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Lampi del pensiero
Coronavirus, scoperta un nuova patologia: l'asintomaticità
Crediti Photo Nick Zonna

Hanno scoperto una nuova patologia. Si chiama asintomaticità. Significa, in sostanza, risultare positivi al tampone, senza però avere alcun sintomo. I reparti di rianimazione e le terapie intensive sono pressoché vuoti. I casi di decesso sono ormai pressoché inesistenti. Come si può, dunque, mantenere l’emergenza in assenza di emergenza? Come fare a tenere in piedi il nuovo “regime molto stringente”, come loro stessi l’hanno definito, se non v’è più realmente l’emergenza su cui esso si fonda? Semplice, basta inventarsi una nuova patologia. L’asintomaticità, appunto. Vi sono – è storia di questi giorni – 1000 casi: ma soli 3 decessi e “una riduzione dei malati gravi” (parola del dottor Bassetti). Dov’è, di grazia, l’emergenza? È come la fedeltà tra gli amanti di cui diceva Metastasio: “che vi sia, ciascun lo dice; dove sia, nessun lo sa”. Il trucco è alquanto semplice, direi banale: si parla genericamente di nuovi casi, insistendo su questo aspetto ben più sul fatto che – appunto – sono pressoché sparite le morti e le corse nelle terapie intensive. Prodigi dei padroni del discorso terapeuticamente corretto! Tra l’altro, non passi sotto silenzio il fatto che il “tampone positivo” può realmente mutare l’asintomaticità in malattia. Come? Creando panico e depressione, ossia fattori che portano potenzialmente all’immunodepressione e a tutto ciò che può conseguirne. È, del resto, pleonastico ricordare che i signori dell’industria del farmaco lavorano da anni in vista del reperimento del loro sacro Graal: produrre farmaci per soggetti sani. Ci sia, infine, concesso sollevare un dubbio: se, come ormai pressoché tutti i virologi ripetono, il virus muta senza posa, come si fa a trovarlo mediante il tampone? Il tampone, infatti, dovrebbe avere una sequenza genica in grado di “attaccarsi” al virus eventualmente presente nel liquido. Epperò, se il virus muta senza tregua, come si può usare lo standard connesso al test? Non si va, in quel caso, a cercare un virus differente da quello che è eventualmente presente nel liquido esaminato? Insomma, sembra davvero che l’emergenza, in ogni caso, non possa e non debba finire, perché, se finisse, si dovrebbe tornare alla normalità. Ma i padroni del caos hanno già deciso da tempo che è tempo di “nuova normalità” e che il passato a cui eravamo abituati non può più tornare.

 

Diego Fusaro (Torino 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) ed è fondatore dell'associazione Interesse Nazionale (www.interessenazionale.net). Tra i suoi libri più fortunati, "Bentornato Marx!" (Bompiani 2009), "Il futuro è nostro" (Bompiani 2009), "Pensare altrimenti" (Einaudi 2017).

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