Di Cinzia Boschiero
Abbiamo intervistato per voi il prof. Giancarlo Spinelli, uno dei padri fondatori del programma internazionale TIME e da sempre attivissimo per l’avvio e la gestione di progetti europei ed internazionali presso il Politecnico di Milano
Domanda: Lei ha insegnato diversi anni meccanica razionale al Politecnico di Milano e, come Delegato di più Rettori, ha realizzato molti dei più importanti progetti di cooperazione sia europei che extraeuropei. E’ fondamentale , secondo Lei, mantenere aperte opportunità di scambio e di doppie lauree per aprire la mente dei nostri giovani?
Risposta: Sono fermamente convinto che l’internazionalizzazione sia oggi essenziale per ogni Università ed in particolar modo per una Università tecnologica come il Politecnico di Milano. Studiare oggi programmi di Architettura, Ingegneria e Design mette in grado di contribuire positivamente a migliorare il mondo in cui viviamo proponendo soluzioni concrete. In questa prospettiva, al Politecnico, lo studente riceve durante i corsi di laurea di primo livello una solida formazione di base (indispensabile per affrontare i problemi in maniera logica) e le competenze disciplinari specifiche del Corso di laurea. Nella Laurea magistrale si ritiene essenziale fornire un’esperienza interculturale ed interdisciplinare. Da ciò l’esigenza di avere classi internazionali e dunque anche l’importanza di attrarre studenti stranieri di qualità (sia di scambio sia che scelgano il Politecnico di Milano per frequentare tutto il loro Corso di studi). E’ anche chiaro che, ove possibile, l’esperienza di un periodo all’estero nell’ambito di progetti didattici ben organizzati fornisce un grande valore aggiunto alla formazione ed è pertanto una occasione che si raccomanda di non perdere. Nella mia esperienza tutti i giovani che hanno aderito a borse di studio come ERASMUS prima ed ERASMUSPLUS ora, hanno trovato subito lavori molto interessanti ove poter mettere a frutto tutta la loro formazione. Aprendo loro opportunità internazionali abbiamo realmente dato valore aggiunto al loro curriculum.
Domanda: cos’è il progetto T.I.M.E.?
Risposta: il progetto T.I.M.E. è un programma di doppia laurea nato da un gruppo di università tecniche tra le più prestigiose d’Europa (e poi esteso ad altri continenti) nel campo dell’ingegneria e di cui il Politecnico è uno dei membri fondatori. Inoltre l’Associazione T.I.M.E. (Top Industrial Managers for Europe) consente di mantenere rapporti continuativi tra i partecipanti e di creare sinergie importanti di sviluppo e di cooperazione a livello globale. Si pensi che la recente assemblea generale dell’associazione l’abbiamo tenuta alla Università Tohoku a Sendai in Giappone.
Domanda: Lei è anima anche del Network Magalhaes, di cosa si tratta?
Risposta: oltre dieci anni fa un piccolo gruppo di università europee ha deciso di formare un consorzio di qualità con altre realtà dell’ America Latina e dei Caraibi. Negli anni si sono instaurati rapporti di fiducia e di cooperazione stabile tra docenti e tra università tali da incrementare il numero e la qualità delle opportunità di mobilità per studenti, docenti e personale universitario. In particolare partecipando a bandi comunitari abbiamo sviluppato ADDE SALEM, un progetto per doppia laurea tra Europa e il Sud America finanziato con Erasmus Mundus, azione 3, e che ha coinvolto ben otto università partner europee di sei Paesi e otto sud americane di quattro Paesi per la durata di tre anni. Abbiamo gestito e analizzato inchieste tramite questionari, creato dei “focus group”, organizzato seminari e conferenze aperte in cui abbiamo coinvolto anche gli “stakeholders” esterni al mondo dell’educazione superiore , imprenditori di spicco, datori di lavoro interessati a giovani con esperienze di studio europee ed internazionali, ed ex-allievi con doppio titolo transatlantico ed esperienza di lavoro.
Domanda: e il progetto SUSTAIN-T cos’è?
Risposta: E’ l’acronimo di Technology for Sustainable Development ed è un progetto finanziato con fondi comunitari del programma Eramus Mundus, azione 2, che coinvolge sette realtà europee di cinque Stati, tredici università latino-americane di otto Paesi e che durerà sino al 2018 consentendo scambi di studenti (di laurea breve e di laurea magistrale), dottorandi, post-dottorati, personale accademico ed amministrativo.
Domanda: ancora oggi mancano ingegneri?
Risposta: purtroppo sì. Certamente l’inizio è duro, con corsi che offrono le basi logico/concettuali. Si inizia poi, molto presto, a passare alle applicazioni con anche esperienze di laboratori. In questi anni, ci sono molti fenomeni positivi tra i quali mi piace sottolineare un incremento del numero di studentesse iscritte ad ingegneria ed alle facoltà scientifiche anche in Italia (e sono di solito le più sensibili ed interessate a partecipare a opportunità europee ed internazionali di formazione), un notevole aumento di studenti stranieri che sceglie di venire a studiare in università italiane, ed un incremento delle aziende che sanno comprendere il valore degli studenti che hanno partecipato a programmi quali i nostri finanziati dalla Commissione europea. Bisogna riconoscere che la Commissione europea ha giocato un ruolo importantissimo nell’internazionalizzazione delle università. Basti citare l’introduzione del sistema ECTS per il trasferimento di crediti accademici. I fondi destinati a progetti di cooperazione per il settore universitario sono stati ben spesi e hanno creato nuove generazioni di laureati davvero in gamba con profili di elevata qualità per il presente ed il futuro della nostra società.
Domanda: si parla di bamboccioni e di NEET in aumento nei paesi occidentali, manca la capacità di fare fatica e di mettersi in gioco?
Risposta: certo la generazione dei nostri padri, ora in gran parte oltre i 90 anni, è stata una generazione che ha saputo rimboccarsi le maniche e ricostruire l’Italia e l’Europa dopo la guerra, ad essa si sono succedute generazioni che, logicamente, hanno beneficiato del benessere da loro creato. Anche sotto questo aspetto, vedo molto positiva l’esperienza di scambi accademici (in entrambe le direzioni). L’incontro e la frequentazione di giovani con diverse culture e animati da grande entusiasmo e fame di sapere e crescere (basta guardarli negli occhi) è un forte stimolo e fornisce nuove motivazioni. Abbiamo bisogno di cittadini del mondo, flessibili culturalmente e aperti alla diversità ed alla curiosità delle nuove sfide non solo tecnologiche e di ricerca, ma anche di cooperazione sostenibile.

