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Questioni internazionali
Come quando Putin vuole

Vladimir Putin domina la politica internazionale più di prima. Le sanzioni non sono servite a contenere l’offensiva diplomatica (e militare) della Russia all’estero. Il leader russo sembra ottenere sempre ciò che vuole sui teatri mondiali.

Come quando Putin vuole. Il presidente della Russia Vladimir Putin è il vero primo attore della politica internazionale. Nonostante il tentativo di isolarlo politicamente dopo l’invasione della Crimea nel 2014, Putin è oggi più che mai sulla cresta dell’onda e la Russia è un attore fondamentale in ogni angolo del globo. Non c’è ambito internazionale in cui la Russia non abbia interessi, dal Pacifico al Mediterraneo, dal Baltico ai Balcani passando per l’Europa orientale, dal Medio Oriente all’est asiatico tutto sembra avvenire come e quando Putin vuole.

Le sanzioni internazionali imposte alla Russia da Stati Uniti e Unione Europea non hanno spaventato il vecchio orso russo. Quando Mosca sembrava messa nell’angolo dei cattivi della politica internazionale, Vladimir Putin l’ha fatta risorgere sulla scacchiera mondiale portandola di nuovo a essere protagonista.

La strategia vincente è stata probabilmente la querelle continua e la sfida alla Nato e agli Usa nel Baltico e nell’Europa orientale, ma anche e soprattutto l’intervento a sorpresa in Siria. Inaspettata e inattesa, l’entrata russa nel conflitto siriano a fianco del governo di Baschar al-Assad è stato il colpo di genio della diplomazia russa per uscire dall’isolamento e mostrare al mondo la propria Realpolitik.

Studiato attentamente a tavolino, l’intervento in Siria ha aperto la porta alla presenza russa in altre zone del mondo. Mosca, insomma, ha ricreato quello che in diplomazia si chiama balance of power del sistema internazionale, in altre parole l’equilibrio di potenza.

Così nel Baltico e nell’Europa orientale, Putin ha rovesciato la situazione diventando il giocatore che muove le pedine costringendo Nato e americani a passare per i provocatori. E’ lo stesso meccanismo creato nella guerra in Siria dove è riuscito a far diventare Assad un attore fondamentale al tavolo dei negoziati di pace. Fosse stato per Washington, Assad avrebbe dovuto andarsene e la transizione politica guidata dalle forze ribelli dell’opposizione al regime di Damasco.

Anche nel Pacifico tutto sembra evolversi secondo i piani di Putin. Nel Mar Cinese Meridionale la crisi sulla sovranità di isolotti e acque internazionali ha come protagonista la Cina. Putin ha ben pensato di dare il suo appoggio e mesi fa navi russe sono comparse nei pressi delle isole Spratly. Un chiario segnale dell’interesse nazionale russo al fianco dei cinesi nella questione.

Putin ha anche potenziato l’area economica di libero scambio sull’asse russo-asiatico. Si tratta di una sorta di Unione Europea a est con cinque repubbliche ex-sovietiche coinvolte nel progetto. L’obiettivo di Putin non è chiaramente solo economico, bensì politico. Il presidente russo si propone di controbilanciare a est l’Europa occidentale e arrivare a avere un’alleanza che possa forse coinvolgere la Cina, verso la quale Putin sta lavorando molto per avvicinarla a Mosca.

La Russia di Putin guarda anche all’Africa. Già presente con alleanze in alcuni Paesi come l’Egitto, Mosca sta puntando a rapporti più stretti con il Sudafrica. Il recente incontro tra Putin e il leader sudafricano Jacob Zuma sono significativi. L’Africa è ricca di risorse e i russi, così come i cinesi, l’hanno capito. Soprattutto dopo che alcuni istituti internazionali segnalano nei loro report che il continente africano affronterà un boom economico nel 21° secolo.

Ma a muovere Putin in Africa e nel mondo è l’aspetto geopolitico e quello dell’equilibrio internazionale. Come una volta avveniva con lo scacchiere della Guerra Fredda, ci troviamo ancora in una situazione a macchia di leopardo: gli Stati cercano di inserirsi in zone diverse in modo da controbilanciarsi. Una cosa è certa. L’egemonia americana nel mondo sbandierata da molti analisti e politici dopo la caduta del muro di Berlino non c’è più da un pezzo (e probabilmente non c’è mai stato). Da un sistema bipolare come quello della Guerra Fredda stiamo sempre più consolidandoci verso un sistema policentrico a quattro Stati: Stati Uniti, Russia, Cina, Unione Europea. Il resto, grandi o piccoli, sono satelliti.

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