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Rocca sbrocca
Coronavirus, il 90% sta rispettando le regole. Ma ora allentiamo la burocrazia

Gli Italiani nelle ultime settimane si stanno comportando in maniera encomiabile rispetto ai divieti di assembramento e alla limitazione di circolazione. Almeno il 90% delle famiglie, sta rispettando le regole, poi gli imbecilli ci sono sempre, ma per fortuna sono un’eccezione.

Finalmente restiamo tutti a casa ma il morale è in caduta libera con un andamento schizofrenico che si alterna con stati di umore di diversa natura.

 A volte siamo arrabbiati, a volte siamo presi dalle difficoltà della situazione e dal cercare di organizzare la giornata. Tutto quello che senti alla tv o leggi sui giornali, fa aumentare la paura e la rabbia cresce perché le persone si sentono impotenti, anche se rimane la consapevolezza che #RESTAREACASA è l’unico modo in cui il popolo italiano può combattere questa emergenza sanitaria e allo stesso tempo essere di aiuto a tutti i medici e agli infermieri che sono in prima linea e rischiano la vita per salvare i nostri cari.

Non è facile questo cambiamento di vita radicale, non è facile spiegare ai nostri figli ciò che sta accadendo, ci sono degli alti e bassi continui, siamo umani. Siamo tutti a casa cerchiamo di distrarci, di impegnarci, chi può lavora in smart working, possiamo leggere, vedere film, insomma cerchiamo di continuare a vivere.

Ma soprattutto, il fatto di stare senza lavoro non è facile. Tutte le persone che sono a casa hanno anche molta paura dell’incertezza del prossimo futuro perché il pensiero va al dopo emergenza sanitaria. Mi ha molto frustrato la dichiarazione del capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, il quale ha dichiarato: Il virus è più veloce della burocrazia. Questa affermazione è inaccettabile. Se neanche durante una super-emergenza superiamo la burocrazia allora non c’è speranza che avverrà mai. In questo momento non è ammissibile perdersi in scadenze che sicuramente genereranno ritardi e successivi ricorsi amministrativi e pecuniari.

In questo momento vorremmo una comunicazione semplice, decreti facili da capire, regole facili. I commercialisti, i consulenti del lavoro sono in confusione, tutti li cercano per informarsi sui rimborsi vari, per la cedolare secca sugli affitti ma non si capisce niente. C’è una confusione totale. Nell’emergenza la burocrazia dovrebbe essere ridotta ai minimi termini se non abolita, ci dovrebbe essere più facilità nel fare le cose, i cittadini si sentirebbero più tutelati.

Lo stesso modulo dell’autocertificazione, che serve per uscire di casa nei casi previsti dal decreto, è cambiato più volte e le persone più anziane non hanno le stampanti a casa, è molto complicato farlo, servirebbero strumenti più facili da usare.

L’autocertificazione dovrebbe essere assolutamente valida anche se scritta a mano in due righe non con un papello di indicazioni da riscrivere ogni volta. Inoltre, in questo momento di crisi dove siamo tutti bloccati a casa e sono state inasprite le multe a € 3.000,00 per chi esce senza valido motivo, ci vuole un po’ di buonsenso per le persone che non hanno la possibilità di scaricare il modulo. E poi bisogna pensare anche ai disabili o alle persone immunodepresse che spesso mandano i vicini a fare la spesa, bisogna prevedere anche i loro casi non si possono lasciare indietro i più deboli. Siccome siamo già molto assillati da questo problema grave, bisogna semplificare al massimo tutte le procedure, e capire che è un momento complicato e difficile in cui bisogna dare il tempo alle persone di abituarsi ai cambiamenti delle regole.

Parlare di Modello Italia mi fa venire i brividi, siamo, con grande tristezza, il primo Paese al mondo per decessi. Il numero delle persone venuto a mancare è veramente enorme e difficile da accettare.

Anche per questo motivo i discorsi dei politici dovrebbero cambiare, dovrebbero stare tutti in prima linea, li vorrei vedere negli ospedali, nelle zone maggiormente colpite, li vorrei vedere a supportare moralmente le persone più colpite. È facile parlare dal Palazzo o da luoghi privilegiati e protetti lontani dalla trincea e dalla gente, quando sono tutti a casa e non c’è più nessuno per le strade. Io non ho visto fino ad ora i poteri forti andare in prima linea nelle città della Lombardia o a Napoli, li ho sempre visti fare i comizi, ma in questi momenti anche una parola di conforto farebbe bene, incoraggerebbe coloro come dei veri patrioti stanno lavorando con coraggio per garantire la salute e i beni primari a noi tutti.

Ma non solo. Anche la comunicazione al Paese, non va. Gli orari e le modalità degli interventi non sono all’altezza della situazione. Tutte le persone che stanno al governo dovrebbero avere un linguaggio diverso, la semplicità l’immediatezza, parlare con il cuore e poi fare le cose facili, diverse dal solito perché la situazione lo richiede. Bisogna far capire alle persone i decreti che si scrivono e si deve dare un accesso facile ed immediato agli strumenti, perché sennò si vive nell’incertezza. Chi ha attività lavorative non sa se riaprirà e quando potrà farlo, con la preoccupazione che cresce giorno dopo giorno.

Noi cerchiamo di essere positivi di trovare le risorse per svagarci, e poi arrivano delle comunicazioni ad orari improponibili, senza rispetto dei cittadini italiani, che sono brave persone che stanno rispettando le regole, ma che stanno in grande difficoltà economica e psicologica, sono terrorizzati di ammalarsi, hanno tante ansie per il presente e il futuro. Bisogna essere semplici, veri, bisogna parlare con il cuore. Il risultato è che c’è molta più fiducia nei medici e negli infermieri che combattono al fronte per cercare di salvare più persone possibili, nonostante gli manchino le mascherine, i presidi sanitari essenziali per tenerli a riparo dal contagio, piuttosto che nelle istituzioni. Si stanno costruendo nuovi ospedali, si sta lavorando sodo per sconfiggere questo brutto nemico in questo momento difficilissimo che nessuno poteva immaginare e prevedere.

Tuttavia, Modello Italia non lo direi più, abbiamo troppi morti sulla coscienza. Come hanno riaffermato gli scienziati il virus girava indisturbato già da tempo, non è facile accettarlo, bisogna rimboccarsi le maniche.  Bisogna fare i controlli capillari sul territorio come a Wuhan, potrebbero farlo i circa 8000 medici che hanno risposto all’appello per lavorare, che bell’esempio di coraggio hanno dato. Cominciando dalle città e dalle provincie più colpite, per poi controllare tutto il territorio proprio come hanno fatto in Cina.

In questo momento la gente è iper sensibile, sentiamo che i droni ci devono controllare se usciamo di casa, ma io userei i droni per cercare di capire chi sono le persone che sono ancora a casa malate che hanno bisogno di un tampone, o di assistenza, che hanno chiamato i numeri specifici perché da 2-3 giorni hanno la febbre ma che non hanno avuto ancora risposta. Ho tanti amici a Bergamo e Brescia che a volte sento e mi dicono le stesse cose, hanno persone che sono malate nelle case e non riescono ad arrivare in ospedale perché le chiamate sono troppe. Altri si sono messi in auto isolamento ma non riescono a fare il tampone, quindi ora la cosa più importante che hanno iniziato a fare in Lombardia ma che dovremmo fare poi tutti, è andare casa per casa, monitorarli tutti, controllare i casi sospetti, ed isolare le persone contagiate perché ci sono ancora troppi pazienti malati non isolati che nelle case continuano ad infettare i familiari. O ci sono ancora pazienti infetti che poi escono a fare la spesa con il rischio di infettare nuove persone. La cosa migliore sarebbe avere tamponi per tutti, in primis per i medici e gli infermieri ma persone con cui ho contatti diretti che lavorano negli ospedali mi dicono che i kit non sono sufficienti neanche per loro che sono più a rischio.

Non sappiamo quando finirà tutto questo. Ognuno esprime un’opinione diversa e questo crea molta paura ed incertezza, sappiamo che dobbiamo restare a casa forse ancora per molto, quindi penso sia giusto chiedere a chi in questo momento governa il Paese di pensare che ci sono tante persone nelle proprie case che non riescono a fare neanche le cose più normale come curarsi, per paura di uscire, o fare le analisi negli ospedali per paura di contrarre il virus.

 

La vita normale si è fermata i privilegi non ci sono più per nessuno. Il Paese è in difficoltà e noi restando a casa diamo aiuto agli ospedali, ma anche chi governa deve dare un segnale forte e stare in prima linea, come chiunque deve fronteggiare questo problema nel proprio lavoro. Non è l’epoca dei convenevoli ma è l’epoca delle cose concrete, che il governo deve fare per noi che siamo a casa.

 

 

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