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Sportivi si nasce e poi si diventa
Parigi 1900: Antonio Conte, le sciabole e gli allori

Era la seconda edizione moderna dopo quella del 1896 di Atene. E116 anni fa alle Olimpiadi di Parigi, in rappresentanza italiana, c’era anche lui: Antonio Conte, 33enne del piccolo centro tirrenico di Traetto (oggi Minturno), nel Lazio. Antesignano della scherma nazionale e trionfante nella gara di sciabola per maestri d’Armi. Baffo pretenzioso, carattere impetuoso, schiena dritta e talento cristallino. All’epoca non si vincevano medaglie d’oro, ma coppe e trofei. Conte, le sue, le strappò battendo un connazionale, Italo Spinelli, pure lui apprezzato nell’arte della sciabola e conosciuto all’estero perché nel 1986 si era trasferito a Budapest per aprire una palestra con sovvenzioni statali, presto diventata un’eccellenza per spadaccini europei. I due, entrambi cultori della tecnica fino all’esasperazione e noti al pubblico per la classe esibita in precedenti incontri, infiammarono la pedana: e alla fine Conte indovinò l’affondo giusto.

Le prime Olimpiadi, però, erano diverse da quelle odierne. Nei Giochi di Parigi, per esempio, in discipline come la scherma erano previste due tipologie di gare: quella per schermidori dilettanti e quella per i Maestri d’Armi. Non partecipavano, cioè, solo gli atleti nel senso comune del termine, ma anche gli istruttori professionisti. E proprio su questo dettaglio si alimentò per decenni una querelle logorante: per i “puristi” del mestiere, infatti, in virtù delle regole successivamente introdotte, due allenatori non potevano figurare nella bacheca dei vincitori della manifestazione francese. Alla fine, comunque, il Cio – pur non riconoscendo le medaglie, perché non c’erano – assegnò il titolo: primo Conte, secondo Spinelli, stizzito per la delusione. Nella trasferta parigina, dunque, ad Antonio Conte e al cavaliere vicentino Gian Giorgio Trissino (i due primi campioni “iridati” italiani) furono consegnati pure due allori a Cinque Cerchi: che simbolicamente aprirono il conteggio del medagliere italiano. Due omonimi: uno dell’umanista 500centesco, l’altro del Ct barese protagonista di Euro2016.

Oggi, per la scherma, in attesa dei risultati di Rio 2016, l’Italia vanta ben 121 medaglie. E in Brasile, tra sciabola, spada e soprattutto fioretto, saranno 17 gli atleti che tenteranno di bissare, o perfezionare, l’impresa di Londra (sette medaglie, di cui tre ori). Aggiornando quel numero con cui un risoluto Maestro d’Armi, in altri tempi, inaugurò l’eccellenza della scuola schermistica del Bel Paese.

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