manovra ci saranno delle risorse per la riforma fiscale" ha dichiarato il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri.

Intervista ad Alessia Potecchi, Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza del Pd Metropolitano di Milano

Che sia arrivato il momento per un vera riforma fiscale? Lo chiediamo ad Alessia Potecchi

"Sì, dobbiamo pensare ad una vera e seria riforma fiscale. Penso che le cose da fare siano quattro. La prima, contrastare sul serio l’evasione, l’elusione e l’erosione fiscale. La denuncia dell’Agenzia delle Entrate è di 950 miliardi di cui però addirittura 800 sono inesigibili, è uno scandalo che deve terminare, il fisco deve essere efficiente ed equo".

Le altre riforme?

"La seconda è che non si può più avere un’imposta come l’Irpef che incide solo sul lavoro trascurando le rendite e i profitti della finanza che rimangono privilegiati. Il fisco vede l’80% delle imposte corrisposto da lavoratori dipendenti e pensionati mentre trecentomila italiani accumulano i loro averi nelle banche svizzere e altre decine di migliaia nei paradisi fiscali.
La terza, ridurre il cuneo fiscale: alcuni passi in avanti sono stati fatti, occorre completare il lavoro. Dal primo luglio è in vigore il taglio delle tasse sui lavoratori: va completato con una attenzione particolare ai pensionati e alla no tax area che sono rimasti fuori dal provvedimento.
La quarta, semplificare il sistema normativo ed agevolare il più possibile il pagamento delle imposte".

Si possono ragionevolmente fare queste quattro cose?

"Sì, ovviamente la prima è dirimente e a mio parere ormai non più rinviabile data la crisi economica in cui ci troviamo e che è peggiorata a causa della pandemia. Se recuperiamo dall’evasione fiscale importanti risorse, queste possono aiutare in maniera forte il Paese a riprendere il cammino della ripresa economica. Occorre, per realizzarle, la volontà politica e la modernizzazione della pubblica amministrazione".

Non basterebbe ispirarsi ai migliori modelli pensati e attuati nei principali Paesi occidentali?

"No, mi spiace. Affrontare la riforma del fisco non significa affatto prendere un modello confezionato altrove, calarlo nella realtà italiana e pensare di aver risolto ogni problema. Una riforma fiscale in un Paese complesso come l’Italia richiede approfondimento e coinvolgimento. Partiti e governo devono studiare a fondo la questione e avanzare delle proposte che vanno poi discusse con i sindacati, gli imprenditori e i soggetti direttamente coinvolti, come ad esempio i commercialisti e i tributaristi. La riforma fiscale è centrale per la vita di un Paese. Nessuno può indicare una soluzione senza un confronto e la collaborazione di chi deve aiutare a realizzare un fisco moderno, progressivo ed equo".

Su che cosa si dovrebbe basare questa riforma?

"La riforma deve essere strutturale e riguardare la rimodulazione, anche graduale, degli scaglioni affinché tutti i redditi soggetti all’imposta ne possano beneficiare, inoltre con una riduzione dell’IRPEF il beneficio coinvolgerà le famiglie, i dipendenti, i pensionati, le imprese ed i professionisti senza dover scegliere un settore ed escluderne altri. Sono anni però che si parla della revisione delle varie agevolazioni fiscali, le cosiddette tax expenditures, e della lotta all’evasione fiscale. Per supportare la riforma dell’IRPEF oggi si sono create le condizioni ottimali per la non più rinviabile riforma, che deve andare a beneficio di tutti ma soprattutto di chi ha sempre onorato il dettato costituzionale con il pagamento delle imposte. Si parla oggi giustamente di un patto fiscale che premi la fedeltà fiscale che passa attraverso un fondo nel quale far confluire i proventi della lotta all'evasione da restituire sotto forma di calo tasse. Lo ha  proposto il ministro dell'Economia per introdurre in ambito fiscale un nuovo fondo da alimentare con i proventi delle maggiori entrate legate all'aumento della compliance fiscale che verranno successivamente restituiti, in tutto o in parte, ai contribuenti sotto forma di riduzione del prelievo".

Scusami Alessia, ma qualche esempio straniero non ti convince almeno un po'?

"Beh, sì, ad esempio il sistema fiscale tedesco si compone di quattro scaglioni e una maxi aliquota variabile che cresce progressivamente al reddito nella fascia in cui si concentrano la maggior parte dei contribuenti: prevede una no tax area  quindi una soglia di reddito esente da imposte  a 9.000 euro. 
Un meccanismo che potrebbe diventare iperprogressivo tanto più cresce il reddito, ponendo però un tetto del 43% ovvero l’attuale aliquota massima, vengono cancellate  le detrazioni per tipologia di reddito così le curve Irpef sarebbero tre, differenziate per dipendenti, pensionati e autonomi.  Per conoscere l'importo da pagare basterebbe inserire il proprio reddito in un calcolatore virtuale che, una volta definita la categoria di appartenenza e le relative deduzioni e detrazioni spettanti, comunicherebbe velocemente la cifra da pagare".

Quali sono gli obiettivi che ti poni?

"Gli obiettivi sono tre: una Irpef più semplice, senza i salti d’imposta che caratterizzano l’impianto attuale, più facile da leggere per il contribuente, che conoscerebbe l’aliquota effettiva applicata a ogni reddito in base alla formula, più semplice da gestire per i governi, che potrebbero valutare senza troppe incognite l’impatto distributivo di ogni possibile modifica. Alla novità degli scaglioni del modello tedesco si accompagna la volontà di rivedere anche l'intero sistema delle detrazioni. Allo studio del Governo ci sono infatti le centinaia di agevolazioni fiscali presenti nel nostro sistema fiscale che si vorrebbero sostituire con trasferimenti diretti in denaro, come gli assegni unici per le famiglie. Con questa modifica anche chi non ha imposte sufficienti da compensare con deduzioni e detrazioni può beneficiare dell'aiuto statale e il sistema fiscale diventerebbe più neutro".

Non sembra che sia poi così difficile attuare queste modifiche in Italia

"Può questo essere un modello che convince, ma non è possibile calare cosi' "d'emblée" un sistema fiscale in un Paese che parte da una situazione differente: occorre uno studio accurato perchè il fisco è materia delicata e complessa, occorrono delle modifiche e una particolare attenzione affinchè la nuova riforma sia responsabile, intelligente e capace di ridurre tra i cittadini le diseguaglianze che sono drammaticamente aumentate negli ultimi dieci anni".

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