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Lampi del pensiero
Coronavirus, prove di regime:vale la pena rinunciare alla libertà per la vita?

Dacci oggi la nostra restrizione quotidiana. È questa, ormai, la preghiera giornaliera del cittadino terrorizzato, vittima per eccellenza della psicopolitica: il cittadino terrorizzato che, in nome dell’emergenza e della sicurezza sanitaria, è disposto a perdere ogni giorno un pezzo delle sue libertà e dei suoi diritti, pur di fare salva la vita. Ormai è una tendenza consolidata: ogni giorno l’emergenza non si attenua. Si intensifica. E, con essa, si radicalizzano i dispositivi di restrizione delle libertà e dei diritti. L’emergenza c’è ed è seria, sia chiara.

Ma è altresì certo che se un eventuale aspirante dittatore del mondo volesse, in futuro, instaurare la sua tirannia, troverebbe nella strategia della pandemia e delle conseguenti restrizioni di libertà una via privilegiata per farlo: se non fosse che davvero ci troviamo nel bel mezzo dell’emergenza del Coronavirus, verrebbe davvero da pensare che siamo al cospetto di un progetto di bioingegneria sociale di instaurazione di una dittatura, un pezzo alla volta, una restrizione dietro l’altra. Dall’invito a non uscire di casa si è, così, passati alla costrizione a norma di legge, con pene draconiane che anche ieri si sono inasprite. E, intanto, si è controllati panotticamente mediante le celle dei cellulari. L’esercito è onnipresente nelle città, quasi si fosse nel Portogallo di Salazar o nella Grecia dei Colonnelli.

E i droni volano sopra di noi, per sorvegliarci senza soluzione di continuità. In nome della paura, siamo disposti a rinunziare a tutto: pur di avere salva la vita. Per inciso, i dati del Viminale – salvo errore – ci suggeriscono che finora circa il 96% delle persone e delle attività controllate hanno rivelato di essere in regola con le norme via via dettate dal governo. Come spiegare, allora, la ratio dell'inasprimento delle sanzioni con ammende più che decuplicate, con sequestri e con ulteriori limitazioni? Se fossimo nella suddetta dittatura, sarebbe chiarissima la ratio. Ma poiché siamo negli spazi della democraticissima Europa del 2020, la ratio sfugge. E, intanto, proprio ieri si è diffusa la notizia in accordo con la quale le misure restrittive dettate dal Covid19 potrebbero essere prorogabili fino al 31 luglio 2020. Libertà e Costituzione potrebbero, davvero, essere sospese fino a data da definirsi?

Intanto si fa sentire, ogni giorno più pungente, la domanda fondamentale, quella a cui gli spiriti liberi, che non si sono arresi al terrore, non dà pace: fino a che punto ci sarà chiesto di rinunziare alla nostra libertà? Vale davvero la pena rinunziare alla libertà, a ogni libertà, per avere salva la vita? Non è forse, tra i punti fermi della storia della civiltà occidentale, la consapevolezza del fatto che, tra tutti, la libertà è il bene più prezioso?

 

Diego Fusaro (Torino 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) ed è fondatore dell'associazione Interesse Nazionale (www.interessenazionale.net). Tra i suoi libri più fortunati, "Bentornato Marx!" (Bompiani 2009), "Il futuro è nostro" (Bompiani 2009), "Pensare altrimenti" (Einaudi 2017).

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