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Lo sguardo libero
LIBRI/ Il Grand Tour di Stefano Veraldi, dermatologo vagabondo
Stefano Veraldi 

Come ha insegnato il Grand Tour, quel lungo viaggio nell'Europa continentale che i ricchi dell'aristocrazia europea a partire dal XVII secolo intraprendevano ed era destinato a perfezionare il loro sapere, di una durata non definita e che di solito aveva come destinazione l'Italia, viaggiare significa sapere cogliere di un luogo, un Paese, una città, non solo la bellezza, ma anche le curiosità, i comportamenti, i pregi e anche i difetti delle persone. Per raggiungere tale obiettivo, in un mondo come l’attuale, iperconnesso e poliglotta, globalizzato nelle mode e nelle economie, con collegamenti aerei che consentono di raggiungere ogni angolo del pianeta velocemente e con costi abbordabili – perlomeno prima della pandemia da Covid-19 – serve una mentalità aperta e una cultura vasta che vada oltre i pregiudizi e soprattutto quell’ironia che consente di non prendersi troppo sul serio e che fa capire che alla fine siamo tutti cittadini del mondo.

Tutto ciò è ben rappresentato nel nuovo libro di Stefano Veraldi “Divagazioni di un dermatologo vagabondo” (Edizioni Oxys). Di origini ferraresi, ma cresciuto a Milano, docente universitario nel capoluogo lombardo, il professor Veraldi è uno dei dermatologi italiani più invitati nei convegni internazionali. Oltre a ciò, è attento uomo di lettere e appassionato collezionista d’arte, ambito rispetto a cui già aveva pubblicato “Dare una vita a muri bianchi” (Spirale Edizioni, 2010) in cui racconta la sua esperienza tra artisti, mercanti, galleristi e critici d’arte. Nel nuovo volume sono oltre 130 le città che il Prof. descrive per averle visitate o esservi soggiornato direttamente o per ragioni di lavoro o turismo. Grandi e piccole, molto o meno note, capitali di Stato o no: da Vienna a Mostar, da Saint Andrews a Dublino, da Uppsala a Budapest… da Hong Kong a Seoul, da Manila a Doha, da Ankara a Ho Chi Minh City… da Buenos Aires a Recife, da Cartagena a Santo Domingo… dal Cairo a Dakar, da Nefta a Capo Verde a Mombasa.

Lasciamo parlare il libro. “Quando andate a Bruges siete vivamente pregati di dire Brugge, alla fiamminga, e non Bruges, alla francese. Brugge è il capoluogo delle Fiandre occidentali: se parlate francese potrebbero far finta di non capire”. “Se visionate Sebenico, risparmiatevi la fatica di cercare la casa dove Niccolò Tommaseo è nato, la casa dove ha vissuto etc. A Sebenico Tommaseo non l’hanno mai sentito nominare…”. “La fortuna di Van Gogh è legata al fatto che si è suicidato (Arles)”. “Ad Amsterdam i cartelli di affittasi fuori dai palazzi sono in olandese; le inserzioni sui giornali sono in olandese, così come quelle nelle agenzie immobiliari. Perché? Perché gli olandesi cominciano ad avere le tasche piene degli stranieri, Amsterdam è la seconda città al mondo dopo New York per numero di nazionalità diverse: oltre 170”. “Quando raggiungete il ristorante a Bucarest, prima di entrare fate un sospirone, l’aria all’interno è mefitica a causa dell’aglio che i rumeni mangiano in quantitativi inimmaginabili”. “Hong Kong è la città con i taxi (forse) meno cari al mondo; si paga la lunghezza del tragitto e non la durata, per cui se il tragitto è breve, può succedere di pagare solo la cifra iniziale: Una pacchia!” “Quello che i cinesi non hanno, cioè la simpatia, ce l’hanno i coreani, che sono frendly, allegri e gran bevitori (Seoul). “I thailandesi sono tra le persone più gentili al mondo, se state guardando la cartina della città per capire dove siete finiti, non stupitevi se vi chiedono se avete bisogno di aiuto (Bangkok)”. “Maschi anziani, soprattutto inglesi e tedeschi, vanno a Fortaleza esclusivamente per il sesso. Il problema è che si tratta di sesso pedofilo. Agghiacciante è stato vedere torme di ragazzini e ragazzine che all’uscita dell’aeroporto aspettavano questi vecchiacci schifosi”. “A Cartagena tutti i tavoli devono essere coperti, al gestore non gliene frega niente se allo stesso tavolo mangiano persone che non si sono mai viste nella vita”. “I turisti italiani arrivano allegrotti a Saint Lucia credendola spagnola, pronunciando quindi Santa Lusìa. In realtà la lingua ufficiale è l’inglese. Beata ignoranza!” “Mombasa è una delle città più brutte che ho visto: sporca, caotica e incasinata come poche altre!”. “A Zanzibar di Freddy Mercury, nato da una famiglia parsi di religione zoroastriana, non è rimasto quasi nulla. Anzi, dirò di più, c’è a Zanzibar chi non lo ha mai sentito nominare”.

 

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