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Politicamente scorretto
Rincaro prezzi e scarsità materie prime nella Ue? Impariamo dalla Svizzera
(foto Lapresse)

Guerra Ucraina e la crescita dei prezzi di cereali, oli, carburanti

Dopo la pandemia, ecco la guerra in Ucraina. Due crisi epocali che hanno fatto schizzare all'insù i prezzi dei prodotti di prima necessità, come cereali, oli, e carburanti, con inevitabile balzo dell'inflazione ad oltre il 7% , numeri che non si registravano dal 1991. Lo scorso febbraio, è stato lanciato l'allarme prezzi da parte di Coldiretti, non appena sono iniziate le ostilità. I due Paesi belligeranti sono tra i maggiori esportatori di grano e mais (circa il 29% del mercato mondiale).

L'Italia importa circa il 53% del mais di cui ha bisogno e il 64% di grano per la produzione di biscotti e pane. Un dato sconcertante che rischia di portare il nostro Paese ad avere grossi problemi nella produzione di genere alimentari di prima necessità e nell' approvvigionamento di alimenti per il settore zootecnico.

Questo a causa delle politiche scellerate adottate nel corso degli ultimi due decenni in cui per la svalutazione dei prezzi di alcuni prodotti agricoli, che ha indotto all'importazione di tonnellate di derrate da Nazioni, come l'Ucraina, dove i prezzi erano minori, oltre che per la scelta dettata da Bruxelles di lasciare incolti il 25% dei terreni per difendere la biodiversità. Un film già visto ad inizio pandemia, quando tutta la produzione di mascherine e dispositivi di protezione era stato "appaltata", da anni, alla Cina e ad altri Paesi del estremo oriente. In sintesi, un'economia soggiogata e genuflessa a sua "Maestà", la globalizzazione, di cui la UE è stata la più fulgida paladina e sostenitrice del libero mercato (meglio definibile, ordoliberismo), in antitesi, invece, ahinoi, all'interno dei suoi confini dove vi è stata l'applicazione della più ferrea austerity. Una politica completamente capovolta dopo lo tzunami pandemico con l'adozione del PNRR e con un maggior margine di sforamento del bilancio per i singoli Stati. Così almeno parrebbe, seppur i rappresentanti dei Paesi, cosiddetti, "frugali", hanno lanciato il loro "monito puritano" per quanto concerne i conti economici dei vari Stati membri, una volta che sarà terminata la crisi. Pareggio di bilancio, diminuzione del debito pubblico, controllo del deficit, ma le Istituzioni che governano un territorio con 500 milioni di persone è quasi totalmente in balia di eventi sanitari, bellici o climatici che si verificano o che si potrebbero verificare all'esterno del suo territorio.

Gas russo, la dipendenza di Germania e Italia e Putin

Emblematico quanto sta accadendo con l'importazione del gas russo, in cui Paesi come la Germania e l'Italia sono dipendenti per i loro fabbisogni di quasi il 50%. Notizie che creano allarme e sconcerto nella popolazione europea, oltre ovviamente anche italiana, che subisce un rincaro delle bollette energetiche e dei prezzi del carrello dei beni alimentari e non solo, oltre alla minaccia della mancanza o la scarsità delle forniture (certamente non come i Paesi a basso reddito visto il potere d'acquisto che le nazioni europee posseggono, ma sempre preoccupante).

Rincaro prezzi per la guerra Russia Ucraina? La lezione della Svizzera

E' per tutti così? Non proprio. La vicina Svizzera, simbolo, da sempre, della neutralità, da anni adotta una politica preventiva (e previdente, aggiungo) per la creazione di scorte di prodotti alimentari, di farmaci (nonostante abbia una fiorente industria farmaceutica), di carburanti, ecc.

Una politica delle scorte che viene caldamente consigliata anche a tutti i suoi cittadini. Un opuscolo, distribuito ad ogni famiglia, indica i prodotti di prima necessità che devono comporre "la provvista settimanale" da rimpinguare costantemente per poter così far fronte ad ogni emergenza. Una "prèvoyance" che risale all'inizio degli anni 70 e documentata dalla televisione svizzera, RSI, con vari filmati di pubblicità progresso d' antan e aggiornata al nuovo millennio tramite i vari device tecnologici. Si scopre così, che nella Confederazione elvetica sono stati costruiti siti di stoccaggio in tutto il Paese con silos di cereali, olio, farmaci, benzina, e altre materie prime. I silos vengono costantemente controllati, rimpinguati, per essere pronti a distribuire alla popolazione i prodotti, in caso di emergenze climatiche, belliche, sanitarie.Del resto la Nazione rossocrociata è l'unico Paese al mondo dotata di bunker antiatomici disseminati capillarmente sul territorio, che possono ospitare l'intera popolazione in caso di pericolo nucleare.Questa meritoria previdenza e lungimiranza elvetica ha sortito l'effetto di un' inflazione contenuta (circa il 2%), e il rialzo dei prezzi del carrello della spesa è rimasto contenuto.

Non solo. La Svizzera è assolutamente autonoma riguardo cereali, oli, altri prodotti di prima necessità, avendo adottato una politica di diversificazione dei fornitori e di un'implementazione della sua produzione interna. Una domanda è d'uopo.La pandemia (non ancora terminata, seppur cancellata dalla cronaca perchè soggiogata dalle vicende belliche), la guerra, ma potrebbe essere un evento naturale estremo, hanno insegnato quale sia la virtuosa scelta di politica economica degli approvvigionamenti, delle produzioni, e di una sana, minima e necessaria "autarchia"?

Oppure continueremo nell'adorazione totemica della globalizzazione selvaggia imposta da Bruxelles e solo apparentemente sospesa, in attesa che passi la "buriana", continuando a non adottare nessuna "prevoyance autarchica e moderna" per difenderci da nuove e future tempeste?

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