Pillole d’Europa
di Cinzia Boschiero
NUMERO 47 – 2013
L’ ETA’ CAMBIA IN EUROPA: PARAMETRI, PROGETTI E SVILUPPI EUROPEI PER GLI “ANTA” ATTIVI
In questa rubrica notizie flash sulle normative europee e internazionali, notizie internazionali ed europee utili e pratiche per la vita di tutti i giorni. E’ attivo un servizio di “A domanda, risposta” su bandi, agevolazioni, finanziamenti europei , borse di studio e di ricerca nazionali, regionali e locali per i lettori di Affaritaliani. Per richieste di informazioni scrivete a cinziaboschiero@gmail.com – europainforma@gmail.com
Di Cinzia Boschiero
Il tema dell’invecchiamento attivo caratterizza le sfide sociali e culturali del nostro tempo e soprattutto del ventunesimo secolo. Anche a livello economico le statistiche e le scelte sulle politiche di pensionamento e di evoluzione del mondo del lavoro sono vincolate dagli sviluppi dell’allungamento dell’età negli stati occidentali e della limitata crescita neonatale, incrementata solo dagli immigrati. Entro il 2025 più del 20 per cento degli Europei avrà 65 anni o oltre I 65 anni con un incremento sostanziale degli ottantenni. I sistemi sanitari dovranno affrontare le nuove necessità assistenziali delle famiglie e gestire al meglio problematiche come quelle delle malattie croniche, della demenza senile in particolare, e dei sistemi sociali di supporto a chi deve assistere gli anziani. L’iniziativa pilota European Innovation Partnership on active and healthy ageing punta a incrementare con politiche e iniziative mirate la salute pubblica in età avanzata nei Paesi dell’Unione europea sino al 2020. E’ quasi anacronistico oggi parlare di età anagrafica ed età di salute perché è cambiata la prospettiva e attualmente le persone che hanno settantenni di età non sono certo paragonabili per salute e qualità di vita a quelle di anche solo dieci anni fa.
Oggigiorno molti settantenni sono ancora al lavoro, attivi e sani. Addirittura molte cariche importanti e lavori di rilievo sono a tutt’oggi in mano a vispi ottantenni che non mollano il loro ruolo proprio perché ancora lucidi e in grado di svolgere un ruolo attivo nella società. Inoltre molti uomini si creano una seconda famiglia alla soglia dei 50/60 anni con nuovi figli e anche il tema della paternità senile si sta ampliando in Europa con tutte le problematiche annesse anche di salute e di assistenza familiare e genitoriale. I dati degli indicatori comunitari sulla vita e la salute evidenziano come sia mutata l’aspettative di vita e i parametri dello status di salute per i cittadini europei. In ogni Paese comunitario si riscontra la necessità di monitorare e realizzare una migliore gestione delle risorse economiche per progetti specifici che si adattino a come la società sta cambiando e nel dare assistenza mirata alla quarta età generazionale.
Inoltre servono più fondi per contrastare malattie quali Alzheimer e altre tipologie di demenze senili e per concepire e dare vista a reti di assistenza sul territorio che evitino tragedia familiari: aumentano i casi di omicidio-suicidio in nuclei familiari che abbiano da seguire al loro interno o un disabile, o un malato psichico grave o un anziano non autosufficiente ed una corretta politica sanitaria deve farsi carico anche di realizzare presidi sanitari in grado di sostenere le famiglie in queste situazioni molto difficili sia per le cure che per i costi. Si pensi ai dati ad esempio che riguardano i malati di tumore che sono in aumento in Europa e che spesso possono superare tali patologie solo grazie a farmaci estremamente costosi e a tutt’oggi definiti “tossici economicamente” per il sistema sanitario ; sono pazienti che hanno decorsi di sofferenza lunghi molto spesso e tali da richiedere inoltre la necessità di essere ricoverati in hospice adeguati sul territorio che pratichino le più innovative terapie antidolorifiche accompagnandoli verso l’addio alla vita con una qualità di assistenza sanitaria che non tutti gli Stati europei sono in grado di garantire.
Si è tenuto di recente, il 13-14 giugno a Dublino un summit europeo supportato dalla Commissione europea per sviluppare una ‘Action Agenda” per le città e le Comunità europee. Le due giornate erano organizzate da Ageing Well Network e dalla Global Coalition on Ageing in collaborazione con European Innovation Partnership on Active and Healthy Ageing. Ci si è confrontati per sviluppare un timing operativo finalizzato allo sviluppo di una agenda di progetti e attività per la salute dei cittadini tenendo conto che , se adeguatamente pianificati, molti interventi socio-sanitari se impostati anche in rete tra tutti gli attori della salute (enti ospedalieri, autorità pubbliche, associazioni, enti no profit, ministeri , centri di ricerca, università, etc) possono essere di stimolo per una crescita economica e uno sviluppo in tutta l’Europa. Il summit di due giorni è stata anche l’occasione per premiare 32 città che avevano realizzato progetti pilota innovativi, economicamente sostenibili, da trasferire da un Paese all’altro come best practices. Tutti i sindaci europei sono stati quindi invitati a sottoscrivere una dichiarazione :Declaration on Age Friendly Cities and Communities in Europe 2013 con un il progetto comune di portare avanti finalità di intervento condivise a livello territoriale per le necessità sociali e sanitario-assistenziali, ma anche per affrontare i nuovi parametri culturali.
La parola “anziano” in Europa oggigiorno a chi si può rivolgere? Sanitariamente è improprio oggi dare della “primipara tardiva” a una donna di 37 anni che partorisce il primo figlio? Quanto guida la sanità oggi l’evoluzione della salute del singolo individuo? Come sono cambiati e cambieranno ancora i parametri di vita e di salute dei cittadini europei con le nuove scoperte e i nuovi farmaci che allungano sempre di più la vita? E ancora …è giusto allungare la vita solo quando si può garantire una qualità di vita o si lascia alle famiglia accettare o meno e valutare o meno se si tratti di accanimento terapeutico per un loro familiare? La necessità di organi da trapiantare ha a che fare con la richiesta da parte dei governi di far approvare leggi che impongano ai cittadini un testamento biologico in base al quale firmano in giovane età se autorizzano o meno il trapianto dei loro organi e delegano ai sanitari la valutazione di quando intervenire in tal senso sui loro corpi senza dare spazio ai familiari di decidere per il loro caro?
Tante sono le problematiche aperte sia etiche che umane e non solo sociali, culturali ed economiche oltre che sanitarie. Il numero degli infermieri specializzati è carente e necessita una politica anche di formazione adeguata degli operatori sanitari che serviranno negli anni 2020 e a seguire, delle strutture di riabilitazione da costruire e ristrutturare sul territorio europeo. Lo schema pilota europeo punta a migliorare la salute e la qualità di vita con un focus sulle persone più anziane; individuare, realizzare e poter assicurare sistemi di cura sostenibili ed efficienti a lungo termine; incrementare la competitività dell’industria europea farmaceutica e sanitaria anche in nuovi mercati. Per fare ciò occorrono politiche innovative, ma soprattutto occorre una seria e sempre più stretta cooperazione tra la Commissione europea, gli Stati membri, le associazioni di categoria dei lavoratori in ambito sanitario e socio-assistenziale, le imprese, gli enti non profit, le associazioni di volontariato, le organizzazioni che si occupano di salute e di qualità di vita. Stando ai dati più receti le cosiddette “Ageing societies” rappresentano un trend non solo in Europa ma pure in Usa, Cina, e Giappone perché i progressi sanitari allungano la vita e una migliore nutrizione e stile di vita ci consente di vivere più a lungo e meglio.
Le recenti proiezioni statistiche europee evidenziano che il numero di Europei over 65 anni duplicherà nei prossimi 50 anni e che da 85 milioni nel 2008 si arriverà presumibilmente ai 151 milioni nel 2060. Il nuovo paradigma deve essere vissuto come un’opportunità piuttosto che un problema e un fardello a cui trovare soluzioni innovative e sul quale impostare anche servizi, nuove attività, utili e che possono tra l’altro creare nuovi posti di lavoro per i giovani a favore della continuità generazionale e di un nuovo concetto di società in cui i giovani non vedano negli “anta” dei matusa che portano via a loro opportunità; ma in cui vi sia rispetto reciproco, crescita personale, morali e culturale; un apporto sostanziale di miglioramento etico grazie al trasferimento di know how e all’apporto di sane energie trasferito da gli over 65enni ai giovani. Già diversi Stati hanno realizzato progetti in cui gli over 65enni si affiancano ai giovani e li aiutano o nella creazione di nuove attività, o nella formazione ; o nella coltivazione dei loro talenti. E’ il caso ad esempio del talent programme della associazione Wileurope; dei voucher regionali ; dei programmi come Mentor in cui over 65enni si affiancano a giovani che hanno difficoltà di apprendimento o di inserimento nella società. L’assistenza intesa come cooperazione tra generazioni per obiettivi non solo di salute ma anche di qualità di vita è la sfida primaria da affrontare.
La Commissione europea ha anche deciso che, entro il 2014 , partiranno diversi interventi concreti per le aree delle malattie croniche, in oltre trenta regioni europee con numerosi progetti pilota in differenti ambiti tra cui il diabete, il Parkinson, l’Alzaimer, le malattie croniche mentali, in diversi Stati membri. Non dimentichiamo poi che il dato dell’invecchiamento attivo non riguarda solo chi si occupa di salute, ma impatta trasversalmente tutti i settori e gli ambiti. Basta fare qualche esempio in settori diversi quali quello del turismo: la Commissione europea, in particolare la Direzione Generale occupazione, Affari sociali e Integrazione ha pubblicato un bando per il sostegno alle autorità nazionali degli Stati comunitari che intendano impegnarsi nello sviluppo e attuazione di strategie globali per l’invecchiamento attivo. Possono essere finanziati progetti da un’autorità pubblica di uno Stato europeo competente per lo sviluppo e attuazione di strategie per l’invecchiamento attivo o da un’agenzia pubblica espressamente incaricata da tale autorità; oppure da qualsiasi organizzazione non profit stabilita in uno Stato europeo.
I progetti dovrebbero cominciare da un’analisi delle sfide specifiche e delle potenzialità attualmente presenti per la promozione dell’invecchiamento attivo. Sulla base di questa analisi le proposte dovrebbero dimostrare come una strategia globale possa contribuire a migliorare le condizioni per l’invecchiamento attivo. La durata dei progetti deve essere massimo 24 mesi. Il budget a disposizione del bando è di due milioni di euro e ciascun progetto selezionato potrà avere le spese coperte sino al massimo dell’80 per cento dei costi totali ammissibili e un importo massimo di 500mila euro. Si vuole a livello europeo anche agevolare i flussi turistici transnazionali degli anziani in Europa in bassa stagione e vengono cofinanziati progetti che puntino a promuovere la domanda e l’offerta di turismo transnazionale per gli “anta” e per la “quarta” oltre che per la “terza” età; migliorare i modelli di stagionalità del turismo in tutta Europa, contribuendo al prolungamento della stagione turistica. Possono essere cofinanziati progetti per creare pacchetti turistici innovativi per gli anziani, che saranno disponibili e sostenibili anche dopo il periodo di co-finanziamento dell’Unione Europea e soldi vengono dati per impostare e rafforzare partenariati pubblico-privato sostenibili europei che contribuiscano alla creazione di un mercato interno europeo del turismo per gli anziani nel lungo periodo. Possono presentare domanda associazioni, autorità pubbliche governative nazionali (Ministeri), regionali o locali che si occupino di turismo o di altri settori che possano essere collegati ai temi del bando, organizzazioni nazionali/regionali per la promozione del turismo, organizzazioni che rappresentino specifici settori turistici (agenzia di viaggio, tour operator, albergatori, aziende dei trasporti, imprese per la gestione delle destinazioni, sindacati, consumatori, ecc.), camere di commercio, industria e artigianato, organizzazioni senza fini di lucro/ONG, organizzazioni della società civile, fondazioni, università, centri di ricerca, strutture accademiche di istruzione/formazione, piccole e medie imprese private, organizzazioni commerciali, del settore turistico, ecc.
Ogni progetto deve essere presentato da un partenariato di almeno quattro e non più di otto partner di minimo quattro diversi Paesi comunitari. Dopotutto proprio un progetto europeo e internazionale, sviluppato dall’Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica del Consiglio Nazionale delle Ricerche IRGB–CNR, il CRS4 e l’Università di Sassari con diversi partner esteri, attraverso l’analisi del genoma dei sardi, è riuscita a confermare che la stessa origine dell’Homo Sapiens moderno risale a circa 200.000 anni fa e ha inoltre rivelato che nella popolazione isolana si concentra la maggioranza delle varianti del cromosoma Y presenti nel continente Europeo. Pubblicata sull’ultimo numero di Science con il titolo “Low-Pass DNA Sequencing of 1.200 Sardinians Reconstructs European Y-Chromosome Phylogeny”, la ricerca ha applicato su un campione di 1.200 sardi, la casistica più numerosa mai raggiunta finora, tecniche molto avanzate di sequenziamento dell’intero genoma da cui sono stati “estratti” e analizzati i dati del cromosoma Y. “Grazie ai dati disponibili sui campioni sardi siamo andati indietro nel tempo fino ai progenitori africani di tutti gli uomini della nostra specie vissuti circa 180.000-200.000 anni fa, un’epoca più antica di oltre 50.000 anni rispetto a quanto indicato dalla maggior parte degli studi precedenti”, afferma Paolo Francalacci, docente di Genetica presso il dipartimento di Scienze della Natura e del Territorio dell’Università di Sassari e primo autore dello studio. Se abbiamo scoperto che anche l’homo sapiens è più “anta” possiamo certo gestire anche la nostra nuova evoluzione di quarta e quinta età proprio grazie alla ricerca, ad approcci innovativi sia politici che socio-strutturali nei sistemi sanitari comunitari.
Schema dell’approccio europeo all’invecchiamento attivo: PREVENZIONE, CURA, QUALITA’ DELLA VITA fonte: European Innovation Partnership on Active and Healthy Ageing (EIP on AHA)

