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Politicamente scorretto
Mario Balotelli è un ologramma?

A Mario Balotelli gli è stato dato come soprannome quello di "Super Mario", prendendolo in prestito dal famoso protagonista del videogioco giapponese degli anni 80, Super Mario Bros, un super eroe che deve salvare dalla malvagità il Regno dei Funghi.
Un nomignolo, quello di Balotelli, estremamente azzeccato.
No, non certo per le sue qualità calcistiche, per le sue prestazioni sul rettangolo di gioco, o per le vittorie personali o dei team dove ha giocato, ma per il fatto che il giocatore è un ologramma.
Sì, Balotelli è un' immagine tridimensionale creata tramite raggio laser.
E' un prodotto "digitale", frutto della tecnologia mass-mediatica lontanissima dai "crismi" del calciatore.
Il suo stile di gioco è basato solo sulla dote pedatoria nel calciare con potenza, da fermo.
Dribbling, senso tattico, tecnica di base, colpo di testa, senso del gol, " fare reparto", "dialogare" con i compagni, animus pugnandi (e potrei continuare nell'elenco....), ebbene di tutto questo non possiede nulla; non ha mai dato sfoggio di una ben che minima virtù di quelle sopra elecate.
"Gioca da fermo", lontano dall'area di rigore (nonostante sia il centravanti), e stramazza al suolo non appena qualche difensore lo tocca anche debolmente (un ragazzo aitante di quasi 90 chili che cade come una foglia ad ogni stormir di vento) protestando animatamente contro tutto e tutti oltre a cercare "vendette personali" a cui vengono comminate le solite ammonizioni o qualche espulsione (seppur questo "peccato" è un po' scemato in questa stagione dopo aver sottoscritto un regolamento di buon comportamento).
Ma lui è Super Mario ugualmente, anche se di exploit calcistici non ve ne traccia nella sua carriera ormai lunga oltre 8 anni.
Inter, Machester City, Milan, Liverpool, ancora Milan, Nazionale, piccoli barlumi in un mare di mediocrità.
Lui è Super Mario perchè l' ologramma, l'immagine del personaggio Balotelli che il suo procuratore ha pubblicizzato ottimamente (Mino Raiola è un mago della comunicazione, è uno dei più capaci comunicatori del Pianeta, dovrebbe essere assunto da qualche grossa multinazionale della comunicazione), lo ha idealizzato nel mondo del gossip, delle copertine patinate, degli scoop.
Un'immagine globalizzata e "vincente", tanto che, nel 2012, gli è stata dedicata la copertina del magazine americano, Time, con la motivazione "....è un adulto intelligente attento, impegnato, sui cui è ancora visibile i segni dell'infanzia turbolenta", e nel 2013 la copertina della rivista americana Sport Illustrated che considera Balotelli come il miglior attaccante d'Europa, un simbolo contro il razzismo, è il simbolo della nuova Europa, è amico del Papa, e poi è genio e sregolatezza, con i suoi "eccessi" festaioli e le "balotellate" di cui sono piene le cronache dei giornali italiani ed esteri.
Due "icone" del mondo giornalistico, e lui il SuperMario italico è stato messo allo stesso livello dei più grandi uomini della Terra, equiparato a personaggi come i più grandi statisti, i più grandi politici, i più grandi scienziati, i più grandi "condottieri" del genere umano, di chi lascia la sua indelebile traccia nella storia umana.
Capito ?
Ecco cosa è in sostanza Balotelli.
Un' icona mediatica che spazia dal razzismo, alla sociologia, alla politica, ma dalla quale non traspare nulla di ambito pallonaro.
La sua vera fama è extracalcistica, ed ecco spiegato perchè del football sembra non interessargli nulla.
E' un peso per lui scendere in campo.
Non è un divertimento la professione che svolge.
Sembra che svolga un lavoro alienante, usurante, obbligato perchè deve sbarcare il lunario (e che lunario che sbarca a fine mese visto i lauti ingaggi che percepisce....).
Ma la sua introversione, la sua faccia truce che sfodera quotidianamente sia in campo che fuori dal campo (eccetto durante le baldorie nei locali alla moda e con i suoi avventori) è giustificata dagli psicologi e dai sociologi di mezzo mondo dalla sua infanzia tribolata caratterizzata dall'abbandono da parte della sua famiglia di origine.
Un trauma evidentemente profondo, non c'è dubbio, ma poi nessuno rimarca come si è proseguita la sua esistenza.
Adottato da una famiglia bresciana che a detta di Mario, lo ha sempre amato e accudito, ha ricevuto le cure sanitarie per risolvere un problema intestinale che avrebbe potuto condizionare la sua vita e a 16 anni era già una "star" delle giovanili dell' Inter.
E poi vita mondana, fidanzate famose e la nascita di una bambina.
Morale, dopo il trauma dell'abbandono, il Fato, la Fortuna, la Natura, l'Entità superiore, comunque la si pensi, gli ha regalato un'esistenza da "sogno" ; un' esistenza che milioni di persone potrebbero solo sognare.
No, nessun è riuscito o riesce a far comprendere a Balotelli che la sua fortuna deriva da un campo di calcio.
Il livello delle sue prestazioni è largamente insufficiente da anni, ma le giustificazioni portate a sua difesa abbondano.
Io, invece, mi permetto di raccontare a Mario Balotelli chi furono e chi siano i veri fuoriclasse del calcio.
Nessuno dei fuoriclasse cade ad ogni contattato col difensore (Maradona, ad esempio, per fermarlo era necessario "abbatterlo" con una serie di calci ben assestati, e Maradona pesava 20 chili meno), i difensori di qualche anno fa non era certo "teneri" come quelli di oggi.
Qualche nome per rinfrescare la memoria.
Difensori campionissimi, ma truci, come C.Gentile (chiedere notizie a Zico e Maradona), P.Vierchowod (epiche le battaglie con Van Basten), T. Burgnich, oppure difensori meno "capaci" ma ancora più coriacei come la coppia dell'Avellino degli anni 70/80 Di Somma-Cattaneo, "o animal " P. Bruno, Goikoetxea dell' Athletic Bilbao (ruppe la gamba di Maradona con un intervento killer), la lista è lunga ma mi fermo qua.
Difensori che lasciavano "i loro marchi" sui garretti degli attaccanti avversari e "l'intimidazioni" iniziavano prima della gara e non finivano col triplice fischio dell'arbitro (pure i sassi sapevano cosa accadeva nei sotterranei dello stadio Partenio di Avellino, tanto per fare un esempio).
Ma i "veri campioni", quelli che hanno fatto la storia del calcio, pur temendo quei difensori e quel calcio (meglio quei calci....)non hanno mai "tirato indietro la gamba", non rimanevano fermi in campo, non battevano solo i calci piazzati, giocavano per la squadra e non solo per se stessi e, soprattutto, non era "incazzati col mondo intero", non erano costantemente tristi perchè avevano vissuto un'infanzia difficile o perchè erano insultati per il colore della pelle.
Anzi ringraziavano la Natura, Dio (chi era credente), i loro genitori per essere stati dotati delle capacità, delle qualità, dei talenti che gli permisero di primeggiare nel calcio, "il lavoro più bello del mondo", e di poter guadagnare sontuosi ingaggi con un "gioco".
A Balotelli che, evidentemente, odia il calcio e lo considera un onere gravoso, non sa che l'ologramma patinato e sfarzoso che gli permette di vivere da nababbo ben presto svanirà e, dovrà affrontare la "vera vita", quella dura, reale, arcigna, magari ingiusta, a cui confronto le marcature di Di Somma e Cattaneo o le maglie strappate da Gentile sono "carezze".

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