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Jungle Guide, sul sentiero dei mercati
Fra l'Unicredit di Jean Pierre Mustier e la Politica, ha vinto la Politica

Parafrasando Warren Buffett potremmo dire che quando un management con una reputazione specchiata incontra un sistema politico con una cattiva reputazione, è quest’ultimo che mantiene intatta la sua nomea.

E così l’amministratore delegato di Unicredit, Jean Pierre Mustier, nel week end di settimana scorsa ha gettato la spugna; al più tardi da aprile non sarà più al comando della seconda maggiore banca italiana. Nonostante avesse costruito con pazienza la strategia di rilancio di Unicredit negli ultimi quattro anni, basandola su crescita organica, risanamento patrimoniale e quindi, una volta migliorata la redditività, maggiori ritorni per gli azionisti, improvvisamente nello scorso week end si è accorto che il CDA non condivideva più tale rotta. E ne ha tratto le conclusioni.

Cosa è successo? Probabilmente la pressione del governo italiano per trovar marito al Monte Paschi di Siena ha avuto la meglio e gli azionisti di riferimento hanno risposto alla chiamata “patriottica” a difesa del sistema bancario italiano. Dopo il blitz di Intesa su UBI la primavera scorsa ed il recente annuncio di Credit Agricole sul Credito Valtellinese era chiaro che il Risiko bancario italiano si fosse rimesso in moto: Mustier ha sempre preferito assecondare la vocazione internazionale di Unicredit, ma evidentemente la Politica aveva deciso diversamente: un chiaro segnale d’avvertimento da Roma era già partito con la nomina di Gian Carlo Padoan a prossimo Presidente di Unicredit. Difficile che l’ex-ministro del Tesoro, proprio colui che aveva orchestrato il salvataggio e la (temporanea) nazionalizzazione del Monte, non fosse motivato a portare a termine quel disegno di risanamento della tribolata banca senese.

Di tutti i motivi per vedere un cambio di guida al vertice, questo era probabilmente il peggiore. Ammesso e non concesso che Montepaschi sia anche una banca risanata dal punto di vista della gestione tradizionale, un suo acquisto porta con sé il concreto rischio di maxi risarcimenti (10 miliardi di Euro?) verso passati azionisti e correntisti per la disastrosa gestione di circa un decennio fa. Per non parlare degli inevitabili esuberi di personale conseguenti la razionalizzazione di filiali e funzioni sul territorio italiano (altro punto politicamente molto sensibile).

Il mercato non ha mancato di mostrare il suo disappunto: dalla chiusura di venerdì della settimana scorsa il titolo ha perso oltre il 12%, con un taglio alla capitalizzazione di circa 3 miliardi di euro. E credo che non sia ancora finita: nonostante la nota emessa dal CDA che vuole tranquillizzare gli investitori rispetto al rischio di operazioni potenzialmente distruttive di valore, temo che le vendite continueranno; almeno fino a che non verrà adeguatamente scontato quanto meno il rischio legale connesso con una possibile fusione Unicredit-Monte dei Paschi. Poi ci sarà da ragionare sui suoi effetti sugli equilibri patrimoniali e reddituali del nuovo gruppo bancario.

Nel frattempo è già partito il toto-nomine per il successore di Mustier. Dalla scelta del nuovo CEO si capiranno subito come stanno le cose: se arrivasse un manager italiano, con comprovata esperienza in tema di ristrutturazioni bancarie e che sappia dialogare con Roma (Massiah?, Nicastro?...) si avrebbe la conferma definitiva del futuro destino di Unicredit. Non credo dovremo aspettare molto.

*strategist finanziario e autore del libro "Jungle Guide"

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