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“Esclusa dal Programma Montalcini per un errore macroscopico”. Intervista a Olivia Caramello
Olivia Caramello

In questi giorni si è parlato moltissimo di Ricerca e giovani ricercatori. Conosciamo qual è la difficile situazione italiana e le conseguenze che comporta. E se ne è parlato per via della vicenda di Vincenzo Dimonte, ricercatore in campo matematico che, pur risultato tra i vincitori del Programma Ministeriale Rita Levi Montalcini per il rientro in Italia di alcune brillanti menti italiane che si erano trasferite all'estero, si è visto rifiutare dal Politecnico di Torino.

Oggi torno a parlare del Programma Montalcini per dare questa volta la parola a Olivia Caramello, altra brillante ricercatrice italiana tuttora operante all'estero, che ha partecipato al Programma, risultandone tuttavia esclusa. Olivia contesta, però, i risultati e la graduatoria, invocando l'intervento del Ministro che elimini un “errore macroscopico”.

 

Olivia, parlaci del tuo percorso e di cosa ti occupi.

Mi sono laureata in Matematica a Torino nel 2006; ho poi intrapreso un dottorato all’Università di Cambridge grazie a una borsa del Trinity College, a seguito del quale ho ricoperto degli incarichi di ricerca prima al Centro De Giorgi della Scuola Normale Superiore di Pisa, poi nuovamente a Cambridge per tre anni, all’Istituto Max Planck di Bonn e infine all’IHES (Istituto di alti studi scientifici) e all’Università di Parigi 7 dove lavoro attualmente. La mia ricerca consiste nello sviluppo di metodologie interdisciplinari che permettono di “unificare” teorie matematiche differenti tra di loro, nel senso di identificare gli aspetti essenziali che esse hanno in comune (a dispetto del fatto che possano apparire completamente diverse e appartenere a settori distinti della matematica) e permettere un efficace trasferimento di conoscenze da una teoria all’altra. Questa teoria dei “ponti” unificanti, che ho elaborato a partire dal mio dottorato, è già stata applicata in diversi contesti e ha permesso di rivelare collegamenti sorprendenti tra nozioni e risultati appartenenti a diversi settori della matematica; ci sono anche collegamenti naturali con la fisica, l’informatica e l’economia.

Abbiamo accennato al Programma Ministeriale Rita Levi Montalcini. Ci vuoi spiegare di cosa si tratta?

Si tratta di un programma di “rientro cervelli” finanziato dal Ministero che permette a un numero ristretto di ricercatori (24), selezionati tra tutte le discipline universitarie, di rientrare in Italia con un contratto di 3 anni al termine del quale il ricercatore potrà essere inquadrato nel ruolo di professore di seconda fascia se avrà conseguito l’abilitazione a tali funzioni entro la fine del contratto e se l’università lo vorrà.

A settembre 2015 sono usciti gli esiti e tu sei risultata la prima esclusa tra i matematici e la quinta tra le riserve della tua macro-area. Tu, però, contesti questi risultati. Come mai?

Dalla presa di visione degli atti del concorso è risultato che uno dei tre referee anonimi chiamati dal Comitato di Selezione a valutare la mia domanda commise un errore macroscopico dichiarando che “l’unico problema riscontrato” fosse “la mancanza di articoli su rivista negli ultimi due anni”. Ora, in quello stesso periodo risultavano ben 6 miei articoli, di cui 3 già pubblicati e 3 accettati per la pubblicazione (e uno di questi era addirittura allegato alla mia domanda!). Sulla base di questa errata constatazione, il referee attribuì la valutazione “B” ai miei “curriculum e pubblicazioni”, togliendomi di conseguenza 10 punti; come ho spiegato più in dettaglio nel mio post sul mio profilo Google+, l’errore non fu corretto dal Comitato - che si limitò a stilare la graduatoria della mia macro-area esclusivamente sulla base dei punteggi attribuiti dai referee - e questo causò la mia esclusione dal Programma. Dall’esame degli atti del concorso è infatti emerso che se tale errore non fosse stato commesso sarei stata inclusa nella graduatoria dei vincitori.

Come ti sei mossa di conseguenza? Com'è la tua situazione attualmente?

Segnalai immediatamente l’errore e chiesi la rettifica con conseguente reintegrazione dei punti. La risposta del MIUR si fece attendere per diverse settimane. Infine ricevetti una lettera molto sintetica nella quale si comunicava che il Comitato di Selezione, chiamato a riesaminare il mio caso, riteneva che, nonostante la frase in cui citavo l’errore, si poteva evincere che “le pubblicazioni non hanno influenzato il giudizio”. Questa difesa mi è parsa insostenibile in quanto è stato il referee stesso ad ammettere che l’unico problema riscontrato fosse la mancanza di pubblicazioni negli ultimi due anni. Il Comitato inoltre ribadiva di voler riconfermare il punteggio anche in comparazione con gli altri candidati dell’area matematica risultati vincitori, senza peraltro fornire alcuna motivazione scientifica (d’altra parte il Comitato non comprendeva al suo interno alcun matematico o fisico, quindi come avrebbe potuto entrare nel merito del mio progetto?). Alla luce del fatto che i “curriculum e pubblicazioni” di due di questi candidati risultavano nettamente inferiori ai miei (secondo gli standard internazionali di valutazione accademica), il comportamento del Comitato, avallato dal MIUR, mi è apparso viziato da una mancanza di uniformità di trattamento e da una superficialità nelle valutazioni contraria alle regole del bando stesso. Mi sono quindi trovata costretta a presentare ricorso.

Vuoi lanciare un messaggio alle autorità preposte e, in particolare, al Ministro Giannini?

Sì, sarei lieta che il Ministro si occupasse di valutare le mie istanze senza riferirsi allo stesso Comitato che si è reso responsabile delle mancanze da me segnalate. Più in generale, mi auguro che si attivi per introdurre migliori presidi affinché situazioni di questo tipo non si ripetano.

Olivia, perché desidereresti tornare in Italia?

Il mio sogno sarebbe quello di costituire un gruppo di ricerca sulla mia materia in un ateneo italiano; ricevo continuamente richieste da studenti e giovani ricercatori che vorrebbero lavorare con me e sono costretta a dirottarli verso università estere. Ho diversi collaboratori italiani e sono convinta che in Italia ci sarebbero tutte le condizioni per creare un gruppo di livello internazionale sui miei temi di ricerca. La mia esperienza di un anno alla Scuola Normale Superiore di Pisa è stata particolarmente illuminante in tal senso: ebbi l’opportunità di organizzare un mini-corso introduttivo alle mie ricerche che ebbe un successo inaspettato e stimolò molti scambi proficui con normalisti e giovani da diverse università italiane.

Passando ora alla situazione della Ricerca in Italia in generale, ho letto che vuoi manifestare la tua solidarietà a Roberta D'Alessandro, la ricercatrice che ha preso una netta posizione sulla meritocrazia in Italia. Qual è la tua posizione al riguardo?

Sentendomi io stessa vittima di un’ingiustizia da parte del Ministero, non posso che essere sensibile alle istanze che la D’Alessandro ha sollevato riguardo alle situazioni di mancata meritocrazia di cui ha fatto esperienza e che le hanno impedito di lavorare in Italia.

E per quanto riguarda la situazione della Ricerca e dei tuoi giovani colleghi? Concordi che spesso la cosiddetta “fuga di cervelli” è l'unica via percorribile?

Purtroppo sì; conoscendo la situazione del mio settore da vicino, posso dire che mancano i fondi per poter garantire anche solo ai ricercatori di comprovata eccellenza di poter lavorare nel Paese. Per quanto passare un periodo della propria vita all’estero sia un’esperienza che consiglierei a chiunque anche solo allo scopo di allargare le proprie vedute, arricchirsi culturalmente e comprendere meglio anche le specificità e le ricchezze del nostro Paese, questo dovrebbe essere una scelta e non una necessità.

Per concludere, pensi che la situazione generale possa in qualche modo cambiare? Come bisognerebbe muoversi?

Penso che la strada per il cambiamento passi necessariamente attraverso la promozione di un maggiore senso di responsabilità da parte sia degli individui che delle istituzioni. Molti problemi potrebbero essere evitati semplicemente effettuando adeguati controlli e valutazioni rigorose.

 

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di “AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi” e di “Penombra”, edito da Eretica Edizioni. Collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate.

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

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