Pillole d’Europa
di Cinzia Boschiero
NUMERO 46 – 2013
COME CAMBIA L’AGRICOLTURA IN EUROPA, IL SISTEMA GPS COMUNITARIO, MAGGIOR TUTELA PER I CONSUMATORI
In questa rubrica notizie flash sulle normative europee e internazionali, notizie internazionali ed europee utili e pratiche per la vita di tutti i giorni. E’ attivo un servizio di “A domanda, risposta” su bandi, agevolazioni, finanziamenti europei , borse di studio e di ricerca nazionali, regionali e locali per i lettori di Affaritaliani. Per richieste di informazioni scrivete a cinziaboschiero@gmail.com – europainforma@gmail.com
Domanda: Con il clima che c’è stato abbiamo avuto molti danni all’agricoltura, ci sono degli aiuti o come possiamo tutelarci? Io ho una azienda agricola e trovo che in Italia non ci sia una adeguata attenzione né per le aziende agricole, né per quelle artigianali e vorrei sapere cosa fanno al Parlamento europeo, grazie Ludovico Figisso
Risposta: a livello europeo c’è la PAC , Politica Agricola Comune. La Pac costituisce una delle più importanti politiche dell’Unione Europea La Commissione Agricoltura del Parlamento europeo ha approvato i testi della nuova Politica agricola Comune: pagamenti diretti, sviluppo rurale, mercati, regolamento di monitoraggio. E’ prevista l’introduzione di importanti strumenti di flessibilità per gli Stati Membri. Per i paesi a programmazione regionale sarà possibile compensare le somme non utilizzate di uno o più programmi di sviluppo rurale con somme spese oltre tale limite da altri programmi, sempre di sviluppo rurale. Sul fronte del greening, cioè la componente ambientale legata ai pagamenti diretti, il mancato rispetto dei requisiti non influenzerà l’erogazione dei pagamenti di base. In caso di conferma per gli anni successivi degli importi percepiti l’anno precedente, gli agricoltori potranno presentare domande di pagamento pluriennali. Previste anche misure di sostegno per le regioni i cui agricoltori versano in gravi difficoltà finanziarie a seguito di condizioni eccezionali: qui gli Stati Membri potranno incrementare fino all’80% (anziché del 50% per i pagamenti diretti e del 75% per lo sviluppo rurale) la percentuale degli anticipi sulla Pac. Inoltre ci sono realtà europee ed internazionali di brokeraggio assicurativo che hanno studiato pacchetti personalizzati per le esigenze sia del settore agricoltura che dell’artigianato, come il Gruppo GPA che fa parte del network internazionale Assurex e che ha di recente costituito una apposita società di brokeraggio denominata Plutone con Confartigianato proprio per venire incontro alle specifiche esigenze delle aziende e degli operatori e delle associazioni del network. Confartigianato rappresenta oggi più di 700mila imprese e imprenditori appartenenti a 870 settori di attività, che nella Confederazione sono organizzati in 120 Associazioni territoriali, 20 Federazioni regionali, 12 Federazioni di categoria, 74 Gruppi di mestiere; con i suoi 1.215 sportelli territoriali e un patrimonio professionale di 14mila collaboratori. “I prodotti assicurativi per gli associati di Confartigianato sono idonei per impostazione, contenuti alle necessità anche territoriali. Il settore assicurativo deve liberarsi da costi e vincoli ingiustificati che imbrigliano le imprese invece di aiutarle,”spiega il dott. Claudio Occhipinti, Amministratore Delegato di Plutone Broker di Assicurazioni srl, artefice e promotore dell’accordo:”Noi dialoghiamo non solo centralmente ma direttamente con i responsabili di tutte le Associazioni che fanno parte di Confartigianato. Puntiamo ad un approccio operativo, etico e trasparente che ci ha sempre distinto negli anni dai nostri competitors. In merito alla società Plutone costituita, la strategia adottata è quella di personalizzare i servizi offerti : con Confartigianato non ci fermiamo alla firma nazionale, ma dialoghiamo e incontriamo i rappresentanti ed associati Regione per Regione, in modo da comprendere bene quali servizi e prodotti assicurativi possano essere per loro più utili o da studiare nelle modifiche di sistema. Siamo partiti nel Nord Italia, ma, già a settembre, i servizi saranno tailor made anche per le esigenze richieste in altre Regioni quali ad esempio l’Abruzzo”.
Domanda: sono un piccolo imprenditore, in Italia vedo tante parole e pochi fatti per noi, e in Europa cosa mi dice? Si muove qualcosa? La ringrazio Enrico Maltrisio
Risposta : abbiamo posto la domanda alla on. Patrizia Toia che ha avviato con il suo Gruppo al Parlamento europeo un impegnativo lavoro a favore della industria europea. Ci ha detto:” di fronte ad una recente caduta della nostra capacità produttiva manifatturiera, il quadro del continente europeo sta rischiando un profondo indebolimento strutturale della sua vocazione e identità produttiva industriale. Noi politici siamo al fianco delle imprese perché in Europa anche se in modo diversificato da paese a paese, c’è una forza industriale, una capacità e qualità di produzione, una competenza tecnica dei lavoratori da difendere dinanzi alla crisi. La vocazione industriale europea è un pilastro, accanto all’agricoltura e ai servizi, che è indispensabile per qualunque strategia di crescita si voglia immaginare e realizzare per l’Europa. Il nostro gruppo politico per primo, ha chiesto con chiarezza alla Commissione europea, una nuova strategia di politica industriale e ha accompagnato questi passi con proprie proposte concrete. Abbiamo detto di più: cioè che la centralità della politica industriale la rendeva importante come la politica economica e monetaria. Non si può più infatti senti parlare di astratta governance economica che agisce solamente solo sulle dimensioni monetaria e finanziaria, senza che sia collegata ad una governance dell’economia reale, cioè quella della produzione e del lavoro. Secondo punto caratterizzante per noi – prosegue l’on. Patrizia Toia – è che la politica industriale, come tutte quelle di sviluppo e di crescita, deve essere finalizzata all’occupazione, come quantità e qualità, e dunque al valore del lavoro. Un altro elemento è il collegamento con la politica commerciale internazionale europea, in nome della reciprocità e della trasparenza delle transazioni, in un quadro di regole, che assicurino correttezza e lealtà, soprattutto di fronte ai nuovi e recenti giganti economici e alle loro tentazioni di giocare – ad armi non sempre pari -.La ricerca finalizzata al trasferimento tecnologico e all’innovazione industriale, è il primo e forse più importante. Non a caso, in Horizon2020 uno dei tre pilastri è esattamente quello della “Leadership Industriale” al quale saranno dedicati nei prossimi sette anni approssimativamente 20 miliardi degli 80 previsti per Horizon. Per l’innovazione è stato implementato il ruolo dello IET che con le sue KICs svilupperà ambiti strategici, dal manifatturiero all’invecchiamento attivo. Fondamentale è anche la politica europea di sostegno a tutte le tecnologie abilitanti (KET) in particolare quelle individuate come prioritarie: tecnologie di informazione e comunicazione, nanotecnologia, materiali avanzati, biotecnologie, processi manifatturieri avanzati, spazio. Va ricordata anche l’agenda digitale europea per lo sviluppo del digitale nei servizi e nelle infrastrutture. Accanto a questi interventi, indispensabili per arrivare all’obiettivo del 20% del manifatturiero nel PIL europeo, vi è il tema dolente (dolentissimo in Italia) dell’accesso al credito. Abbiamo più volte chiesto alla Commissione che non rimanga inerte, condividendo con noi la critica, ma limitandosi ad allargare le braccia, di fronte allo “scandalo” dei fondi messi a disposizione alle banche a tassi bassissimi e arrivati solo con il contagocce alle aziende, peraltro a tassi molto alti. Non ci stancheremo di chiedere, fino a quando lo otterremo, che ci sia al giusto livello, un atto vincolante che obblighi gli istituti di credito, così riforniti di risorse a convogliarle rapidamente, almeno in gran parte, al mondo delle imprese, come per altro fanno, lodevolmente, banche di dimensioni locali. Vi sono anche da utilizzare ora più adeguatamente le risorse disponibili con la ricapitalizzazione della BEI che dovranno essere strutturate in meccanismi e strumenti finanziari innovativi capaci di generare effetto leva, puntando sulle garanzie sul mercato dell’equity e su altre modalità. Naturalmente l’obiettivo del 20% di PIL dal manifatturiero, contrariamente agli altri capitoli di Europa2020 (efficienza energetica, rinnovabili ecc) non si potranno tradurre in definiti target nazionali per ciascuno stato membro, perché troppo diverse sono le condizioni strutturali e le caratteristiche dell’economia produttiva. Ogni Paese ha differenze e specificità che richiedono diverse valorizzazioni in un mix europeo, secondo il modello del Mercato Unico, che può trarre reciproco giovamento, anche dalla diversità dei modelli di crescita. In Europa la Germania ha già oggi il 22,6%, l’Irlanda con il 21, l’Italia più del 16%, sono le punte più avanzate che crescendo possono aiutare le altre economie manifatturiere più deboli e favorire un accresciuto commercio interno. L’Europa sta facendo sul serio tanto è vero che si è già deciso che nella prossima primavera si dedicherà alla politica industriale un Consiglio europeo ad hoc (come quest’anno è stato fatto con la lotta alla disoccupazione giovanile) e anche la presidenza italiana concentrerà su questo tema il suo semestre”.
Domanda: Lei ha citato in una sua rubrica precedente il sistema GPS europeo, ma nel concreto cosa significa? Giuseppina Lodato
Risposta: ci sono quattro satelliti Galileo attualmente in orbita. La determinazione della posizione geografica in termini di latitudine, longitudine ed altitudine è una prova concreta del fatto che il programma di navigazione satellitare è in grado di fornire dati di posizionamento estremamente precisi ai sistemi di navigazione delle automobili o ad altri dispositivi di ricezione, oltre a confermare la capacità del sistema Galileo di fornire dati di posizionamento altamente affidabili. L’on. Antonio Tajani Vicepresidente della Commissione europea e Commissario per l’Industria e l’imprenditoria, ha inoltre annunciato di recente che il lancio di nuovi satelliti renderà disponibili i primi servizi entro la fine del 2014. Ne deriverà un miglioramento del segnale GPS; inoltre, grazie all’aumento della precisione, della copertura e della disponibilità di segnali di navigazione satellitare sorgerà una nuova e completa gamma di opportunità commerciali. Dato che i benefici del sistema Galileo stanno diventando tangibili, gli operatori del settore devono iniziare d’immediato a prepararsi per queste future opportunità commerciali. La posizione geografica viene determinata utilizzando i quattro satelliti Galileo, lanciati nell’ottobre 2011 e nel 2012, e l’infrastruttura terrestre del programma Galileo, che comprende i centri di controllo in Italia ed in Germania e la rete globale di stazioni terrestri. Sono necessari come minimo quattro satelliti per determinare la posizione geografica in tre dimensioni. Con quattro satelliti, la costellazione Galileo è visibile contemporaneamente solo per un massimo di due o tre ore al giorno. Tale frequenza è destinata ad aumentare quando verranno lanciati nuovi satelliti e si collegheranno alla rete nuove stazioni terrestri. Il sistema Galileo consentirà agli utenti di conoscere la propria posizione esatta nel tempo e nello spazio, esattamente come un sistema GPS, ma con maggiore precisione ed affidabilità. Galileo è il programma che la Commissione europea ha lanciato per sviluppare un sistema di navigazione satellitare globale sotto il controllo civile europeo. Sarà compatibile, e per alcuni dei servizi offerti anche interoperabile, con il GPS americano e con il sistema russo Glonass, pur rimanendone indipendente. Il sistema Galileo e l’industria spaziale in generale offrono un’enorme opportunità all’Europa, non solo nella vita quotidiana dei cittadini e delle aziende europee che forniscono le infrastrutture spaziali, ma soprattutto per l’industria a valle, per quelle persone che si dedicano allo sviluppo di applicazioni o servizi innovativi. Galileo crea una serie di nuove opportunità commerciali per i fabbricanti di apparecchiature, per gli sviluppatori di applicazioni e per i fornitori di servizi che richiedono un elevato livello di affidabilità. Alcuni servizi derivati potrebbero, ad esempio, contribuire ad evitare incidenti automobilistici, aiutare le persone ipovedenti e a mobilità ridotta a navigare, accelerare il trasporto di merci pericolose, misurare la profondità delle acque costiere o permettere uno spargimento di sale intelligente sulle strade in inverno. Tajani ha inoltre dichiarato che il settore pubblico è di per sé un potenziale cliente delle applicazioni di Galileo, in particolare nei settori della sicurezza e della protezione civile. I futuri servizi pubblici regolamentati (PRS) derivanti dall’uso di Galileo potranno essere utilizzati dai servizi di emergenza, per le telecomunicazioni e per fini energetici, di difesa e di trasporto critico. La World Expo 2015, che si terrà a Milano dal primo maggio al 31 ottobre 2015, sarà dedicata al tema “Nutrire il pianeta: energia per la vita” e dimostrerà come lo spazio e le applicazioni di navigazione satellitare possono aiutare ad affrontare il dibattito mondiale sull’alimentazione e sulla sostenibilità.
Domanda: è vero che in Europa ci saranno regole nuove a beneficio dei consumatori e di noi dettaglianti per i servizi di pagamento? Ercole Nutti
Risposta: in effetti per adattare il mercato europeo dei pagamenti alle possibilità offerte dal mercato unico e per sostenere la crescita economica nell’Unione, la Commissione europea ha adottato in data odierna un pacchetto articolato in una nuova direttiva relativa ai servizi di pagamento, e anche una proposta di regolamento relativo alle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento con carta. Michel Barnier, Commissario per il Mercato interno e i servizi, ha dichiarato: “Nell’Unione Europea il mercato dei pagamenti è frammentato e caro: il suo costo supera infatti l’1% del PIL dell’UE, ovvero 130 miliardi di EUR, l’anno; la nostra economia non se lo può permettere. Con la proposta promuoveremo il mercato unico digitale abbassando i costi e aumentando la sicurezza dei pagamenti via internet, a beneficio sia dei dettaglianti sia dei consumatori. Le modifiche proposte delle commissioni interbancarie, decretando l’attesa fine della loro esosità ingiustificata, smantelleranno inoltre una grande barriera che separa i mercati nazionali dei pagamenti.”Il Vicepresidente Joaquín Almunia ha aggiunto: “Le commissioni interbancarie pagate dai dettaglianti finiscono col rincarare i prezzi per i consumatori, i quali non soltanto non ne sono consapevoli, ma sono addirittura incoraggiati, tramite l’offerta di premi, a usare le carte più redditizie per le loro banche. Venendo a integrare l’attuazione della normativa antitrust, il regolamento che fissa massimali per le commissioni interbancarie impedirà trasversalmente che queste siano troppo esose. S’instaureranno così pari condizioni di concorrenza per i prestatori di servizi di pagamento, i nuovi operatori saranno in grado di accedere al mercato e di offrirvi servizi innovativi, i dettaglianti risparmieranno molto grazie all’abbassamento delle commissioni da pagare alle banche e i consumatori beneficeranno di prezzi al dettaglio inferiori.” La direttiva riveduta sui servizi di pagamento arricchisce il mercato europeo dei pagamenti di importanti elementi nuovi e miglioramenti in quanto ad esempio agevola e rende più sicuro l’impiego di servizi di pagamento via internet a basso costo includendo nell’ambito di applicazione i cosiddetti nuovi servizi di ordine di pagamento; migliorerà la tutela dei consumatori dalla frode e dall’eventualità di abusi e incidenti di pagamento (ad es., in caso di operazioni di pagamento controverse o non correttamente eseguite); aumenta i diritti dei consumatori in caso di bonifici o rimesse di denaro al di fuori dell’Europa o in caso di pagamenti in valute extra-UE; promuoverà l’emergere di operatori nuovi e lo sviluppo di pagamenti innovativi via internet e tramite dispositivo mobile in Europa, a beneficio della competitività dell’Unione nel mondo. Combinato con la direttiva riveduta sui servizi di pagamento, il regolamento relativo alle commissioni interbancarie introdurrà massimali per le commissioni applicate ai consumatori sulle operazioni effettuate con carte di debito e di credito e vieterà l’applicazione di maggiorazioni per tali tipi di carte. Le maggiorazioni, ossia il sovrapprezzo che alcuni esercenti applicano al pagamento con carta, sono di uso comune, in particolare nell’acquisto di biglietti aerei. Grazie ai massimali applicati alle commissioni interbancarie sulle carte di consumo, si ridurranno sensibilmente i costi delle operazioni tramite carta a carico dei dettaglianti e, quindi, verrà meno la motivazione alla base delle maggiorazioni Per un periodo transitorio di 22 mesi i massimali delle commissioni interbancarie sulle carte di debito e di credito si applicheranno alle operazioni transfrontaliere, vale a dire quando il consumatore usa la carta in un paese diverso dal proprio oppure quando il dettagliante si appoggia a una banca di un altro paese. Trascorso tale periodo i massimali si applicheranno anche alle operazioni nazionali. I massimali sono fissati in percentuale del valore dell’operazione: 0,2% per le carte di debito e 0,3% per le carte di credito. Si tratta di percentuali che le autorità della concorrenza hanno già accettato per una serie di operazioni effettuate con carte dei circuiti MasterCard, Visa e Cartes Bancaires. I dettaglianti potranno invece applicare maggiorazioni alle carte non soggette ai massimali (soprattutto carte aziendali emesse ad imprese e carte di schemi a tre parti come American Express o Diners) o rifiutare di accettarle. I costi imposti da tali carte dispendiose possono così essere ribaltati direttamente sulle persone che ne usufruiscono anziché essere posti a carico di tutti i consumatori. “In tal modo “ spiega Fabrizio Spada, direttore della Rappresentanza a Milano della Commissione europea,”il quadro normativo sui pagamenti sarebbe in grado di rispondere meglio ai bisogni di un mercato efficace dei pagamenti in Europa, contribuendo appieno all’instaurazione di un contesto di pagamento propizio alla concorrenza, all’innovazione e alla sicurezza”.
Domanda: in questo periodo di crisi aumentano le aziende che non pagano le fatture, ma aumentano , ho letto, anche le frodi, cosa fa l’Europa per fronteggiare questo grave problema? Rosa Bartalo
Risposta: stando ai dati europei nel 2012 le frodi ai danni del bilancio dell’Unione Europea sono lievemente aumentate rispetto al 2011. Sul fronte della spesa, le frodi hanno interessato in totale 315 milioni di euro di fondi europei, pari allo 0,25% del bilancio di spesa, contro 295 milioni di euro l’anno precedente. Questo aumento è dovuto quasi esclusivamente a due casi di frode a danno dei fondi preadesione, che riguardano importi molto consistenti. Sul fronte delle entrate di bilancio, le frodi presunte o accertate sono ammontate a 77,6 milioni di euro, pari allo 0,42% delle risorse proprie tradizionali riscosse complessivamente per il 2012, contro 109 milioni di euro l’anno precedente. Per intensificare la lotta contro le frodi la Commissione europea applica una nuova strategia antifrode che include la proposta di creare una Procura europea (IP/13/709). Questa nuova istituzione potenzierà notevolmente le indagini e le azioni penali sulle pratiche criminali a danno del bilancio comunitario. Inoltre il nuovo regolamento OLAF, che rafforzerà l’ufficio antifrode dell’Unione Europea. Anche l’armonizzazione delle definizioni dei reati a danno del bilancio dell’UE e l’introduzione di sanzioni minime contro questi reati potrebbero contribuire in misura considerevole a tutelare i fondi e a scoraggiare le frodi in tutta l’Unione. Conformemente all’articolo 325 del TFUE, la Commissione presenta annualmente una relazione sulla tutela degli interessi finanziari dell’UE, al fine di riferire in merito alle misure adottate per combattere le frodi che colpiscono i fondi UE. La relazione, che riporta le informazioni sui casi di frode sospetta o confermata segnalati dagli Stati membri e relativi all’intero bilancio dell’UE (ovvero sia le entrate che le voci di spesa), contribuisce a determinare quali siano i settori maggiormente a rischio, per individuare azioni mirate sia a livello comunitario che a livello nazionale.
