I blog riportano opinioni degli autori e non necessariamente notizie, in ossequio al pluralismo che caratterizza la nostra Testata.
A- A+
Lampi del pensiero
Laurea bruciando i tempi? Prima bisogna risvegliare la passione per la cultura

Ormai da qualche settimana è prassi consolidata leggere articoli su diverse testate che celebrano giovani ragazze e ragazzi di tutta Italia che si sono laureati "bruciando i tempi". Che siano solo 22 o 23 anni, poco cambia: i giornali fanno a gara a osannare, tra i giovani, quelli che per primi arrivano al traguardo della laurea, veicolando eo ipso il pericoloso messaggio secondo cui il tempo è denaro e occorre velocizzare il più possibile il raggiungimento di qualsivoglia scopo. Il messaggio che passa, e che viene apertamente promosso senza perifrasi, è il seguente: apprezzate le qualità del ragazzo o della ragazza in questione, la sua capacità di mettere a frutto il tempo e di ottenere il massimo risultato nel minor tempo possibile. Conseguendo tale risultato, il giovane in questione si rivela un "vincente", uno che ce l'ha fatta, o, se preferite, un capitalista in potenza che già ha capito come funziona il mondo.

Ora, mi permetto di dissociarmi pienamente da questa logica imperversante e di offrire una diversa prospettiva, ben sapendo che essa è minoritaria e, come se non bastasse, quasi sempre sottoposta a sferzante requisitoria. Lo faccio non certo perché io desideri fare l'elogio del "fuori corso", vale a dire dello studente che si prende troppo tempo per portare a compimento il proprio percorso formativo. Al contrario, ritengo pienamente criticabile il contegno di chi raddoppia o talvolta anche triplica i tempi richiesti per giungere alla fine della propria carriera di studente universitario. Il punto sta però altrove. Nella malsana idea della "gara" a chi si laurea prima vedo operativo, in forma non obliqua, il principio di prestazione proprio della civiltà neoliberale. In grazia di tale principio, ciascuno è ridefinito in termini di soggettività imprenditoriale, chiamata a mettere a frutto la propria impresa, cioè anzitutto se stesso. Il sapere stesso decade al rango di know how banausico, finalizzato a produrre l'utile e a generare il business presso i circuiti della civiltà della tecnica e dei mercati. Non vi è più traccia di quella "pazienza del concetto", come la appellava Hegel, che dovrebbe essere la base della cultura e dello spirito critico: tutto, invece, deve avvenire nell'istantaneità dell'hic et nunc, producendo effetti pratici immediati e permettendo il prima possibile un congruo tornaconto di ordine economico. In caso contrario, il sapere verrebbe giudicato inutile e, dunque, non degno di essere valorizzato.

È questa, come sappiamo, l'essenza di un mondo in cui conta solo ciò che può essere contato e in cui vale solo ciò che può valere economicamente. Ma può davvero dirsi cultura quella che si spaccia oggi per tale e che, più propriamente, dovrebbe essere classificata come semplice sapere tecnico volto all'utile? Occorre risvegliare il prima possibile le nuove generazioni dall'incubo in cui sono sospese e che esse seguitano a scambiare per un sogno: occorre tornare a far sì che si accenda nei giovani il desiderio di sapere, la passione per la cultura; desiderio e passione che, come ci insegna Platone, sono i fondamenti reali di ogni possibile emancipazione che ci conduca fuori dalla caliginosa caverna in cui non abbiamo cessato di essere rinchiusi. E perché tale fiamma si accenda nel giovane discente, vi è bisogno di veri maestri. Il vero maestro non è quello che trasferisce nella testa del discente contenuti già pronti, quasi si trattasse di un travaso botanico. Au contraire, il vero maestro è quello che indica la via, quello che fa nascere insopprimibile nel discente il desiderio di uscire dalla caverna a riveder le stelle della cultura e del sapere.

p>Diego Fusaro (Torino 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) ed è fondatore dell'associazione Interesse Nazionale (www.interessenazionale.net). Tra i suoi libri più fortunati, "Bentornato Marx!" (Bompiani 2009), "Il futuro è nostro" (Bompiani 2009), "Pensare altrimenti" (Einaudi 2017).

IMG 20180131 WA0000
 

Iscriviti alla newsletter
Commenti
    Tags:
    laureastudenticulturadiego fusaro
    in evidenza
    CDP, ospitato FiCS a Roma Gorno Tempini: “Agire come sistema unico”

    Corporate - Il giornale delle imprese

    CDP, ospitato FiCS a Roma
    Gorno Tempini: “Agire come sistema unico”

    i più visti
    in vetrina
    CDP, presentato il report sulla sostenibilità nei sistemi agroalimentari

    CDP, presentato il report sulla sostenibilità nei sistemi agroalimentari


    casa, immobiliare
    motori
    Stellantis lancia il nuovo Scudo e Ulysse anche 100% elettrici

    Stellantis lancia il nuovo Scudo e Ulysse anche 100% elettrici


    Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

    © 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

    Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

    Contatti

    Cookie Policy Privacy Policy

    Cambia il consenso

    Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.