Il caso dello stabile di via Santa Croce in Gerusalemme diventa il simbolo di una battaglia molto più ampia sul diritto all’abitare. Il 19 settembre corteo nella Capitale, il giorno dopo assemblea nazionale con sindacati, associazioni, reti sociali e realtà culturali.
Non più soltanto una vertenza romana. Spin Time Labs, esperienza sociale radicata all’Esquilino, prova a trasformare la difesa dello stabile occupato in una questione nazionale, chiamando a raccolta movimenti, sindacati, associazioni e realtà culturali attorno a una domanda tanto semplice quanto esplosiva: “Di chi è la città?”
L’appuntamento è fissato per sabato 19 settembre, quando a Roma è previsto un corteo che punta a portare in strada il tema dell’emergenza abitativa e della trasformazione dei centri urbani sotto la pressione della rendita immobiliare. Il giorno successivo, 20 settembre, la mobilitazione proseguirà con un’assemblea nazionale destinata a mettere in rete esperienze diverse e costruire una piattaforma comune.
Da via Santa Croce in Gerusalemme a una vertenza nazionale
Attorno a Spin Time si è formato in poche ore un fronte molto ampio. Hanno aderito, tra gli altri, Cgil, Unione Inquilini, Mediterranea Saving Humans, Cnca, Libera Roma, Nonna Roma e Social Forum Abitare. Alla chiamata hanno risposto anche collettivi e movimenti provenienti da Milano, Torino, Bologna, Trieste, Firenze e Caserta.
Non manca il mondo della cultura. A sostenere la mobilitazione figurano la Fondazione Piccolo America, il Cinema Troisi, il collettivo editoriale di Nigrizia e il Coro Giovanna Marini. Un mosaico molto eterogeneo, unito però dall’idea che il tema della casa non possa più essere confinato alle sole occupazioni o alle emergenze locali.
Nel mirino fondi immobiliari e rendita urbana
Il punto politico è proprio questo. Per gli organizzatori, il caso Spin Time sarebbe soltanto la manifestazione più visibile di un problema assai più grande: città sempre più costose, quartieri svuotati, immobili trasformati in asset finanziari e fasce crescenti della popolazione spinte ai margini.
La mobilitazione punta quindi a chiedere più investimenti pubblici nell’edilizia popolare, maggiore tutela dei servizi di quartiere e un freno ai meccanismi speculativi che, secondo i promotori, stanno modificando profondamente il volto delle grandi città italiane.
La domanda che mette Roma davanti allo specchio
“Di chi è la città?” non è dunque soltanto uno slogan da corteo. È la domanda con cui Spin Time tenta di spostare il confronto dal destino di un singolo edificio a quello dell’intero modello urbano: chi decide come si trasforma Roma, chi può permettersi di viverci e quale spazio resta a chi non dispone dei redditi necessari per sostenere affitti sempre più alti.
Il 19 e 20 settembre il laboratorio dell’Esquilino proverà così a trasformare una battaglia difensiva in una piattaforma politica nazionale. E il nodo, alla fine, resta uno: se la città diventa soltanto un investimento, chi resta fuori dal mercato rischia di restare fuori anche da Roma.


