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Lo sguardo libero
1° Maggio, Mattarella guarda al futuro del lavoro
Sergio Mattarella  Lapresse

Le parole del capo dello Stato Sergio Mattarella durante le celebrazioni per la Festa del Lavoro al Quirinale – totalmente condivisibili - dimostrano che le nostre democrazia e Repubblica hanno un futuro perché si evolvono e guardano avanti.

Mattarella ha 80 anni (data di nascita: 23 luglio 1941) e viene da quella sinistra democristiana che a sua volta è un’emanazione di quelle forze – una sorta di “compromesso storico” ante litteram tra democristiani e comunisti – che diedero vita alla Costituzione. Nonostante all’art. 4 la legge fondamentale dello Stato parli di “diritto al lavoro”, il Presidente non è caduto per così dire nel banale (come spesso fanno i sindacalisti), ma ha sostenuto che “il lavoro è fondamento della Repubblica”. Una sfumatura importante. Una consapevolezza, forse, del pensiero liberale, sempre più diffuso tra i giovani italiani – non a caso Mattarella ha detto che il Paese ha bisogno di nuove generazioni di costruttori – se non altro perché più congruente col mondo del lavoro di oggi, che le giovani generazioni, a partire da quelle che competono a livello globale, conoscono bene. Nel mondo attuale il lavoro è una conquista.

Certo bisogna contestualizzare, allora si usciva dal Fascismo e l’influenza del comunismo era diffusa: si parlò di “diritto”, ma l’art. 4 è comunque attuale, così recita: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Giustissimo, ma bisogna darsi da fare. Per intenderci: se sto a letto tutto il giorno, non mi formo, non studio, non mi specializzo, lo Stato mi deve un lavoro?

Importante l’apertura sul Green Deal europeo, su Next generation EU – il secondo è una sorta di accelerazione, dovuta alla pandemia, del primo - e sul PNRR (Piano Nazionale Ripresa Resistenza), la declinazione italiana: un disegno di 248 MLD, tra 191 di Next Generation EU (69 di prestiti e 122 a fondo perduto) e altri stanziati dal Governo. "La battaglia per il lavoro – ha detto Mattarella - è una priorità che deve unire gli sforzi di tutti. È questa l'ambizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Bisogna riconoscere il bene comune e perseguirlo, non possiamo sprecare l'occasione di compiere tutti insieme un passo in avanti". 

Che cosa c’è di meglio di fare dell’Europa entro il 2050 l’area più innovativa del mondo e a impatto climatico zero, portando lavoro e crescita investendo nella sostenibilità, nella digitalizzazione e nell’inclusione sociale? Non si dimentichi che gli Usa di Joe Biden, la Cina di Xi Jinping e la finanza internazionale (si pensi ai fondi ESG – Environmental Social Governance) scommettono anch’essi sulla sostenibilità come motore della crescita.

Dall’altra parte a Torino, l’Italia contraria alla democrazia e alla Repubblica: perlomeno quella vista in piazza, quella dei centri sociali, dei NO TAV (che non si capisce perché non assecondino il Green deal) e degli anarchici. Viene esposto un fantoccio del presidente del Consiglio Mario Draghi ghigliottinato e si provocano scontri con le forze dell’ordine. Vigliaccamente: si può protestare, ma solo a volto scoperto, perché l’individuo e la sua responsabilità sono un altro fondamento – come il lavoro - della democrazia e della Repubblica.

A questo ritorno antidemocratico probabilmente hanno contribuito le vicende settimanali legate all’arresto degli ex brigatisti rossi a Parigi, iniziativa accolta con troppi se e ma, malgrado si tratta di persone in libertà che hanno ucciso uomini e donne, che hanno lasciato mogli e figli nel dolore inesprimibile. Si rifletta sull’appello di alcuni esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo parigini, tra cui l’attrice Valeria Bruni Tedeschi naturalizzata francese, che hanno criticano il provvedimento. I terroristi erano persone comuni. Qualcuno ha forse il diritto di uccidere una persona? Si immagini la scena: “Noi, Alessandra Rossi impiegata, Lorenzo Ferrari operaio, Gabriella Esposito studentessa, siccome siamo giusti e possediamo la verità, condanniamo a morte il dirigente industriale Mattia Bianchi.” Che cosa pensano i figli di quest’ultimo a vedere gli assassini del padre in libertà a Parigi?

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