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Politicamente scorretto
L' abolizione delle Province stress-test della riforma costituzionale

Gli aspetti della Riforma Costituzionale oggetto di Referendum confermativo che si terrà nel prossimo autunno prevede tra gli altri l'abolizione del bicameralismo perfetto con un Senato della Repubblica ridotto nel numero dei rappresentanti, nelle funzioni e non più elettivo e una serie di funzioni attualmente di spettanza delle regioni che passeranno in capo allo Stato.
"Missione" della Riforma strombazzata ai quattro venti da Renzi & compagni sarebbe quella di rendere più snelle le procedure legislative, meno burocrazia, meno spesa per lo Stato.
Tralasciando le innumerevoli contraddizioni contenuti nella riforma (su tutte, i rappresentanti del nuovo Senato saranno rappresentanti di secondo livello non eletti) e l 'assoluta infondatezza del tanto pubblicizzato taglio delle spese (la ministra Boschi sosteneva che ammontassero a 500 milioni nell'immediato, seconda la Ragioneria dello Stato sarebbero circa un decimo, 57,7 milioni), il timore che suscita tale progetto, sia solo frutto di un maquillage ad uso e consumo della comunicazione di sua "Maestà" Renzi, Il Rottamatore, che non vuole intaccare le vere voragini dove sussiste lo spreco di denaro pubblico, con un vero e radicale riassetto della macchina statale abolendo gli innumerevoli "privilegi" antichi e inossidabili degli onnipotenti centri di potere che hanno distrutto il nostro Paese (debito pubblico luglio 2016, 2241 miliardi di euro......).
Il primo atto della "commedia renziana" è iniziata con la riforma delle Province datata 2014 (la cosiddetta legge Delrio), anno in cui sono state trasformate in "enti territoriali di area vasta", non più elettive, di fatto esautorate di tutte le più importanti competenze e funzioni trasferite in capo ai Comuni, Regioni, Stato (così come il personale) e alle nuove realtà istituzionali, le aree Metropolitane (in totale 11, composte dai sindaci dell'area di competenza con a capo i Primi cittadini del capoluogo di riferimento).
Insomma, il preludio dell'atto finale della succitata Riforma del titolo V della Costituzione (approvazione finale tramite il referendum di ottobre).
Stessa materia, stessa composizione (non avere più rappresentanti eletti direttamente dal popolo), stessa finalità (accentramento del potere nelle mani del Presidente del Consiglio e dei suoi "fedeli" ministri.
Dopo due anni dallo svuotamento delle province sono sotto gli occhi di tutti i risultati di questa scellerata Riforma.
Alle province erano affidate le funzioni inerente le scuole, i trasporti, le strade, ambiente, lo sviluppo economico e il mercato del lavoro.
Bene, si direbbe, una bella sforbiciata alla spesa pubblica e servizi migliori e più efficienti.
E, invece, non è stato così.
Un esempio su tutti: provate ad osservare la situazione delle "ex strade provinciali".
Ovunque, in qualunque zona d'Italia.
Un disastro assoluto.
Un paio di situazioni eclatanti che sono l'emblema del disastro perpetrato.
Strada provinciale 159 che collega Oleggio Castello a Montrigiasco in provincia di Novara; direttrice per l'Alto Vergante; zona di boschi e campagna; colline da cui si scorge il panorama lacustre del Verbano; strade "battute" dai cicloamatori delle province lombarde, e piemontesi.
Il fondo stradale è un vero e proprio sfacelo.
Da due anni le buche (meglio definirle voragini) sono centinaia, e i rattoppi rabberciati formano un sequela di cunette con spigoli vivi che provocano forature e mettono a repentaglio non solo l'incolumità di ciclisti e motociclisti, ma anche quella degli automobilisti che hanno un precario controllo del mezzo.
Ma questo è solo una delle tante realtà che create dalla "semiabolizione" delle province.
Su ogni altra strada di competenza la vegetazione di sterpaglie cresce rigogliosa senza alcuna manutenzione ordinaria che provveda a sfalciarla.
La carreggiata, inevitabilmente, si restringe pericolosamente rallentando anche il flusso degli autoveicoli che debbono zigzagare onde evitare rami, arbusti e superare con cautela e difficoltà i velocipedi che procedono sul lato destro ormai prossimo al centro della corsia.
La vegetazione cresce di anno in anno e nei mesi autunno-invernali dopo la caduta del fogliame, rami più o meno grossi formano una sorta di "spuntoni e lame" in stile rostri delle navi romane che, come minimo, segnano indelebilmente le carrozzerie dei veicoli e graffiano i "garretti" dei ciclisti, oppure, ahinoi, possono creare incidenti seri.
Ma non è solo il disastro delle ex strade provinciali il risultato della legge Delrio, perchè tutti sono consci del decadimento degli edifici scolastici.
Le cronache degli ultimi mesi ci raccontano di controsoffitti crollati, di aule fatiscenti, di scale pericolanti; una serie lunghissima di episodi che solo il Caso ha voluto che non ci fossero feriti o morti, come accaduto qualche anno fa in un istituto superiore di Rivoli (TO) dove perse la sua giovane vita un ragazzo di appena 17 anni.
Questa è la situazione disastrosa del patrimonio scolastico, seppur il Premier ci decanta i nuovi provvedimenti della sua "buona scuola".
Vogliamo parlare del settore ambientale ?
Qualunque persona che possiede un minimo senso olfattivo e un minimo grado visivo conosce la situazione in cui versano i fiumi, e più in generale i diversi corsi d'acqua che percorrono il nostro territorio.
Miasmi, colori indefiniti delle acque, ogni genere di rifiuto abbandonato sulle sponde, sui fondali, o trasportato dalla corrente.
Tutte situazioni antiche, ma non così gravi come in questi ultimi due anni, che rispecchiano l'assoluta mancanza di intervento.
Una tragedia.
Nel nostro Paese dove vige l' ignobile arte dello "scarica barile", dove la responsabilità è sempre e comunque di qualcun altro, si poteva e si doveva prevedere che con l'abolizione delle Istituzioni locali questo annoso vizio italico si sarebbe diramato maggiormente e l'effetto è ben visibile.
Morale, se la legge Delrio che riordinava la materia delle istituzioni locali era solo il preludio di quanto deciso con la riforma Boschi per la modifica del titolo V della Costituzione e oggetto di referendum confermativo, è evidente come lo "stress-test" (utilizzo questa locuzione odiosa applicata in ambito finanziario) abbia dato risultati profondamente negativi.
Non tutto, però, è irreparabile.
Seppur l'insufficienza comminata nei fatti viene negata dagli autori del provvedimento (strano che non ammettano l'errore marchiano che hanno compiuto, magari voluto......), noi elettori ed elettrici potremo definitivamente bocciare il loro operato e mettere una pezza fondamentale sulle "voragini" (non solo delle ex strade provinciali) prodotte da questo Governo che si proclama rottamatore, ma che in realtà sta creando più danni di un uragano tropicale modello Katrina.

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