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Lampi del pensiero
Covid, tamponi a scuola? Ennesimo dispositivo di controllo che nega la libertà
Dad: licei milanesi occupati

Ebbene sì, pare che dopo Pasqua si vada verso la riapertura delle scuole di tutta Italia. Non è semplice dire, per ora, se si tratti soltanto dell'ennesimo episodio dell'ormai tristemente nota saga dell'asino e della carota. Quel che è certo, tuttavia, è che viene anche in questo caso avvalorato uno dei punti nodali del nuovo capitalismo terapeutico o Leviatano sanitario che dir si voglia: in estrema sintesi, ogni volta gli amministratori dei cristalli del potere introducono - sempre per proteggere la nostra vita, sia chiaro - un nuovo dispositivo biopolitico di controllo e un nuovo elemento del paradigma securitario che vi promette sicurezza in cambio di libertà. E così, ogni volta, vi tolgono un pezzo di libertà, di privacy e di sovranità sul vostro corpo, con la scusa che vogliono difendere la vostra salute, per la quale invero sembravano non nutrire alcun interesse allorché si trattava di fare la spending review e la sempre santificata razionalizzazione liberista della spesa pubblica. In questo caso, la proposta che è stata avanzata dal ministro dell'istruzione Patrizio Bianchi, con il prezioso contributo del sempre valente commissario per la lotta al covid, il Generale Francesco Paolo figliuolo, riguarda la possibilità di effettuare periodicamente i tamponi nelle classi agli studenti e ai docenti. Così titola testualmente "La Repubblica", rotocalco turbomondialista, voce del padronato cosmopolitico e ultimamente anche grancassa del nuovo Leviatano sanitario: "Scuola, ipotesi tamponi al primo giorno della settimana" (25.3.2021). Insomma, anche a seguito delle molteplici e benemerite proteste degli studenti di tutta Italia contro la barbarie tecnologica della Dad, gelido acronimo che sta per didattica a distanza, il potere risponde: e lo fa promettendo la riapertura della scuola, a patto che, secondo il solito e ben collaudato modulo ricattatorio, si sia disposti a cedere quote di sovranità sul proprio corpo; a patto cioè che si accetti di essere sottoposti ogni volta a inizio settimana alla prassi del tampone. Lo vado ripetendo da ormai un anno: l'emergenza epidemiologica è stata da subito utilizzata (e secondo alcuni creata ad arte) come metodo di governo dai gruppi dominanti a proprio esclusivo beneficio. Molti sono gli obiettivi dell'"epidemia come politica", per citare il sempre lucido e pregnante Giorgio Agamben: non solo la distruzione pianificata dei ceti medi a beneficio dei colossi del grande capitale ecommerce e multinazionale; né soltanto la riplasmazione autoritaria della società o, ancora, l'introduzione di quel principio organizzativo della nuova normalità che è la social distance e che, ça va sans dire, difficilmente uscirà dal circolo dell'apparire anche negli anni a venire. Accanto a tutti questi obiettivi, e sinergicamente rispetto ad essi, vi è anche in posizione non marginale il controllo totale e totalitario del corpo di tutti e di ciascuno: è questa l'essenza stessa della biopolitica come biocrazia, cioè come potere esercitato sulla nuda vita alla quale siamo ridotti, in una disgiunzione integrale dell'unità biologica da quella spirituale, sociale, culturale, spirituale; in sostanza, il biopotere dispone senza limiti della nostra vita, giustificandosi con l'usuale narrativa di ordine protettivo ( il paradigma biosecuritario). Il controllo non è più solo sopra la pelle, ma anche sotto la pelle: provate anche solo a pensare a tutte le volte che, negli ultimi giorni, vi è stata misurata più o meno coattivamente la temperatura corporea. Ordunque, è esattamente secondo questa logica illogica che occorre leggere la pratica dei tamponi, nonché della proposta di introdurli settimanalmente nelle scuole come inaggirabile precondizione per la loro riapertura. Può ancora dirsi libera una società di questo tipo, sempre più simile a un regime di controllo totale? E che cosa è diventata la vita all'interno di una società che riduce il vivere al mero sopravvivere e che fa della vita una semplice unità biologica controllata in ogni modo dagli apparati del potere? Guardate seriamente in faccia i vostri figli: è davvero questo il mondo che volete lasciare loro in eredità? Volete davvero consentire che il biopotere disponga delle loro vite trattandoli come un gregge senza dignità, umiliandoli ogni giorno, secondo la modalità descritta da Orwell dello stivale che atrocemente calpesta il volto umano senza tregua?

Diego Fusaro (Torino 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) ed è fondatore dell'associazione Interesse Nazionale (www.interessenazionale.net). Tra i suoi libri più fortunati, "Bentornato Marx!" (Bompiani 2009), "Il futuro è nostro" (Bompiani 2009), "Pensare altrimenti" (Einaudi 2017).

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