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Imprese e Professioni
Sanità negata nell’emergenza epidemica. Un appello a garantire le urgenze

L'emergenza COVID rischia di gettare allo sbaraglio centinaia di migliaia di pazienti affetti da altre importanti patologie. Nel caso delle patologie cutanee, come ci segnala la Prof. Gabriella Fabbrocini, Direttore UOC di Dermatologia e Venereologia - AOU Federico II, Napoli e Direttore della Scuola di Specializzazione di Dermatologia e Venereologia Università degli Studi di Napoli Federico II“, centinaia di pazienti a rischio di melanoma vedono procrastinarsi il loro intervento per l'indisponibilità di unità operative e di sale operatorie. Di qui l'esigenza di un appello a concentrare gli sforzi per poter comunque garantire urgenze a malattie croniche e a tumori cutanei.

Intervista alla Prof. Gabriella Fabbrocini

Professoressa Fabbrocini, come siete riusciti a Napoli a reagire a questo fenomeno dilagante?

 “Per questa ragione, proprio per garantire le urgenze, la U.O.C. da me diretta dell'Università di Napoli Federico II si è dovuta in questi mesi reinventare. Uno sforzo enorme con procedure di triage all' ingresso per lavorare in sicurezza test rapidi e poi eventualmente tamponi al fine di controllare l'epidemia e nello stesso tempo garantire assistenza a tutti. Per evitare assembramenti abbiamo prolungato l'orario delle visite nella nostra struttura pubblica, fino a febbraio organizzate in un orario 8.30-15.30, ad un orario molto più lungo dalle 8.30 alle 18.30 e abbiamo cavalcato una rivoluzione digitale. Oggi il paziente che necessita di una visita dermatologica presso la nostra struttura può espletare tutta la parte burocratica da remoto e recarsi nella nostra struttura solo per la visita riducendo con il tempo di permanenza nell'azienda ospedaliera universitaria; può anche prenotarsi per un teleconsulto se essendo in una zona rossa ha difficoltà ad accedere alla struttura. Il teleconsulto è diventato anche una regola per dare risposte a pazienti che spesso necessitavano di controlli serrati e frequenti ma il tema della sanità negata rimane e rischia di diventare una bomba ad orologeria anche in termini economici una volta terminata la fase di emergenza pandemica.”

Può farci qualche esempio più specifico?

“Un melanoma diagnosticato allo stadio di melanoma in situ costa allo Stato poche migliaia di euro, già un melanoma che necessita di allargamento e stadiazione costa 10 volte in più e se pensiamo poi ai casi che arrivano in fase metastatica il costo diventa superiore di 30 volte per il sistema sanitario nazionale. Anche per malattie croniche quali psoriasi e dermatite atopica dove individuare la terapia giusta spesso non è facile e arrivare ad un corretto inquadramento diagnostico-terapeutico può impiegare mesi ed anni, la sospensione delle attività e delle consultazione può rischiare di pregiudicare un percorso virtuoso  e anche qui in termini economici si rischia di costare allo stato molto di più di quanto costerebbe continuare ad assicurare assistenza in un momento come questo creando livelli di offerta di assistenza differenziati e separati”.

Quindi, se ben capisco il concetto, il danno economico cui lei ha accennato non va trascurato e si assomma a quello comunque ancor più grave della dilazione delle cure per il paziente

“Un paziente che ha ricevuto l'induzione per un biotecnologico e ha ottenuto subito una riduzione della sua sintomatologia soggettiva ed oggettiva del 40% come avviene spesso, per esempio con farmaci innovativi come il “dupilumab” in pazienti con dermatite atopica, potrebbe essere penalizzato e non riuscire a continuare le cure riducendo aderenza e compliance. Questo potrebbe avere ricadute sia in termini di qualità della vita per il paziente ma, non dimentichiamo, anche in termini economici per il sistema sanitario nazionale che in seguito dovrebbe sostenere nuovamente i costi della fase di induzione e una ricaduta negativa anche in termini sociali con la perdita di giornate lavorative e l'astensione dal lavoro per i sintomi di malattia che si ripresenterebbero”.

Perché il sistema sanitario italiano non è riuscito a reagire correttamente?

“Il nostro Paese si è trovato ad affrontare l’epidemia da nuovo coronavirus con un sistema sanitario già in grande difficoltà in quanto negli ultimi 20 anni il turn over per il personale sanitario è stato ridotto all'osso o completamente azzerato. Si sono svuotate le divisioni ospedaliere o quelle aziendali universitaria a favore del territorio con la nascita delle aggregazioni funzionali territoriali che ahimè, tranne alcuni esempi virtuosi come la Toscana e l'Emilia Romagna, sono rimaste sulla carta in tutte le regioni d' Italia.  La  causa non è certo da ricercare nelle  incompetenze delle diverse professionalità mediche - che hanno anzi mostrato nella prima come nella seconda ondata straordinaria abnegazione, capacità e ingegnosità nel problem solving - ma da un lato a causa della grave carenza di personale medico e infermieristico ancora più evidente e drammatica nelle regioni meridionali, e dall’altro dalla mancanza di un adeguato sistema di rete capace di contenere le conseguenze dell’epidemia senza comprimere l’imprescindibile diritto alla salute dei pazienti non Covid”.  

Quanti danni sta provocando insomma il coronavirus?

“E’ evidente che tutte le risorse in termini di investimenti, personale, spazi e attrezzature sono stati contingentati per rispondere all’emergenza mentre ogni altra domanda di salute rischia di cadere nel vuoto per quanto, almeno sulla carta, sia garantita l’assistenza ai pazienti oncologici e “gravi”. E’ ovvio però che alcune patologie – ad esempio quelle cardiovascolari, il diabete, le immunodeficienze – se non adeguatamente curate e monitorate sono destinate ad aggravarsi, spesso con esiti severi o infausti. Ancora, non può passare inosservato che a Milano una giovane di 26 anni, paziente oncologica, abbia dovuto lanciare un appello sui social per chiedere una chance di cura. Sono innumerevoli, infine, le storie che si sono verificate prima dell’estate, e si stanno ripetendo adesso un po’ ovunque nel Paese, di persone malate a casa, con febbre o altri sintomi, anche in condizioni molto gravi, che si sentono completamente abbandonate perché nessuno risponde alle loro richieste di aiuto”.

Possiamo affermare che le lacune sono nel sistema stesso?

“E’ evidente che si tratta di una pandemia che il mondo, non solo l’Italia, non era pronto ad affrontare e che purtroppo in zone, come il meridione dove il sistema aveva già lacune importanti rischia di rendere inaccessibili le cure tanto per i pazienti Covid quanto per i pazienti non Covid, con un prezzo altissimo. Nel nostro Paese, quindi, non solo adesso si rischia di morire di Covid ma in un futuro assai prossimo si morirà per patologie invece gestibili e curabili. 
L’emergenza Coronavirus ha quindi riacceso i riflettori sulla necessità di finanziare la sanità pubblica – l’Italia è uno dei Paesi industrializzati in cui la spesa pro-capite e tra le più basse al mondo-  di ripartire le risorse proporzionalmente al bacino d’utenza in modo da colmare il gap di posti letto, attrezzature e personale, ma anche di ripensare in termini di rete il servizio sanitario nazionale recuperando all’operatività  non solo i medici di famiglia ma anche medici e personale dei servizi di igiene e prevenzione delle Asl, senza assolutamente rinunciare – come invece sta accadendo adesso, in ragione del  contingentamento di spazi e professionalità - ai percorsi di formazione universitaria nei diversi ambiti della medicina”.

Prof. Gabriella Fabbrocini

Gabriella FabbrociniGabriella Fabbrocini

Direttore UOC di Dermatologia e Venereologia - AOU Federico II,  Napoli, Direttore della Scuola di Specializzazione di Dermatologia e Venerologia Università degli Studi di Napoli Federico II.
Voluntary Professor, Dr. Phillip Frost Department of Dermatology and Cutaneous Surgery Miller School of Medicine - Miami(FL).
Staff of Unesco Chair for Health Education and Sustainable Development Rappresentante Alternate per Health – Shadow Strategic Programme Committee di Horizon Europe (MIUR)

Qui la pagina facebook

Gabriella Fabbrocini è nata a Napoli il 16 dicembre 1964. Ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia e il Diploma di Specialista in Dermatologia e Venereologia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Nel 2018 è diventata Professore Ordinario di Dermatologia e Venereologia presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e dal 2017 è Direttore della Scuola di Specializzazione di Dermatologia e Venereologia presso lo stesso Ateneo, nonché Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Dermatologia Clinica presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria “Federico II”. L’Unità da lei diretta ha un volume di attività pari ad un totale di 50.000 prestazioni nel solo 2019 di queste circa il 30% rappresentano patologie cutanee infiammatorie croniche (psoriasi, idrosadenite dermatite atopica) ed in tale anno sono stati diagnosticati 298 melanomi. Nel 2014 è stata nominata componente del Consiglio Superiore di Sanità, Ente del Ministero della Salute, e fino al 2018 ha ricoperto la carica di Vicepresidente della Terza Sezione del Consiglio Superiore di Sanità.

E’ autore di 473 pubblicazioni, 407 pubblicate su riviste nazionali ed internazionali impattate, con H-index 34 (Scopus 21/10/2020) e autore di 27 libri di testo internazionali e 31 nazionali.

E’ coordinatrice di numerosi progetti di ricerca e responsabile di studi clinici internazionali nel campo dell’acne, delle malattie infiammatorie della pelle (psoriasi, dermatite atopica, idrosadenite), dermoscopia, melanoma, fotodermatologia e alopecia. Da sempre impegnata nell’assistenza dei pazienti fragili, da 10 anni ha creato un ambulatorio per la cura dermocosmetologica delle reazioni cutanee da chemioterapici e nel dicembre 2019 ha ricevuto il riconoscimento del Premio Presa “Dalla parte dei fragili. Il ruolo del paziente tra assistenza, innovazione terapeutica e welfare”.

E’ coordinatrice del Memorandum of Understanding per la collaborazione tra l’Università di Miami e l’Università di Napoli Federico II e dal 2009 è Professore di Dermatologia e Chirurgia cutanea presso la Miller School dell’Università di Miami. Recentemente è stata nominata componente dello Staff dell’Unesco Chair for Health Education and Sustainable Development e rappresentante per il settore Health dello Shadow Strategic Programme Committee di Horizon Europe. E’ felicemente sposata con Fabrizio Michele Pallotta d’Acquapendente ed è madre di Raffaele ed Alfredo.

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