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Lo sguardo libero
L’omaggio di Mattarella a Manzoni e l’importanza dello studio
A 150 anni dalla morte, il capo dello Stato Sergio Mattarella al cimitero Monumentale di Milano davanti alla tomba di Alessandro Manzoni

L’educazione e la cultura, come insegna la vicenda di Renzo, sono i veri strumenti di riscatto ed emancipazione

Il capo dello Stato Sergio Mattarella con la sua visita alla casa di Milano e l’omaggio alla tomba di Alessandro Manzoni ha ricordato e messo in guardia – tra le altre cose - la classe politica e il sistema della comunicazione di evitare atteggiamenti populisti perché, come insegna il “gran lombardo” - che in questo senso è un conservatore –, il popolo insieme è capace di atti terribili, al massimo le azioni di eroismo e di generosità sono del singolo.

Il presidente ha citato la frase dei “Promessi sposi”: “Il buon senso c’era: ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”. Se ne può menzionare un’altra: Gli uomini, generalmente parlando, quando l'indegnazione non si possa sfogare senza grave pericolo, non solo dimostran meno, o tengono affatto in sé quella che sentono, ma ne senton meno in effetto”. Su questa paura, sulla massa che odia il diverso, si basano tutti i populismi e i totalitarismi. Sono gli stessi meccanismi su cui giocano i pubblicitari, gli influencer, i sedicenti intellettuali che si sostengono l’un l’altro nelle trasmissioni televisive - la parola intellettuale andrebbe centellinata.

C’è un altro aspetto di Manzoni, un genio, colui che ha inventato il romanzo moderno, dove per la prima volta il popolo è protagonista, su cui il capo dello Stato non si è soffermato. Quello della lingua e dello studio. Sappiamo che Manzoni – rammentiamo che “I promessi sposi” sono la lettura della seconda superiore della scuola italiana - sceglie per convenzione il fiorentino parlato dalle persone colte (attenzione, il linguaggio è la tecnica cosciente del comunicare, per questo non si può affermare che un analfabeta toscano conosca l’italiano) e che, quale senatore del Regno, nel 1868 presiedette una commissione per diffondere l’uso della buona lingua e della pronuncia dell’italiano.

Un altro insegnamento che viene dai “Promessi sposi” è quello dell’emancipazione che può avvenire solo tramite lo studio e la cultura (che, come l’intelligenza, non si comprano). Renzo alla fine della sua travagliata vita diventa quello che oggi si direbbe un imprenditore e vuole che i suoi figli studino perché sa che la sua ignoranza – e altra faccia della medaglia, la cultura usata a fini strumentali, il latinorum dell’Azzeccagarbugli e di Don Abbondio - sono state cause di tanti suoi mali. Oggi purtroppo la società populista fa sì che la persona umile aspiri al soldo facile, a diventare un influencer invece che a emanciparsi con lo studio.

 

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