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Italia Atlantica
Il futuro del Medio Oriente dopo le elezioni USA
(fonte Lapresse)

Roma - Ieri pomeriggio Lisa Palmieri-Billig, rappresentante in Italia e di collegamento preso la Santa Sede dell’American Jewish Committee ha tenuto un interessante webinar in collaborazione con il Trans-Atlantic Institute dell'organizzazione a Bruxelles dal titolo "Il futuro del Medio Oriente dopo le Elezioni Americane ”con due esperti di diplomazia internazionale: l'avvocato e giornalista abglo-italiano Bepi Pezzulli e l'Ambasciatore Giulio Terzi di Sant'Agata.

Gli esperti hanno discusso di come potrebbe essere la politica del presidente eletto degli Stati Uniti Joseph Biden nei confronti del Medio Oriente. Mentre Pezzulli osservava con cautela che "e 'molto presto per fare un assessment su quale saranno le aree di continuità e discontinuità della politica statunitense nel Medio Oriente", affermava nello stesso tempo che "la stabilita del Medio Oriente è nell'interesse permanente degli Stati Uniti". Terzi di Sant’Agata era d'accordo, ma ha affermato di vedere "gli elementi di forte continuità" dato non solo "l’amicizia e impegno di Biden nel sostenere la sicurezza d’Israele" ma anche il suo “sostegno agli storici Accordi di Abramo". L’ex ambasciatore li vede di "valore epocale". Egli afferma che oltre alla normalizzazione delle relazioni diplomatiche, apriranno le porte di una collaborazione economica che cambierà il quadro geopolitico in generale nel Medio Oriente. Con l’evento di Biden - ha detto Terzi d’Agata - ci sarà un motivo in più per l’Arabia Saudita di unirsi agli Accordi.

La principale differenza attesa per quanto riguarda la futura politica statunitense in Medio Oriente secondo entrambi gli esperti riguarderà l'Iran. Biden ha già dichiarato la sua disponibilità a rientrare in un nuovo accordo nucleare con l'Iran che preoccupa non solo gli Stati arabi sunniti, ma soprattutto Israele. "E’ un terreno scivoloso", ha detto Terzi di Sant'Agata a causa della sponsorizzazione del terrorismo da parte di Teheran, soprattutto Hezbollah, il suo proxy in Libano.

Sentendo menzionato Hezbollah Lisa Palmieri-Billig ha interrotto l'ambasciatore Terzi di Sant'Agata: "Hezbollah è un grosso tema collegato con l'Iran. L'American Jewish Committee - infatti - sta promuovendo una campagna che mette Hezbollah sulla lista delle organizzazioni terroriste. Italia però ancora resiste." Ha poi proseguito citando l'iniziativa del senatore italiano Lucio Malan che sta raccogliendo una lista di parlamentari a favore dell'inserimento di Hezbollah nella lista italiana delle organizzazioni terroristiche.

L'ambasciatore Terzi di Sant'Agata che è stato anche ex ministro degli Esteri italiano, ha concordato affermando: "Hezbollah è un'organizzazione che è terroristica nella sua interezza e deve essere trattata come tale. È del tutto inaccettabile che i suoi membri siano invitati a parlare al parlamento italiano come se fossero rappresentanti di un normale partito democratico. No! Commettono atti di terrorismo in tutto il mondo. Il rifiuto dell'Italia di dichiararlo supponendo che le concessioni siano necessarie per proteggere le vite dei coraggiosi soldati italiani in UNIFIL è indifendibile. Il governo italiano mette a nudo la sua debolezza diventando un ostaggio autoproclamato ".

Pezzulli, costernato dall'incapacità dell'Italia di considerare inequivocabilmente Hezbollah un'organizzazione terroristica, ha aggiunto le seguenti parole: "Hezbollah è il più grande singolo fattore di destabilizzazione in Medio Oriente. Non c'è dubbio che l'Italia deve dichiarare che tutto Hezbollah è un'organizzazione terroristica. Il suo leader [Hassan Nasrallah] dichiara che la separazione di Hezbollah in un'ala politica e in un'ala militare ‘è un'invenzione, un intruglio dell'Occidente, poiché esiste un solo Hezbollah’. Fino all'ultimo uomo, è una milizia armata".

Oggi è in fieri una nuova realtà mediorientale che animerà non solo la politica dell'amministrazione Biden, ma dovrebbe anche stimolare la riflessione in Europa sul proprio atteggiamento nella regione. I vecchi paradigmi come "terra in cambio di pace" riguardo al conflitto israelo-palestinese o il sostegno cieco a organizzazioni terroristiche come Hezbollah non sono più scelte praticabili.

Si spera che il messaggio di ieri sia stato ascoltato forte e chiaro.

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